ULTRAZOOM
ULTRAZOOM
Psicoterapeuta, pescatore di tonnetti, affida a Bacci Pagano, investigatore con trascorsi complicati, le sue storie. Da "Rossoamaro" a "Colpi di coda" Il cinema lo ha già inghiottito dentro la sua pancia di vacca. Sarà fiction. Come Montalbano. Lui è Bacci Pagano, il detective dei caruggi di Genova, viottoli stretti in cui l'umidità è obbligatoria come il mare. L'autore è invece Bruno Morchio, psicoterapeuta genovese, che una sera - tanti anni fa ma nemmeno troppi -, dopo cena, si ritrova in cucina con un pensiero ficcato in testa: scrivere un romanzo poliziesco, un noir per la precisione. "Maccaia" (che subito non riuscirà a trovare un editore) è del 1999, a cui seguirà "La crêuza degli ulivi - Le donne di Bacci Pagano". Poi "Bacci Pagano. Una storia da Carruggi", scritti tutti per una piccola casa editrice genovese, la Fratelli Frilli editore, che sboccia nel 2000. La prima tiratura di Bacci Pagano è di mille copie che vanno a ruba. Di lì a poco, Morchio, grazie ad un passaparola massiccio, passa alla Garzanti per cui pubblica "Con la morte non si tratta" nel 2006, "Le cose che non ti ho detto" l'anno dopo, ed ancora "Rossoamaro", "Colpi di coda". Ma non dimentica la Frilli per cui nel 2011 pubblica ancora, ad esempio, Bacci Pagano cerca giustizia, una serie di racconti dove rivela una consistente maturità. Il suo investigatore ama Mozart e le donne, va in giro senza mutande, è un fanatico del Lagavulin, il whisky torbato per eccellenza che sa di catrame e iodio, ama il mare e gira in vespa per Genova dove il centro storico è quasi una seconda pelle geografica in cui muoversi come dentro il salotto di casa. Bacci Pagano - che ha un passato in carcere ed è laureato in lettere - possiede un senso molto ironico e filosofico della vita ed una profonda sete di giustizia. Le sue storie sono inconfondibili. Quando Bacci ha risolto il problema, lascia sempre il destino nelle mani dei suoi clienti secondo una massima imperativa: fai quel che devi, succeda quel che vuole. Perché un conto è manipolare certi eventi e alcune situazioni, un altro è lasciare che la vita - poi - vada avanti da sè E scelga lei le mosse migliori da fare ad un certo punto. Bruno, lasceresti mai Genova per andare a vivere in un'altra città? "Sinceramente no. Ti confesso che mi piacerebbe trascorrere qualche mese a Parigi, o New York. Oppure a Siena. Ma Genova non la lascerei". Dove va Bruno Morchio quando è triste? "In barca, sulla mia lancia (un marino NdR), lunga 5 mt. E con un motore da cinquanta cavalli. Me ne vado in mezzo al mare. Pesco alla traina di superficie. Sono un pescatore specializzato in tonnetti e lampughe. Anche cavalle". E quando è felice? "La felicità va condivisa. Vado a prendere un aperitivo oppure a cena con gli amici o con delle amiche. Mi piacciono le trattorie tipo Ombre Rosse in Vico degli Indoratori dove puoi sentirti a tuo agio, senza tante formalità". Quali sono i momenti più belli di una città come Genova? "Sono i suoi tramonti estivi. Genova ha un sole che non fa sconti a nessuno. E soltanto d'estate lo puoi assaporare fino all'ultimo battito di cuore della giornata. Io, poi, sono un amante forsennato dell'estate. La considero il mio migliore status esistenziale, tutto sommato. Dovete conoscere un aspetto dell' uomo Bruno Morchio. Gli piace la compagnia in modo quasi "affettivo". L'estate è una culla amniotica per uno come Morchio a cui piace da matti fare l'alba e parlare di ciò che la vita escogita per ognuno di noi. E' uno scrittore che piace molto alle persone non soltanto perché ha inventato un personaggio che non incuterebbe soggezione ad incontrarlo. Ma gli ha iniettato dentro tutte le sue pulsioni più umane e più distruttive, anche. Lo ha usato come una cartina di tornasole per liberarsi di quanto avrebbe reso più dannata la sua vita". Come sarebbe stata la tua vita se non ci fosse stato Bacci? "Sarebbe stata molto più complicata. Io sono un uomo pericoloso. Mi piacciono le derive in maniera inconscia. La mia vita è già una perenne fibrillazione. Diciamo che Bacci mi è servito da salvagente. Su di lui ho scaricato certi impulsi che sono riuscito in qualche modo a sublimare. D'altro canto Bacci è apparso nella mia vita durante un momento di passaggio. Ero alla seconda analisi e sentivo molto forte il bisogno fare qualcosa di nuovo. Bacci Pagano è un po' il mio Dorian Gray su carta. Solo che invecchia anche lui con me e certe ferite ce le rimpalliamo a vicenda”. Mi dici se a Genova esiste un luogo segreto in cui porteresti soltanto le persone a cui vuoi bene davvero? Una località che non hai mai svelato a nessuno e di cui ti senti geloso, come se fosse soltanto tua? (Esita un momento prima di rispondere, ma poi capisco perché). "Non vorrei apparire banale. Il Tempio Cinerario a Staglieno (il cimitero di Genova) dove sono sepolti i miei genitori. Si sono fatti cremare. Mia madre deve sopportare per l'eternità ciò che mio padre le aveva già propinato in vita: la musica classica. Lì la suonano tutto il giorno". La musica è anche sinonimo di malinconia, soprattutto quella classica, per sfoderare un luogo comune e decisamente sdrucito. Anche tu, a volte, sei un uomo un poco malinconico, quasi autunnale. E' per questo che hai portato Bacci sul lago nell'ultimo libro Bacci Pagano cerca giustizia? Non ti è sembrata una forzatura per un personaggio così legato al mare in modo quasi simbiotico? "Ho vissuto fino alla prima elementare vicino a Brescia, sul Lago di Garda, che poi ho continuato a frequentare con la mia famiglia fino ai quindici anni d'estate, alternandolo alla Val Canonica. Mi è sembrato in questo modo - trasportando anche Bacci sul lago - di fargli un torto piccolo. Sapevo che mi avrebbe capito, insomma". Ma Bacci è un parto spontaneo di Bruno Morchio oppure ha qualche progenitore ufficiale? "Bacci - l'ho detto prima - resta il mio uomo con cui vivere in uno stato permanente di transfert emotivo. Forse è un figlio del mio inconscio personale. Però è anche figlio diretto di alcune mie suggestioni letterarie dalle quali non mi sono mai distaccato. Il Philip Marlowe di Raymond Chandler, Pepe Carvalho di Montalban, Fabio Montale di Izzo e il Duca Lamberti di Giorgio Scerbanenco la cui attualità - benchè sia stato scritto tra il 1967 ed il 1969 - mi sorprende ancora". Ultimamente sei stato a Pechino dove hai incontrato lo staff dell'Istituto Italiano di Cultura. Cosa ti è rimasto appiccicato addosso? "La gentilezza calda che ho avvertito lì. Sia da parte dei cinesi che degli italiani". Vi avevo avvertito. Bruno Morchio è un sentimentale che non ha bisogno della coperta infinita del mare per dire: vai via, malinconia. "Mi piacerebbe trascorrere qualche tempo a New York, Parigi oppure a Siena Ma non lascerei per nessun motivo la mia città" Intervista di Alberto Pezzini Morchio, Genova nella pelle e le parole per dirlo Bruno Morchio nella sua Genova fotografato da Gianni Ansaldi PA G IN A Speciale Libri ATuper Tu Giovedì 1 dicembre 2011 21
Moltissimi i testi della narrativa mondiale dedicati a questi quindici giorni di festività. Titoli che comunque vanno gustati in tutto il periodo dell'anno come dei piatti prelibati John Updike ha scritto un libro sul Natale ("I dodici incubi del Natale" con Gorey Edward). Dopo questa rivelazione - tale solo per chi non ne era al corrente - siamo tutti autorizzati a pensare che se l'ha scritto lui, iconoclasta autore di "Coppie" e "Corri, coniglio", allora un testo sul Natale può averlo scritto chiunque. E infatti è così. Tralasciando Dickens, che alla festività più celebrata del mondo ha dedicato ben cinque romanzi, tutti bellissimi, "I libri di Natale" appunto (tra i quali il più famoso è "Il Canto di Natale"), si scopre con un certo stupore che già Tolstoj aveva scritto una novella a tema, "Il Natale di Martin" in cui il protagonista, proprio nel giorno di Natale incontra Gesù nelle sembianze di persone diverse, senza saperlo, e ritrova la speranza e la fede che aveva perso a causa di dolori e lutti. Anche Dostoevskij si è cimentato col Natale, ben tre volte almeno, con i racconti "Il bambino e l'albero di Natale di Gesù" e "L'albero di Natale e lo sposalizio" (pubblicati tempo fa da Mursia in un unico volume), e poi in un testo della raccolta "Memorie da una casa morta", intitolato "Le feste di Natale" struggente - ove lo scrittore, che aveva provato il trauma di una condanna a morte e la reclusione a 28 anni per aver aderito a un circolo di intellettuali socialisti, narra l'impatto delle festività nella vita quotidiana in un carcere russo quando "i giorni delle feste si appiccicano alla memoria dei detenuti come indelebile ricordo". "Il bambino e l'albero di Natale di Gesù" si trova anche in una raccolta Einaudi dell' anno scorso - ogni anno l'editore propone un'antologia di testi a tema natalizio, selezionate in base al genere d'appartenenza, allo spirito della festa, o a un particolare aspetto narrato - "Notte di Natale. Quindici storie sotto l'albero, quindici racconti classici", narrazioni diverse per epoca e stile: ci sono dei classici veri, come "Le avventure della notte di san Silvestro" di E.T.A. Hoffmann, "L'abete" di Hans Christian Andersen, "La notte prima di Natale" di Nikolaj Gogol', oltre al già citato Dickens; altri testi risultano meno tipici e godono di minor fama, come "La sorte di Frank M'Kenna" di William Butler Yeats. Parlando di racconti natalizi atipici, nel 2005 sempre Einaudi ha pubblicato la raccolta "Racconti di Natale", raccogliendo testi di genere vario, dal rosa al giallo, all'umoristico e mettendo insieme il "Vangelo secondo Luca" e il "Vangelo dello Pseudo-Matteo", "Il dono dei magi" di O. Henry e "I re magi" di Giovanni da Hildesheim, "Un lieto Natale" di Louise May Alcott e "La pasqua di Natale" di Collodi. E poi ancora: Nabokov, Dylan Thomas, Ray Bradbury, Emilio De Marchi, Buzzati, Guy de Maupassant, David Sedaris. Anche Marcos y Marcos qualche anno fa ha raccolto 14 racconti a tema natalizio nell'antologia: "Il quarto Re Magio". Tra i diversi testi - di Cristiano Cavina, Pasolini, Tondelli, Arthur C. Clarke spicca "Tutti i giorni Natale" di Heinrich Böll, in origine contenuto nella raccolta "Racconti umoristici e satirici". E' un racconto sul dramma che irrompe in una famiglia al momento di mettere via il Natale fino al successivo dicembre: la zia Milla comincia a urlare, un grido a cui nessuno riesce a porre fine, finché allo zio Franz, suo marito, non viene un lampo di genio e con gran fatica trova un abete da addobbare. E allora ricomincia il Natale: tutte le sere per non farla urlare, la famiglia e il prete si riuniscono e fingono che sia la Vigilia di Natale. Passano i mesi, gli anni: uno a uno gli ospiti cominciano a defilarsi, pagano persino degli attori perché recitino la loro parte alla festa, arrivano a farsi sostituire da statue di cera. E la zia vive felice nel suo perenne Natale, mentre intorno a lei la famiglia si disgrega e molte cose cambiano. Il Natale era la cosa che più amava, la guerra gliel'aveva tolto insieme al resto per molto tempo, e una volta tornata alla vita di tutti i giorni non voleva rinunciarci ancora. Come darle torto? Se però non amate questa festa come la zia Milla, e non sapete che farvene della poesia di "Per amore solo per amore" di Pasquale Festa Campanile, dell'azione concitata de "Le avventure di John Nicholson. Una storia di Natale" di Robert L. Stevenson, della tenerezza de "Il segreto di Natale" di Pearl S Buck e dell'umorismo della più classica delle storie di Natale, "Una storia di Natale non finita" di O. Henry, e se non vi interessa un Natale in giallo con "Il Natale di Poirot", di Agata Christie o il "Natale all'87mo distretto" di Ed McBain, prima di defilarvi nella "Fuga dal Natale" di John Grisham, ricordatevi che un libro sul tema l'ha scritto persino John Updike: quindi c'è davvero un Natale per tutti. Parlando di racconti natalizi atipici, nel 2005 sempre Einaudi ha pubblicato la raccolta "Racconti di Natale", raccogliendo testi di genere vario, dal rosa al giallo, all'umoristico "Un sogno di Natale e come si avverò", racconto della Alcott Dai grandi autori russi alla bibliografia a stelle e strisce e quella tutta europea C'è solo l'imbarazzo della scelta "Il Natale dei Magi" (AA.VV., Einaudi, a cura di L. Scarlini) raccoglie testi, leggende, dati storici che attestano l'origine e l'esistenza dei Magi Che Natale sarebbe senza i Magi? Non solo introducono un elemento materialista in una festa tutta spirituale - portando doni al Bambino - ma soprattutto sono tra le figure più affascinanti di tutta la storia antica, e anche tra le poche comuni a tutto il mondo cristiano d'occidente e d'oriente. Il volume "Il Natale dei Magi" (AA.VV., Einaudi, a cura di L. Scarlini) raccoglie testi, leggende, dati storici che attestano l'origine e l'esistenza dei Magi. Non solo: analizza l'iconografia che li riguarda dal Zoroastrismo al Novecento, passando dai Vangeli apocrifi alle poesie e ai racconti di autori famosi, tra cui Jacopone da Todi, Goethe, Gabriele D'Annunzio, Anatole France, William Butler Yeats, Edzard Schaper, Arthur C. Clarke. Misterioso e generoso quanto un Magio è l'anonimo benefattore che ne "Il dono. Storia dimenticata di un miracolo americano" di Ted Gup (Ed.Il saggiatore, trad. it. C. Liuzzi; D. Parisi) offre alle famiglie bisognose di Canton, nell'Ohio, dieci dollari in cambio di una lettera in cui raccontino le loro sventure. Il giorno è il 7 dicembre del 1933, l'America è schiacciata dalla Grande Depressione, cosicché la posta viene presa d'assalto e tutti ricevono i loro dollari riuscendo a sopravvivere e a riprendere a sperare nel futuro. Il benefattore resterà anonimo per settantacinque anni finché suo nipote non scopre tutto rovistando in vecchi bauli e ricostruisce la vicenda per poi raccontarla in un libro, "Il dono" appunto, che, narrando una commovente saga familiare, restituisce il sapore di un'epoca. Per chi non ama il Natale in bianco, diverse offerte consentono di tingere le festività con altri colori: giallo e nero su tutti. Quest'anno il delitto è servito da Marcos y Marcos con "Commesse di Treviso" di Fulvio Ervas, già pubblicato nel 2006 e ora ristampato in paperback. In una Treviso illuminata a festa, l'investigatore Stucky si trova implicato in un caso di molestie a delle commesse, che si tramuta presto in un'indagine per omicidio, tutto nei giorni dell'Avvento. Il libro, che vola via veloce, si inserisce nel nuovo filone degli eco-noir, libri di genere legati ai crimini ambientali, perché in parallelo alla storia delle commesse si dipana anche quella di Max Pierini, gestore della discarica provinciale, monologante nel corso delle proprie sedute di psicanalisi - e in apparenza privo di connessioni col delitto. Ma alla fine salterà fuori, come da tradizione poliziesca, il legame tra il fattaccio e questo re senza corona di un territorio devastato e sommerso dai rifiuti. Ma c'è anche "Natale in giallo" di Sellerio, raccolta di sette racconti - scritti da giallisti del calibro di Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Ben Pastor, Francesco Recami - ciascuno impegnato a immaginare cosa succede a Natale agli investigatori protagonisti delle loro storie: perché il Natale, quando arriva, arriva per tutti. Però, che Natale sarebbe senza il dolce? A pensarci sono gli Oscar Mondatori che ripubblicano "Il caso del dolce di Natale e altre storie" di Agata Christie , una raccolta di sei racconti polizieschi con protagonisti l'ineffabile Poirot e l'arzilla Miss Murple, che l'autrice ha pensato come sei pietanze di un pranzo luculliano e molto movimentato. Mavaldi, Ervas, Pastor tra suspense e mistero. E si ripropone Agatha Christie, la regina Quando White Christmas si tinge di giallo Dal Zoroastrismo al Novecento, passando dai Vangeli apocrifi alle poesie e ai racconti di autori famosi E poi arrivano i regali dei Re Magi I Classici sotto l'albero “Natale non è Natale senza regali", si lamenta Jo all'inizio di "Piccole donne", e qualche anno dopo, dalle pagine di "Un sogno di Natale e come si avverò" - racconto a tema natalizio di Louise May Alcott - le fa eco la piccola Effie: "Sono così stufa del Natale che vorrei non esistesse più!". Mai tradotte in Italia - e con un inedito assoluto ritrovato poco tempo fa - le storie di Natale di Alcott escono per Mattioli1885 (trad. it. Nicola Manuppelli, Postfazione di Elizatbeth McKenzie). Il volume prende il titolo dal primo dei racconti, quello dedicato ad Effie e narra coma avviene che ella torni ad amare la festa più attesa dai bambini. Tre novelle deliziose, piene di bei sentimenti, calore, affetto, incentrate sul recupero di valori condivisi: il Natale è la festa di chi si ama e tutto può essere superato con una dose d'amore e una tazza di tè caldo. Ancora un inedito per il nostro Paese è la raccolta "Natale tutti i giorni" (Mattioli1885, trad. it. Franca Brea) di William Dean Howells, fondatore del realismo americano. Immaginando un papà che inventa storie natalizie per i figli (le quali iniziano sempre da un maialino che però nessuno dei bimbi vuole per protagonista) l'autore scrive racconti pieni di fantasia e spesso surreali ("Tacchini che invertono i ruoli"), talora poco ortodossi: si legga "Il trenino e il Pacific Express" in cui l'unico legame col Natale è che il trenino parte e arriva il 25 dicembre. Certo, a volte la morale risulta un po' puritana: come in "Natale tutti i giorni", dove una bambina desidera che sia Natale tutto l'anno, con conseguenze disastrose. IN USA Celebre autore di “Colazione da Tiffany” Capote lo racconta così Per la prima volta in Italia con le bellissime illustrazioni di Beth Peck, esce per Donzelli "Ricordo di Natale" (trad. it. Maurizio Bartocci, pp.59, € 14) di Truman Capote, bellissimo racconto autobiografico sull'amicizia che non ha confini tra il piccolo Buddy, abbandonato dai genitori, e Sook, un'anziana cugina, e la vita e la morte che invece di limiti ne impongono parecchi. Un Natale pieno di fantasia quello del piccolo Carlo, protagonista de "I nasi di Natale", bellissimo libro illustrato (Aisara Edizioni, Daniele Serra, Sebastiano Ruiz Mignone, pp. 32, 14 €), pieno di dolci, feste proibite e ombre che diventano nasi e consolano del panettone mancato. RosariaMalta I narratori dellanottemagica La cover di “Commesse di Treviso” di Ervas & Ervas Curiosità William Dean Howells e Louise May Alcott Gli inediti da sogno PA G IN A Speciale Libri Classici Giovedì 1 dicembre 2011 7
Le vendite in libreria nel primo semestre 2011 rivelano poche sorprese rispetto all' anno precedente. Il trend, sulla base della nazionalità, vede gli autori italiani più acquistati rispetto agli stranieri; mentre - in riferimento ai generi pubblicati - politica, religione e cucina conquistano i lettori del Bel Paese più della narrativa. Particolarmente vasta è l'offerta globale di saggistica di questa fine 2011, e se la classifica dei libri più venduti continua a premiare la biografia di Steve Jobs di Walter Isaacson (trad. it. P Canton; L. Serra, L.Vanni, Mondadori), più interessante è spulciare i cataloghi degli editori in cerca di testi che forse non diventeranno hits, ma offrono ore di lettura piacevole e interessante. Né romanzo, né saggio è La stanza di Rodinsky (trad. it. Marco Rossari, Rachel Lichtenstein, Iain Sinclair, ed.Nutrimenti), il resoconto a due voci di un'avvincente indagine sulla sorte di David Rodisnsky. Questi non è stato più visto dal 1969, e tuttavia della sua sparizione ci si è accorti solo undici anni dopo, quando è stata aperta per caso la stanza dove viveva al 19 di Princelet Street sopra una sinagoga ormai in disuso. Una vera leggenda metropolitana, che sopravvive nelle storie narrate dagli oggetti raccolti nella stanza, che i due autori del libro hanno saputo cogliere e riproporre. E di scomparsi parlano in qualche modo anche due libri appena usciti, entrambi legati alla storia dei lager nazisti. In Auschwitz. Ero il numero 220543 di Denis Avey scritto con il giornalista della BBC Rob Broomby (trad. it. E.Cantoni, Newton Compton) - dopo sessant'anni viene raccontata l'incredibile storia del soldato inglese Avey, catturato dai tedeschi mentre combatteva in Nord Africa e spedito in un campo di lavoro per prigionieri vicino ad Auschwitz, che un giorno decide di scambiare la propria uniforme con uno degli internati e volontariamente si condanna all'incubo del campo di sterminio, sperando di poter raccontare un giorno cosa ha visto. Per Donzelli è uscito invece Il veterano - Undici anni nei campi di concentramento (1934-1945), (trad. it. di Dadid Scaffei) con la prefazione di Alessandro Portelli: si tratta del diario, pubblicato postumo, della prigionia subita dal commerciante svizzero Carl Schrade, internato nei campi di concentramento tedeschi dal 1934 al 1945. Di argomento del tutto diverso è invece Noi siamo il nostro cervello. Come pensiamo, soffriamo e amiamo del neurologo olandese Dick Swaab - un volume dedicato ai meccanismi e alla struttura del cervello (appena pubblicato da Elliott Edizioni) che rivelando minuziosamente, ma senza annoiare, i complicati processi cerebrali che presiedono non solo alle attività fisiologiche dell'organismo, ma anche ai comuni gesti quotidiani e alle sensazioni che proviamo, arriva a identificare l'essenza di ciascun essere umano con il suo cervello: religione, attitudini sessuali, temperamento, abilità e talenti, tutto è già scritto nei neuroni sin dalla nascita. Meno discorsivo, anche perché più datato, è Storia del pensiero biologico. Diversità, evoluzione, eredità di Mayr Ernst, appena ripubblicato da Bollati e Boringhieri (trad. it. P. Corsi). Ormai un classico della letteratura scientifica: è il libro che per primo ha raccontato la storia della biologia a partire dalla prospettiva evoluzionista. S.M. Sempre di più i volumi che riaffrontano le ferite del passato come quella della Shoah. Su questo argomento nuove ed importanti riflessioni Il trend, sulla base della nazionalità, vede gli autori italiani più acquistati rispetto agli stranieri Diari, biografie, testimonianze fatte di parole che diventano, a volte, l'ultimo scopo Viaggio nella vita degli uomini Tra passato, presente e futuro PA G IN A Speciale Libri Saggistica Giovedì 1 dicembre 2011 15
Quando mi hanno chiesto di parlare dei libri di terra che ho amato negli ultimi tempi, ho pensato che avrei dovuto spiegare almeno a me stesso cosa intendevo per libri di terra e di mare. L'avevo chiaro, certamente, ma non sarei riuscito a dirlo, o sì, forse bastava dire ancora una volta che era solo una questione di orizzontalità e verticalità. Il primo libro di cui parlerò, malgrado il titolo - non perché non sia un buon titolo, anzi - dà un' idea di verticalità totale. E' un libro che racconta ogni Liguria del Far West: un oggetto narrativo capace di muoversi a ogni quota. Dal mare di Giuseppe Conte, alla Bordighera di Guido Seborga, e poi su per gli affasciati di Elio Lanteri, e per quelli di Francesco Biamonti e attraverso la Pigna di Italo Calvino e i torrenti popolati da anguille gigantesche di Nico Orengo, fino a profumarsi nella lavanda di Riccardo Giordano. Il mare in salita, (Contromano, Laterza 2011, ) l'ha scritto Rosella Postorino. E non poteva che essere costruito così, scientificamente, come una foresta di multipiani, che l'autrice prova a scalare senza perdere di vista l'orizzonte del contraltare luminoso che è il mare. Il secondo è un saggio. Romanzo mondo (il Mulino, 2011). L'autore è Vittorio Coletti e affronta aspetti molto interessanti della de-nazionalizzazione del romanzo. Ossia quella specie di sfascio del recinto, dovuto naturalmente alla globalizzazione, che ci offre il romanzo mondo come un prodotto di consumo mondiale, ma non per questo come letteratura di consumo. Un romanzo epico e che sa di terra è Se la fortuna è nostra, (Rizzoli, 2011 ) di Aurelio Picca. E' un testo che racconta una regione che guarda il Tirreno e i monti Lepini, un mondo dove essere proprietari significa prima di tutto essere uomini liberi. Ma non solo, Se la fortuna è nostra è un romanzo che racconta l'onore e le promesse, il sangue e la scoperta del tempio della memoria. Torniamo poi ai saggi. La cambiale dei Mille, (Interlinea 2011) l'ha scritto Massimo Novelli. Finalmente un libro che racconta il Risorgimento di chi ha fatto l'Italia ma l'ha perduta. Novelli narra le grandi figure sconosciute, o dimenticate, sepolte nel loro esilio, gli abbandonati dalla Storia in un mare di libri che ultimamente fanno solo a gara a mostrarci i vincitori. Lascio per ultima una geniale antologia di immagini e scrittura. Un libro di grande raffinatezza, che si legge come un viaggio. In Racconti con figure (Sellerio 2011) di Antonio Tabucchi, si va dalle Fiamme di Davide Benati, al Lontano di Pizzi Cannella, tanto per citare due dei grandi nomi di artisti, visti attraverso l'emozionante filo spinato della scrittura di uno dei maggiori scrittori europei. "Ma la gente di mare non è una gente facile alle trabocchevoli gioie, anche se a volte il mare con la sua salsedine inebrii come un mostro. Nel mare vi è per loro sempre celato il senso della morte e dell'incomprensibile infinito a dare malinconia". Così Giovanni Comisso in Il porto dell'amore (ed.Longanesi), un volume apparso nel 1924 col titolo "Al vento dell'Adriatico": fu il suo primo libro in prosa nato direttamente dall'esperienza inebriante di Fiume, dove i Legionari di Gabriele d'Annunzio avevano tentato di edificare un nuovo mondo sbriciolatosi sotto i colpi dei cannoni regii e di una polvere "ravvivante" altrettanto micidiale. Il mare del Carso, trasparente e ghiacciato, avrebbe accolto i bagni rigeneranti di Comisso e del suo nuovo fratello Guido Keller ,che spesso ci si tuffava nudo. Sempre per immergersi dentro un mare letterario è provvidenziale il Da Parigi a Gerusalemme (ed Vallecchi), scritto dal giornalista Stelio Solinas che decide di ripercorrere a bordo di uno sloop chiamato Atala l'itinerario già "coperto" da Renè de Chateaubriand e raccontato nell'Itineraire de Paris a Jerusalem nel 1811. Chateaubriand aveva allora quarantatre anni ed era già una specie di esule in patria, stramaledetto dai suoi contemporanei ma genio titanico della letteratura imprigionato dentro un'altezza limitata come quella di Napoleone. Il viaggio di Solinas è forse uno dei più bei libri di mare dell'anno, scritto ed ascoltato da chi - oggi - si rifiuta di usare la posta elettronica. Virando secco, arriviamo a qualcosa di più disinvolto. Amiche in alto mare di Ambra Gaudenzi (ed. Sperling & Kupfer), è la storia di una vacanza in barca di alcune amiche che - ogni anno - per ripulirsi da tutte le fatiche dell'anno (compresi of course i mariti, figli, l'ufficio e quanto altro fa della nostra vita quotidiana una lotta per la sopravvivenza), si regalano un viaggio fatto di mare, sole e vela. Leggero come spuma e divertente. Un libro da leggere per saperne di più sulla vela è invece L'equipaggio invisibile di Andrea Cappai (ed. Nutrimenti), agile volume sulla creazione della vela moderna. Il suo creatore è il progettista inglese Robert Clark, che dal 1935 in poi disegna le barche più belle e veloci della vela da diporto: il Favona vincitore della Fastnet 1953, il Gipsy Moth III di Francis Chichester, il British Steel con cui Chay Blyth compirà "un viaggio impossibile" intorno al mondo. Chiudiamo con un libro che viene lambito dal mare in modo struggente, quasi un canto antico. Il lupo e la luna (ed. Bompiani), ultima fatica di Pierangelo Buttafuoco . Narra di Scipione Cicalazadè, messinese, che diventerà il comandante degli eserciti Ottomani, un predone di ferocia e ricordo. Da leggere per comprendere chi è lo straniero. I consigli di uno scrittore per avventurarsi in un mondo ricco di fascino Rocce, torrenti, foreste e rovi E' qui che sboccia il racconto Da Giovanni Comisso a Pierangelo Buttafuoco una scelta di titoli per approdare Un tuffo nel blu, e nascono pensieri Così narrare diventa dolce navigare E' una ristampa ripubblicata a dodici anni dalla prima edizione. La settima onda (ed.Mursia), scritta da Donatello Bellomo, giornalista professionista con il tarlo del mare, delle vele e delle storie. Per lui, è la storia che trova l' uomo. Sir Wiliam Phips (1651 - 1695), figlio di un armaiolo di Bristol, si trasferisce nelle colonie inglesi del Maine, e riesce ad ottenere la fiducia di due sovrani inglesi, Carlo II Stuart e Giacomo II Stuart che gli concedono di salpare alla ricerca del tesoro rimasto a bordo di un galeone spagnolo sprofondato al largo di Santo Domingo. Si chiamava Nuestra Senora de la Pura y Limpia Concepcion e Phips la troverà. Diventerà ricco e Governatore del Massachussets. Bellomo si imbatte in William Phips nel 1995 in un libro di Claude Riffaud, La grande aventure des hommes sous la mer, edito da Albin. Riffaud lo citava semplicemente come pioniere nell' utilizzo della campana pneumatica nel recupero di tesori sommersi. C'era molto di più, oltre la storia ufficiale. Il recupero di quel relitto prigioniero di una crosta di corallo che"rendeva indistinguibile lo scafo dagli scogli, due navi, un ammutinamento, la prigionia nella Torre di Londra, la liberazione, la collaborazione con l'astronomo Halley,due donne innamorate e decisive in ogni giorno della vita del protagonista". Tutto finisce una mattina di febbraio del 1998 quando Bellomo si ritrova inginocchiato davanti "alla tomba del nostro eroe in un cimitero della periferia londinese. L'avevo trovato, o meglio, lui si era fatto trovare". IL MARE Vincenzo Pardini è autore di parecchi libri, romanzi e raccolte di racconti ambientati nella Garfagnana. E' quello delle vallate nell'entroterra lucchese, il luogo collinare e montano, fatto di prati da sfalcio e paesi e ulivi che Pardini conosce di più. Il rischio è quello di esaurire la miniera: ogni autore che si confronta sempre con lo stesso posto prima o poi corre il pericolo di ripetersi. Non è il caso di Pardini, che quasi fin dall'inizio, come se di questo pericolo ne fosse ben cosciente, ha scelto di raccontare il territorio da un punto di vista animale. Egli ha infatti proposto al lettore una specie di zoo inesauribile, e attraverso le sue bestie - muli, asini, e ogni genere di animale da soma, e volatile: falchi, condor delle Apuane, gufi, pappagalli, piccioni viaggiatori, e animale selvaggio: lupi, orsi, e rettili e pantere scappate dalla gabbia ha raccontato il passaggio dell'uomo attraverso le sue vallate, etruschi e poi romani e poi contadini obbedienti ai signori del Ducato, fino al presente, contadini spinti ad abbandonare le terre e bracconieri sopravissuti alla storia. Questo succede anche nella sua ultima raccolta di racconti, Il viaggio dell'orsa ( Fandango, 2011 ), e ha ragione Carlo Galanti Mazza, che segue da tempo il viaggio dell'Arca di Noè pardiniana, a dire che in un' epoca di narrazioni tese a sbatterci davanti posti esotici e stupefacenti, qualcuno, pazientemente, costruisce la sua rete di condotti sotterranei e a mezz'aria, capace di incollarci al territorio nostrano col vischio delle parole. LA TERRA DaTabucchi aPicca ecco i suggerimenti per approfondire l'argomento sulla terra e le sue caratteristiche LaTerra nella narrativa si associa spesso alla“roba” edè intesa comesenso della proprietà individuale Marino Magliani “Il porto dell'amore” primo libro inprosa nato direttamente dall'esperienza inebriantediFiume “L'equipaggio invisibile” Un espertoci parla intermini semplici della storia della velamoderna e della suaevoluzione Alberto Pezzini “La settima onda” Riprende il largo Vincenzo Pardini e l'Arca di Noé PA G IN A Speciale Libri Pianeta Giovedì 1 dicembre 2011 25
MEDITERRANEO Dal Mare Nostrum un solo grido Il diritto di vivere da persone libere Il "rosa" è entrato in libreria. Ci ha pensato "Leggereditore", del gruppo Fanucci, con un progetto editoriale rivolto al pubblico femminile. Due i titoli per Natale: L'ultima volta che ho visto Parigi di Lynn Sheene è ambientato durante la seconda guerra mondiale. La protagonista è una donna americana dal passato misterioso che arriva in Francia inseguendo l'amore. Troverà un lavoro da commessa in un negozio sugli Champs Elysées, sarà poi costretta a diventare una spia. Mentre Wabi Sabi Love, ovvero l'arte dell'amore imperfetto di Arielle Ford è un manuale di auto-aiuto che, a partire da un'arte giapponese chiamata Wabi Sabi, insegna a guardare ai difetti del proprio partner con un occhio diverso, meno critico e più costruttivo. Le storie di alta qualità, il disegno grafico attraente, il formato maneggevole e i prezzi competitivi rappresentano la forza di questa iniziativa che affronta un grande ventaglio di generi e sottogeneri. Il marchio ha cominciato a produrre recentemente anche il romance italiano con scrittrici apprezzate e conosciute come Mariangela Camocardi, Ornella Albanese e Roberta Ciuffi. Le donne che amano il "rosa" sono state letteralmente allontanate dalle edicole, costrette ad accontentarsi di fattura di qualità scadente e accettare traduzioni censurate. Ora partecipano a numerose, brillanti iniziative. Tra settembre e ottobre scorsi, si è tenuto il primo tour di Lara Adrian, autrice della saga La stirpe di mezzanotte che ha toccato le principali città italiane e si è concluso a Matera al Women Fiction Festival con la presentazione ufficiale del marchio ad un anno dalla sua nascita. Con i dati di mercato che fotografano il sell out al 7 agosto, i due marchi del gruppo Fanucci, registrano un incremento dall' inizio del 2011 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente del 19,9% e del 201% con il progetto Leggereditore "E' un risultato importante - dice Sergio Fanucci, responsabile del gruppo - soprattutto perché avviene in un momento di crisi. Superare editori come Fazi o E/O che hanno successi da milioni di copie con la Meyer o la Barbery, dimostra che un lavoro di progetto coerente e di qualità premia più del best seller e consolida il mio gruppo come secondo editore a Roma, dietro Newton Compton". Il Mediterraneo non è una cartolina, non lo è mai stato. Lo abbiamo visto e lo vediamo con le recenti rivolte in cui la rivendicazione è il diritto alla libertà, alla vita. Testimone d'eccezione è Ala alAswani, giornalista e attivista politico, che racconta i sommovimenti sociali e politici che hanno portato alla caduta del dittatore Mubarak ne La rivoluzione egiziana (ed.Feltrinelli). Moti organizzati e ribellioni in cui le forze politiche di ispirazione islamica hanno giocato un ruolo non trascurabile a livello organizzativo. L'Islam, in ogni caso, merita un approfondimento. Ci viene in soccorso Stefano Allievi, docente di sociologia, che offre una mappatura della diffusione della religione islamica in Europa ne La guerra delle moschee (Marsilio editore). I musulmani, infatti, vivono quotidianamente tra noi. La Chiesa rappresenta invece una minoranza nel Paese delle Piramidi, alla quale non è andato affatto giù il romanzo che i critici hanno paragonato spesso a Il nome della rosa di Umberto Eco. Si tratta di Azazel di Youssef Ziedan (ed. Beat) che racconta le vicissitudini di un monaco, Ipa, che da quando ha incontrato l'affascinante Marta da Aleppo ha cominciato a vivere nell'angoscia. Il nostro cammino lungo le coste nordafricane prosegue attraverso gli spaccati sociali di Marocco e Algeria. Il sole è una donna di Felix de Belloy (ed. Del Vecchio) è la storia di Assiah, una ragazza marocchina incinta che emigra nella città francese di SaintDenis. Lei finirà sulla sedia a rotelle mentre il figlio Mehdi prenderà una brutta strada. Assiah è destinata all'onta e sconta l'assenza di una figura maschile al suo fianco. Così come viene deriso dalla società ipocrita Hassinu, il protagonista di Un pirata piccolo piccolo di Amara Lakhous (ed.e/o). E' un impiegato delle poste senza moglie, nè casa. Ma Hassinu è un bravo musulmano, va alla preghiera, e smaschererà l'ipocrisia dei finti virtuosi: integralisti perversi e stupratori. Là dove le donne sono bersaglio di crimini crudeli, emerge anche la loro capacità di resistere alla guerra. In Libano, negli ultimi giorni della guerra civile, quattro donne sopravvivono in un edificio della capitale libanese. La città è divisa in due dalle barricate ma le protagoniste del romanzo Donne di Bierut di Iman Humaydan Younes (Ed. La Linea) le attraversano con testardaggine mentre l'odio imperversa tra tra drusi, cristiani e musulmani. Un'altra forza, quella delle radici indiane, salva tre generazioni di donne in bilico tra due culture nel romanzo d'esordio ambientato in Sud Africa di Shubnum Khaan La radici altrove (ed. Nova Delphi). E' una stagione di ripensamenti sui problemi del pianeta e le mille incertezze della vita quotidiana La storia siamo noi Mirella D'Ambrosio Il manuale ti fa bella, nel corpo e nella mente. Dawn Mellowship c'insegna a riconoscere ed evitare le sostanze pericolose per la salute nascoste nei cosmetici. Belle senza paura (ed.Terre di Mezzo) è il frutto di anni di ricerche da parte dell'autrice compiuta dopo una grave allergia che le ha fatto perdere un terzo dei capelli. Colpa degli effetti dannosi di alcuni prodotti chimici contenuti in una tinta per capelli. Molte sostanze tossiche presenti nei detersivi, insieme con polveri, acari e muffe sono causa di malattie allergiche e respiratorie nei bambini: ne soffre un alunno su quattro. Aria pulita a scuola di Rita Dalla Rosa (Terre di Mezzo) è una guida utile a snidare i pericoli che si annidano nelle aule scolastiche. Pelle e bimbi sono al sicuro. E il carattere? "Non cambierai mai". Quante volte ce lo hanno detto. Richard Wiseman, invece, assicura che il cambiamento è possibile. Sono appena cinquantanove i secondi rivoluzionari. In Cambiare è possibile? Sì, in soli 59 secondi (Ed.Ponte alle Grazie) lo psicologo inglese promette di cambiare il nostro rapporto con gli altri: bisogna capire su cosa puntare e farlo rapidamente. Se lo conosci, lo eviti è il leitmotiv dei due manuali editi da Newton Compton. Stefania Nascimbeni ci spiega perché conquistare un uomo che fa soffrire è considerata ancora un'impresa avvincente in 101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi. Svelare frottole, inganni e compromessi maggiormente diffusi tra i partner è l'obiettivo di Nadiolinda in 101 bugie che ci raccontiamo in amore e sull'amore. Se ne consiglia la lettura magari per evitare errori o per farsi semplicemente una risata sulle cose della vita. MANUALI & DINTORNI TUTTO ROSA Stagione di riflessione in libreria. I problemi del pianeta entrano nelle pagine in mille modi diversi. Come l'incidente che ha irrimediabilmente segnato Morfeo. Ha otto anni quando una persiana lo colpisce. Era il 24 dicembre del 1955. Poi il risveglio, la cura, gli ospedali. Il protagonista de La traccia dell'angelo di Stefano Benni (ed.Sellerio) diventa scrittore e padre. Ma solo l'incontro con Gadariel, l'Angelo ribelle, donerà a Morfeo ciò che ha sempre cercato. Anche lo scrittore londinese Mr Gwyn è alla ricerca di qualcosa: una nuova prospettiva. Smette di scrivere, così comincia un'avventura che Alessandro Baricco tinge con i colori del mistero. A scoprire le carte sarà una ragazza, l'assistente di Mr. Gwyn (ed.Feltrinelli). Al contrario, va a ritroso il racconto di Erri De Luca nell' intimo pellegrinaggio attraverso i luoghi del passato e dell'anima. I pesci non chiudono gli occhi (ed.Feltrinelli) è il ricordo di una vacanza lontana nel tempo ma non nella memoria. Un uomo torna sulla spiaggia di Ischia cinquant'anni dopo, tra i flashback di quando aveva dieci anni, i giorni in cui l'amore cambia lo spirito ma non ancora il corpo, e la fretta di diventare grandi si fa prepotente. Nell'arco di cinquant'anni si sviluppa anche la storia di Elena e Lila, due bambine nate nella periferia napoletana. La loro amicizia, nutrita da buoni e cattivi sentimenti, svelerà la natura complessa del loro legame, indagato fino in fondo ne L'amica geniale (ed. e/o). La storia resta volutamente incompiuta... Elena Ferrante racconterà il seguito nei prossimi romanzi. Ma l'esplorazione dei sentimenti si arricchisce di un ulteriore, geniale strumento in Ultime notizie dal Sud di Louis Sepulveda (ed. Guanda). Le immagini di Daniel Mordinski, infatti, cristallizzano crudeltà e tenerezza, verità e leggenda: i sentimenti opposti raccolti nel libro sul Sud del mondo che due amici, uno scrittore e un fotografo appunto, hanno progettato a Parigi. I sentimenti di Elisabetta Bucciarelli giocano, invece, sul piano simbolico. Corpi di scarto (ed. Verdenero) è ambientato in una discarica dove, però, tutto è una risorsa. Lo sa bene Jacopo, detto Jac, che vive tra la casa della mamma e i rifiuti: laggiù hanno deciso di vivere alcune esistenze abbandonate in fuga dal "male" che in città sta prendendo il sopravvento. L'autrice, però, ricorda continuamente al lettore e ai suoi personaggi che ce la faranno. Attraverso la rabbia e la speranza. Gli stessi sentimenti che permetterano alla giovane insegnante Emma di farcela ne L'iguana non vuole di Giusy Marchetta (ed. Rizzoli). Ha lasciato Napoli per insegnare latino a Torino, ma dovrà assistere un allievo autistico. Proprio da quel ragazzo imparerà ad opporsi ai ricatti di questo Paese e del mondo della scuola. Non è meno critica l'analisi che fa Giancarlo De Cataldo di trent' anni di storia d'Italia vissuta nei tribunali dove c'è chi lotta e si difende, chi ha sbagliato e viene condannato. In giustizia (ed. Rizzoli) è un volume che racconta come l'equità e il diritto siano una conquista quotidiana. Per la prima volta in italiano finalmente Le anime forti di Jean Giono (Ed.Neri Pozza): la storia di Thérèse che lascia la campagna per trasferisi in città con il fidanzato Firmin. Scoprirà il potere che riesce a esercitare sugli altri grazie al fascino e alla sua "anima forte". La lotta per l'ascesa sociale nelle Francia di fine Ottocento sarà assolutamente meno distruttiva per Thérèse rispetto a quella ingaggiata contro se stesso e le sue frustrazioni dal protagonista di Signorina cuorinfranti di Nathanael West (ed. Minimum Fax). La novella a episodi del classico della letteratura statunitense (1933) svela la vicenda umana e di grande sofferenza di un uomo che si nasconde dietro la firma "Signorina cuorinfranti", seguitissima rubrica di consigli ai lettori di un quotidiano newyorkese. Tutte le risposte e i consigli nei manuali di salute e benessere Cosmetici killer? Eccoli Altre insidie nella scuola Approda in libreria un genere che tiene Così ti recupero il bistrattato “romance” Il sogno di una donna americana in una Parigi magica PA G IN A Speciale Libri Novità Giovedì 1 dicembre 2011 19
Valeria Parrella e il suo nuovo romanzo. Protagonista la direttrice di un teatro sempre in bilico tra scegliere le persone o privilegiare la cultura Valeria Parrella, dopo il successo di due raccolte di racconti e del romanzo "Lo spazio bianco" (Einaudi 2008) - da cui è stato tratto il film di Cristina Comencini, con Margherita Buy protagonista - torna in libreria. Un ritorno molto atteso dalla critica quanto dal pubblico, che vede l'autrice alle prese con una protagonista assai distante da Maria, la giovane insegnante di scuola serale de "Lo spazio bianco", quanto da buona parte delle voci femminili che animano i suoi racconti. Clelia, che è la voce narrante di questo "Lettera di dimissioni", non somiglia nè alla Guappetella del racconto "Dritto dritto negli occhi", con la sua smania di arrampicatrice sociale, né a Maria. Il personaggio che le è più vicino è forse Marina, la gallerista d'arte de "L'amico immaginato", terzo racconto della raccolta "Per Grazia ricevuta" (minimum fax 2005): sono entrambe donne "in carriera", con tutti gli equilibrismi che ciò comporta per far tornare i conti tra lavoro e affetti. Ma diversamente da Marina, Clelia non è madre né si lascia troppo prendere la mano dalle passioni. Non che esse siano assenti dalla sua vita: ella incontra almeno due uomini con cui avrà storie importanti, Gianni e Stefano - il primo compagno degli anni giovanili, l'altro suo mentore nel mondo del teatro, laddove Clelia si farà strada dapprima come regista, poi come direttrice. E, più che gli innamoramenti e le amicizie, il teatro sarà - e resterà - al centro della sua vita. Clelia vive e respira per allestire spettacoli, per produrre arte e bellezza; qualora ciò si trovi in contrasto con il resto della sua esistenza, finanche con gli affetti, la scelta di Clelia tenderà sempre a privilegiarlo su di essi. Lo vediamo concretamente, nel libro, quando lei sceglie di far scadere i contratti di collaborazione di persone alle quali è affezionata, per risparmiare sui costi e produrre nuovi allestimenti teatrali. Eppure Clelia non è mai fino in fondo una donna di potere, e quando si trova a fare scelte che danneggiano altri prova inquietudine, passa notti in bianco, la sua coscienza non ha pace. A Napoli si dice: "E' meglio cumannà che fottere". Eppure la tua protagonista non sembra mai cedere fino in fondo alle sirene del potere: le piace decidere, fare gli spettacoli, godere di prestigio e ammirazione - tutte cose molto umane. Ma il potere per il potere - la tentazione ultima - quello no. Cosa è che la salva, la preserva da questo decadimento integrale? Lei viene da quei genitori, da quel passato, suo padre non fece neppure il concorso a dirigente per architetto nel comune di Pompei tanto non gli importavano le forme piuttosto i contenuti, avere interessi, studiare, passeggiare. Lei si trova invece a poter/dover scegliere della vita di altre persone. Tipo nel licenziamento che poi non è vero e proprio licenziamento ma solo "lasciare fare al tempo", aspettare che dei co.co. co. scadano: è il sistema stesso che le permette di fare cosa in maniera legale che agli occhi della ragione sono crudeli e ingiuste. Questo doppio aspetto è quello in cui si muove Clelia per tutto il romanzo. A Roma, ai tempi del Teatro Centocelle, si pensava che un teatro potesse diventare luogo di identificazione per una comunità, di acculturamento, di testimonianza - Dacia Maraini fece "Centocelle: gli anni del fascismo", c'era il Canzoniere del Lazio che era un laboratorio importante. Insomma: il teatro come avamposto nella barbarie dei tempi. Oggi c'è l'esperienza del Teatro Valle occupato. Queste cose possono essere seme? O si riducono a postazioni fortificate per condurre battaglie di retroguardia? No, no. Servono. servono per non farsi uccidere, oppure per morire lo stesso ma con il volto verso l'assassino. Ovviamente questo ventennio di liberismo sfrenato, e conflitto d'interessi ha reso, rispetto a quando ne parlava Maraini, il tessuto sociale molto più molle e permeabile, per cui oggi già fare per bene il proprio lavoro, o quello che si sa fare meglio, così come recita la nostra Costituzione, già è molto, moltissimo. Non so come dire: io e te occupiamo con i libri, gli attori con il corpo. Ma certo è che la cultura per i governanti oggi si divide nettamente tra essere la foglia di fico delle cattive amministrazioni e la fetta improduttiva del Paese da annientare (al pari della scuola pubblica e del servizio sanitario) A proposito del colloquio tra Clelia e il presidente del TRC, verso la fine del libro, ma anche del momento in cui decide di ridurre da dodici a nove mesi l'anno le collaborazioni di persone che le hanno offerto simpatia e amicizia, si ha la sensazione che sia impossibile conciliare umanità e responsabilità manageriali, e che a mischiare mercato e cultura si finisca per forza male. Credi che sia così davvero? Mercato e cultura. Bello, io sono meridionale, vivo nella Magna Grecia. Quando i coloni arrivavano la prima cosa che facevano era il teatro, e poi facevano il foro, che sarebbe il mercato. Come dire: la civiltà che siamo sta qua e la rappresentiamo con il teatro, ciò che ci farà sopravvivere fisicamente sta qua nel foro. Discorsi separati. Però poi nei periodi di decadenza, romani, per esempio, imperiali, per esempio, c'è un Nerone dittatore - imperatore - che nei teatri pubblici fa le sue opere e sono pure brutte, tanto che Seneca ne è disgustato pur essendo di contro il suo consigliere. Secondo me i manager non dovrebbero esistere. Secondo me un buon laureato in economia che vince un concorso pubblico può occuparsi dell' amministrazione di un teatro come di una soprintendenza e lasciare fare all'artista di teatro o all'archeologo il suo lavoro di dirigenza artistica in piena autonomia e senza intromettersi mai. Certo quell'artista poi dovrebbe avere il buon gusto di non mettere in scena cose sue, e lo Stato dovrebbe garantirgli di vivere anche se gli sbigliettamenti non vanno bene. Siamo nella fantascienza. Vira al grottesco, però è molto bella, la storia del teatro dove ogni giorno le banche vogliono sequestrare questo o quello per rifarsi del credito, e alla fine bisogna impedire che si portino via le poltrone. Quanto c'è di vero? Quanto è esagerazione, drammaturgia, e quanto emergenza culturale? Mi dispiace che viri al grottesco, se grottesco significa ridacchiare della situazione, il mio è un romanzo, come tale ogni avvenimento è trasposto e "formalizzato" però i pignoramenti nei piccoli teatri che non si nutrono di finanziamenti pubblici esistono per davvero. A Napoli per esempio che è una delle città più "drammaturgiche" d'Italia, molti teatri stanno chiudendo, o si tengono aperti con programmazioni quasi volontaristiche e sostentati dagli sbigliettamenti senza poter produrre nulla. Lo storico teatro Trianon che fu diretto da Nino D'Angelo in questo momento è chiuso. "E' il sistema stesso che permette di fare in maniera legale cose che agli occhi della ragione sono crudeli e ingiuste" Intervista di Davide Malesi Quando alle dimissioni ci pensa il tempo Valeria Parrella autrice di “Lo Spazio Bianco” da cui è stato tratto il film di Cristina Comencini Torna in libreria con “Lettera di dimissioni” L'autrice napoletana ispira gran parte della sua opera alla città dove vive Le donne sempre protagoniste nei testi che scrive PA G IN A Speciale Libri Intervista Giovedì 1 dicembre 2011 9
Psicoterapeuta, pescatore di tonnetti, affida a Bacci Pagano, investigatore con trascorsi complicati, le sue storie. Da "Rossoamaro" a "Colpi di coda" Il cinema lo ha già inghiottito dentro la sua pancia di vacca. Sarà fiction. Come Montalbano. Lui è Bacci Pagano, il detective dei caruggi di Genova, viottoli stretti in cui l'umidità è obbligatoria come il mare. L'autore è invece Bruno Morchio, psicoterapeuta genovese, che una sera - tanti anni fa ma nemmeno troppi -, dopo cena, si ritrova in cucina con un pensiero ficcato in testa: scrivere un romanzo poliziesco, un noir per la precisione. "Maccaia" (che subito non riuscirà a trovare un editore) è del 1999, a cui seguirà "La crêuza degli ulivi - Le donne di Bacci Pagano". Poi "Bacci Pagano. Una storia da Carruggi", scritti tutti per una piccola casa editrice genovese, la Fratelli Frilli editore, che sboccia nel 2000. La prima tiratura di Bacci Pagano è di mille copie che vanno a ruba. Di lì a poco, Morchio, grazie ad un passaparola massiccio, passa alla Garzanti per cui pubblica "Con la morte non si tratta" nel 2006, "Le cose che non ti ho detto" l'anno dopo, ed ancora "Rossoamaro", "Colpi di coda". Ma non dimentica la Frilli per cui nel 2011 pubblica ancora, ad esempio, Bacci Pagano cerca giustizia, una serie di racconti dove rivela una consistente maturità. Il suo investigatore ama Mozart e le donne, va in giro senza mutande, è un fanatico del Lagavulin, il whisky torbato per eccellenza che sa di catrame e iodio, ama il mare e gira in vespa per Genova dove il centro storico è quasi una seconda pelle geografica in cui muoversi come dentro il salotto di casa. Bacci Pagano - che ha un passato in carcere ed è laureato in lettere - possiede un senso molto ironico e filosofico della vita ed una profonda sete di giustizia. Le sue storie sono inconfondibili. Quando Bacci ha risolto il problema, lascia sempre il destino nelle mani dei suoi clienti secondo una massima imperativa: fai quel che devi, succeda quel che vuole. Perché un conto è manipolare certi eventi e alcune situazioni, un altro è lasciare che la vita - poi - vada avanti da sè E scelga lei le mosse migliori da fare ad un certo punto. Bruno, lasceresti mai Genova per andare a vivere in un'altra città? "Sinceramente no. Ti confesso che mi piacerebbe trascorrere qualche mese a Parigi, o New York. Oppure a Siena. Ma Genova non la lascerei". Dove va Bruno Morchio quando è triste? "In barca, sulla mia lancia (un marino NdR), lunga 5 mt. E con un motore da cinquanta cavalli. Me ne vado in mezzo al mare. Pesco alla traina di superficie. Sono un pescatore specializzato in tonnetti e lampughe. Anche cavalle". E quando è felice? "La felicità va condivisa. Vado a prendere un aperitivo oppure a cena con gli amici o con delle amiche. Mi piacciono le trattorie tipo Ombre Rosse in Vico degli Indoratori dove puoi sentirti a tuo agio, senza tante formalità". Quali sono i momenti più belli di una città come Genova? "Sono i suoi tramonti estivi. Genova ha un sole che non fa sconti a nessuno. E soltanto d'estate lo puoi assaporare fino all'ultimo battito di cuore della giornata. Io, poi, sono un amante forsennato dell'estate. La considero il mio migliore status esistenziale, tutto sommato. Dovete conoscere un aspetto dell' uomo Bruno Morchio. Gli piace la compagnia in modo quasi "affettivo". L'estate è una culla amniotica per uno come Morchio a cui piace da matti fare l'alba e parlare di ciò che la vita escogita per ognuno di noi. E' uno scrittore che piace molto alle persone non soltanto perché ha inventato un personaggio che non incuterebbe soggezione ad incontrarlo. Ma gli ha iniettato dentro tutte le sue pulsioni più umane e più distruttive, anche. Lo ha usato come una cartina di tornasole per liberarsi di quanto avrebbe reso più dannata la sua vita". Come sarebbe stata la tua vita se non ci fosse stato Bacci? "Sarebbe stata molto più complicata. Io sono un uomo pericoloso. Mi piacciono le derive in maniera inconscia. La mia vita è già una perenne fibrillazione. Diciamo che Bacci mi è servito da salvagente. Su di lui ho scaricato certi impulsi che sono riuscito in qualche modo a sublimare. D'altro canto Bacci è apparso nella mia vita durante un momento di passaggio. Ero alla seconda analisi e sentivo molto forte il bisogno fare qualcosa di nuovo. Bacci Pagano è un po' il mio Dorian Gray su carta. Solo che invecchia anche lui con me e certe ferite ce le rimpalliamo a vicenda”. Mi dici se a Genova esiste un luogo segreto in cui porteresti soltanto le persone a cui vuoi bene davvero? Una località che non hai mai svelato a nessuno e di cui ti senti geloso, come se fosse soltanto tua? (Esita un momento prima di rispondere, ma poi capisco perché). "Non vorrei apparire banale. Il Tempio Cinerario a Staglieno (il cimitero di Genova) dove sono sepolti i miei genitori. Si sono fatti cremare. Mia madre deve sopportare per l'eternità ciò che mio padre le aveva già propinato in vita: la musica classica. Lì la suonano tutto il giorno". La musica è anche sinonimo di malinconia, soprattutto quella classica, per sfoderare un luogo comune e decisamente sdrucito. Anche tu, a volte, sei un uomo un poco malinconico, quasi autunnale. E' per questo che hai portato Bacci sul lago nell'ultimo libro Bacci Pagano cerca giustizia? Non ti è sembrata una forzatura per un personaggio così legato al mare in modo quasi simbiotico? "Ho vissuto fino alla prima elementare vicino a Brescia, sul Lago di Garda, che poi ho continuato a frequentare con la mia famiglia fino ai quindici anni d'estate, alternandolo alla Val Canonica. Mi è sembrato in questo modo - trasportando anche Bacci sul lago - di fargli un torto piccolo. Sapevo che mi avrebbe capito, insomma". Ma Bacci è un parto spontaneo di Bruno Morchio oppure ha qualche progenitore ufficiale? "Bacci - l'ho detto prima - resta il mio uomo con cui vivere in uno stato permanente di transfert emotivo. Forse è un figlio del mio inconscio personale. Però è anche figlio diretto di alcune mie suggestioni letterarie dalle quali non mi sono mai distaccato. Il Philip Marlowe di Raymond Chandler, Pepe Carvalho di Montalban, Fabio Montale di Izzo e il Duca Lamberti di Giorgio Scerbanenco la cui attualità - benchè sia stato scritto tra il 1967 ed il 1969 - mi sorprende ancora". Ultimamente sei stato a Pechino dove hai incontrato lo staff dell'Istituto Italiano di Cultura. Cosa ti è rimasto appiccicato addosso? "La gentilezza calda che ho avvertito lì. Sia da parte dei cinesi che degli italiani". Vi avevo avvertito. Bruno Morchio è un sentimentale che non ha bisogno della coperta infinita del mare per dire: vai via, malinconia. "Mi piacerebbe trascorrere qualche tempo a New York, Parigi oppure a Siena Ma non lascerei per nessun motivo la mia città" Intervista di Alberto Pezzini Morchio, Genova nella pelle e le parole per dirlo Bruno Morchio nella sua Genova fotografato da Gianni Ansaldi PA G IN A Speciale LibriATuper TuGiovedì 1 dicembre 201120
La Campagna per la proclamazione del "2013, Anno europeo contro lo spreco alimentare" è stata presentata a Bruxelles al Parlamento Europeo. Un'iniziativa made in Italy, per l'esattezza made in Università di Bologna. Nella produzione agro-alimentare le cause degli sprechi variano a seconda del tipo di prodotto, dei diversi livelli della catena e dal luogo. Nei paesi industrializzati, quali l'Italia, lo spreco si concentra soprattutto nelle fasi di distribuzione e di consumo, a causa della sovrabbondanza del cibo prodotto. Occorre, per ridurre lo spreco, sensibilizzare l'opinione pubblica e formare una consapevolezza critica al consumo. Il pianeta terra, come la società sono in continua trasformazione, come le loro esigenze. Anche la nutrizione e la cucina "assaporano" le metamorfosi. Senza fare "moda" la cucina tradizionale non dovrebbe frenare tutto ciò che è innovativo, ma consolidarsi come una delle molte forme di espressione dell' arte culinaria. L'educazione dei più giovani ad una sana ed equilibrata alimentazione è un obiettivo da attuare oggi, affinché possano diventare domani consumatori consapevoli. "Giochiamo in cucina" di Patrizia Bollo (ed. Salani), scrittrice e insegnante di Dietistica delle malattie endocrino-metaboliche all'Università Statale di Milano, propone diverse attività da realizzare in cucina insieme ai bambini per accompagnarli alla conquista del mondo degli alimenti e della gastronomia attraverso tutti i cinque sensi. I giochi scelti nel volume mirano sia a far divertire i bambini che a farli familiarizzare con le materie prime e le tecniche di preparazione dei cibi, insegnando loro uno stile di vita sano, vivace, genuino. La promozione di stili di vita ecologicamente sostenibili, di una conoscenza approfondita e atta ad una "spesa" responsabile sono espresse nel volume "Guida al consumo critico" del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (ed. Ponte alle Grazie), di cui Francesco Gesualdi ne è il coordinatore. Libro, unico nel suo genere, provvisto di informazioni non ovvie, ma necessarie per forgiare nel consumatore una coscienza critica. Perché per scegliere bisogna informarsi. Perché un consumatore informato è un consumatore sovrano. Come sostiene Gesualdi "Il sistema si sforza di convincerci che il consumo è un fatto privato che riguarda solo noi, le nostre voglie, il nostro portafogli. Ma non è così: riguarda l'intera umanità, perché ha conseguenze sulle risorse, sull' energia, sui rifiuti, sulle condizioni di lavoro. E se compriamo alla cieca rischiamo di renderci complici dei peggiori misfatti". Educare oggi i cittadini all'agricoltura sostenibile è possibile e trendy, grazie all'affermarsi della City Farm, la fattoria urbana. Il progetto di questo modello economicamente sostenibile che trasforma gli spazi inutilizzati urbani in terreni agricoli ha preso avvio a Chicago nel 2002. Anche una terrazza può accogliere un orto urbano, come accade in "Urbi et Orti" di Josep M. Valles (ed. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri). Il Libro fa parte del progetto "Orti Urbani", il cui obiettivo è diffondere la cultura degli orti cittadini attraverso corsi e la commercializzazione di tutto ciò che può servire alla produzione di ortaggi e piante aromatiche per autoconsumo (www.ortiurbani.it). Ricette ad alto tasso di attenzione e di soddisfazione sono quelle dello chef più stellato al mondo, Joel Robuchon: 26 in tutto dalla Guida Michelin. Autore e fautore di una cucina genuina, coniuga perfettamente tradizione ed eccellenza: di prodotti, di inventiva, di abilità. Ne "Il Grande Libro di cucina di Joel Robuchon" di Joel Robuchon (ed Giunti) in 504 pagine ogni ricetta, delle oltre cento presenti, viene illustrata, spiegata passo dopo passo e accompagnata da schede tecniche con l'indicazione di proprietà e caratteristiche dei prodotti utilizzati. Anche la selezione, la scelta degli ingredienti così come la presentazione dei piatti vengono approfondite, senza riduzioni. C.C. Il consumo consapevole è qualità e anche gusto PREVENZIONE La fantasia e la buona volontà possono fare miracoli, anche "nella cucina del poco e del senza". Se ne parla nell'opera preziosa, l'unica edizione in commercio, de "La cucina del tempo di guerra" di Lunella De Seta (ed. Avallardi). Un ricettario della memoria, scritto nel 1942, che oggi, in tempi di sprechi e di eccessi, è utile ed educativo. Dalle sue pagine escono più di 300 ricette sorprendenti e golose che propongono una cucina autarchica, ma inaspettatamente saporita, creativa e "di gusto". Un'altra pagina importante della storia italiana la si scorge nel libro "Qui mangiava Garibaldi. Guida eno-gastro-bellica al Risorgimento" a cura di Paolo Paci (De Agostini). Un libro fuori da ogni schema, un'interpretazione particolare del Risorgimento. Di Mazzini e Garibaldi, di Vittorio Emanuele II e di Pio XI, di Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera, come di tutti i veri e presunti protagonisti del Risorgimento si è già detto moltissimo. Tuttavia al di là di vittorie, sconfitte, cospirazioni, esili, condanne a morte, gli eroi dell'Unità d'Italia avevano anche una vita normale. E queste pagine sono proprio dedicate alla vita quotidiana, al "dietro le quinte" di sedici personaggi risorgimentali, ai tratti più intimi del loro carattere, ai luoghi della formazione e delle loro gesta. Ma soprattutto ci raccontano come erano imbandite le tavole a cui sedevano, i prodotti che mangiavano, i vini autoctoni, le ricette dell'epoca e, dove sopravvivono, le osterie e le trattorie che erano soliti frequentare. C'è un elemento fortissimo che ha da sempre unito gli italiani: il piacere della buona tavola. Dalla Milano di Francesco Sforza alla Roma di Pio II, dalla Mantova dei Gonzaga alla Napoli aragonese, la storia di Martino da Como, con le sue favolose ricette, segnò il passaggio dalla cucina medioevale a quella rinascimentale. La sua avvincente biografia è narrata nel romanzo storico "Il principe dei cuochi" di Maria Cristiana Magni (ed. Cairo). Uomo dai tanti talenti, dallo spirito libero, raffinato e dalla profonda erudizione. Sovrano incontrastato delle cucine alla corte degli Sforza, con le sue incredibili ricette dà lustro al casato milanese ed eleva la cucina ad arte. Il duca Francesco e la sua augusta consorte Bianca Maria Visconti gli affidano il compito di organizzare banchetti favolosi, sfoggio della loro potenza economica. Maestro Martino si conquista così il favore dei duchi, la cui benevolenza si esprime con una confidenza sempre maggiore che lo porta a conoscere i crucci e le gioie dei signori, a entrare in contatto con i titolati ospiti. A incontrare, un giorno fatidico, l'amore negli occhi della bellissima contessa Leoni. Affamato di sapere e di libertà lascia però Milano e si trasferisce nella Città Santa al servizio di quel "cardinal Lucullo" - questo il soprannome del camerlengo Ludovico Scarampi Mezzarota, patriarca di Aquileia - famoso per la consuetudine di dare banchetti di rara sontuosità. È proprio in veste di cuoco personale del cardinale che maestro Martino conquistò un posto nella storia, lasciando tracce, o meglio, ricette indelebili. E la penna arguta della scrittrice brianzola arricchisce il "banchetto di parole" inserendone dieci, rigorosamente d'epoca. La tavola è un piacere ma attenzione agli sprechi Dalla Milano di Francesco Sforza alla Roma di Pio II Ritorna il ricettario della guerra Nell'equilibrio della vita è di estrema importanza la dieta alimentare. Una dieta tuttavia non dovrebbe prescindere dalla persona, ne è legata. Basilari sono l'ambiente in cui si vive, le caratteristiche fisiche, mentali, psichiche e spirituali. Il corpo umano è parte della natura. E la natura, come il corpo umano meritano rispetto e coraggio. Nel libro "Verso la scelta vegetariana. Il tumore si previene anche a tavola" di Umberto Veronesi e Mario Pappagallo (ed. Giunti) viene indicata la via del "vegetarianesimo". Un cambiamento per la qualità della propria vita, ma anche per la difesa del pianeta che ci ospita. Umberto Veronesi, punto di riferimento internazionale per la lotta contro il cancro, direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, autore di quasi ottocento pubblicazioni scientifiche e di libri di respiro mondiale, nonché fondatore nel 2003 della Fondazione Umberto Veronesi per il Progresso delle Scienze, espone le ragioni legate all' etica, alla sostenibilità ambientale e alla salute che esortano l'adozione della scelta vegetariana. Con lui in modo scientifico ma accessibile, il giornalista e scrittore scientifico Mario Pappagallo illustra come l'alimentazione sia la prima alleata della salute e come svolga un ruolo essenziale nella prevenzione di numerose malattie, in particolare di molti tipi di tumore. Nella parte finale del libro le teorie si ricapitolano nella pratica: oltre 200 ricette spiegate ed elaborate appositamente dalla cuoca Carla Marchetti, vegetariana da molti anni. I proventi del professor Veronesi, derivanti dalla vendita del libro, verranno devoluti ai progetti dei giovani ricercatori della Fondazione Umberto Veronesi. "Vegetariani si può, vegetariani si deve" in una progettualità di vita che non si arresta. La parola d'ordine è ottimizzare la spesa La biografia di un grande chef In cucina quali ingredienti di base? Tanta fantasia, volontà e buon gusto Quando la salute è ogni giorno nel piatto PA G IN A Speciale LibriCucinaGiovedì 1 dicembre 201130
MEDITERRANEO Dal Mare Nostrum un solo grido Il diritto di vivere da persone libere Il "rosa" è entrato in libreria. Ci ha pensato "Leggereditore", del gruppo Fanucci, con un progetto editoriale rivolto al pubblico femminile. Due i titoli per Natale: L'ultima volta che ho visto Parigi di Lynn Sheene è ambientato durante la seconda guerra mondiale. La protagonista è una donna americana dal passato misterioso che arriva in Francia inseguendo l'amore. Troverà un lavoro da commessa in un negozio sugli Champs Elysées, sarà poi costretta a diventare una spia. Mentre Wabi Sabi Love, ovvero l'arte dell'amore imperfetto di Arielle Ford è un manuale di auto-aiuto che, a partire da un'arte giapponese chiamata Wabi Sabi, insegna a guardare ai difetti del proprio partner con un occhio diverso, meno critico e più costruttivo. Le storie di alta qualità, il disegno grafico attraente, il formato maneggevole e i prezzi competitivi rappresentano la forza di questa iniziativa che affronta un grande ventaglio di generi e sottogeneri. Il marchio ha cominciato a produrre recentemente anche il romance italiano con scrittrici apprezzate e conosciute come Mariangela Camocardi, Ornella Albanese e Roberta Ciuffi. Le donne che amano il "rosa" sono state letteralmente allontanate dalle edicole, costrette ad accontentarsi di fattura di qualità scadente e accettare traduzioni censurate. Ora partecipano a numerose, brillanti iniziative. Tra settembre e ottobre scorsi, si è tenuto il primo tour di Lara Adrian, autrice della saga La stirpe di mezzanotte che ha toccato le principali città italiane e si è concluso a Matera al Women Fiction Festival con la presentazione ufficiale del marchio ad un anno dalla sua nascita. Con i dati di mercato che fotografano il sell out al 7 agosto, i due marchi del gruppo Fanucci, registrano un incremento dall' inizio del 2011 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente del 19,9% e del 201% con il progetto Leggereditore "E' un risultato importante - dice Sergio Fanucci, responsabile del gruppo - soprattutto perché avviene in un momento di crisi. Superare editori come Fazi o E/O che hanno successi da milioni di copie con la Meyer o la Barbery, dimostra che un lavoro di progetto coerente e di qualità premia più del best seller e consolida il mio gruppo come secondo editore a Roma, dietro Newton Compton". Il Mediterraneo non è una cartolina, non lo è mai stato. Lo abbiamo visto e lo vediamo con le recenti rivolte in cui la rivendicazione è il diritto alla libertà, alla vita. Testimone d'eccezione è Ala alAswani, giornalista e attivista politico, che racconta i sommovimenti sociali e politici che hanno portato alla caduta del dittatore Mubarak ne La rivoluzione egiziana (ed.Feltrinelli). Moti organizzati e ribellioni in cui le forze politiche di ispirazione islamica hanno giocato un ruolo non trascurabile a livello organizzativo. L'Islam, in ogni caso, merita un approfondimento. Ci viene in soccorso Stefano Allievi, docente di sociologia, che offre una mappatura della diffusione della religione islamica in Europa ne La guerra delle moschee (Marsilio editore). I musulmani, infatti, vivono quotidianamente tra noi. La Chiesa rappresenta invece una minoranza nel Paese delle Piramidi, alla quale non è andato affatto giù il romanzo che i critici hanno paragonato spesso a Il nome della rosa di Umberto Eco. Si tratta di Azazel di Youssef Ziedan (ed. Beat) che racconta le vicissitudini di un monaco, Ipa, che da quando ha incontrato l'affascinante Marta da Aleppo ha cominciato a vivere nell'angoscia. Il nostro cammino lungo le coste nordafricane prosegue attraverso gli spaccati sociali di Marocco e Algeria. Il sole è una donna di Felix de Belloy (ed. Del Vecchio) è la storia di Assiah, una ragazza marocchina incinta che emigra nella città francese di SaintDenis. Lei finirà sulla sedia a rotelle mentre il figlio Mehdi prenderà una brutta strada. Assiah è destinata all'onta e sconta l'assenza di una figura maschile al suo fianco. Così come viene deriso dalla società ipocrita Hassinu, il protagonista di Un pirata piccolo piccolo di Amara Lakhous (ed.e/o). E' un impiegato delle poste senza moglie, nè casa. Ma Hassinu è un bravo musulmano, va alla preghiera, e smaschererà l'ipocrisia dei finti virtuosi: integralisti perversi e stupratori. Là dove le donne sono bersaglio di crimini crudeli, emerge anche la loro capacità di resistere alla guerra. In Libano, negli ultimi giorni della guerra civile, quattro donne sopravvivono in un edificio della capitale libanese. La città è divisa in due dalle barricate ma le protagoniste del romanzo Donne di Bierut di Iman Humaydan Younes (Ed. La Linea) le attraversano con testardaggine mentre l'odio imperversa tra tra drusi, cristiani e musulmani. Un'altra forza, quella delle radici indiane, salva tre generazioni di donne in bilico tra due culture nel romanzo d'esordio ambientato in Sud Africa di Shubnum Khaan La radici altrove (ed. Nova Delphi). E' una stagione di ripensamenti sui problemi del pianeta e le mille incertezze della vita quotidiana La storia siamo noi Mirella D'Ambrosio Il manuale ti fa bella, nel corpo e nella mente. Dawn Mellowship c'insegna a riconoscere ed evitare le sostanze pericolose per la salute nascoste nei cosmetici. Belle senza paura (ed.Terre di Mezzo) è il frutto di anni di ricerche da parte dell'autrice compiuta dopo una grave allergia che le ha fatto perdere un terzo dei capelli. Colpa degli effetti dannosi di alcuni prodotti chimici contenuti in una tinta per capelli. Molte sostanze tossiche presenti nei detersivi, insieme con polveri, acari e muffe sono causa di malattie allergiche e respiratorie nei bambini: ne soffre un alunno su quattro. Aria pulita a scuola di Rita Dalla Rosa (Terre di Mezzo) è una guida utile a snidare i pericoli che si annidano nelle aule scolastiche. Pelle e bimbi sono al sicuro. E il carattere? "Non cambierai mai". Quante volte ce lo hanno detto. Richard Wiseman, invece, assicura che il cambiamento è possibile. Sono appena cinquantanove i secondi rivoluzionari. In Cambiare è possibile? Sì, in soli 59 secondi (Ed.Ponte alle Grazie) lo psicologo inglese promette di cambiare il nostro rapporto con gli altri: bisogna capire su cosa puntare e farlo rapidamente. Se lo conosci, lo eviti è il leitmotiv dei due manuali editi da Newton Compton. Stefania Nascimbeni ci spiega perché conquistare un uomo che fa soffrire è considerata ancora un'impresa avvincente in 101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi. Svelare frottole, inganni e compromessi maggiormente diffusi tra i partner è l'obiettivo di Nadiolinda in 101 bugie che ci raccontiamo in amore e sull'amore. Se ne consiglia la lettura magari per evitare errori o per farsi semplicemente una risata sulle cose della vita. MANUALI & DINTORNI TUTTO ROSA Stagione di riflessione in libreria. I problemi del pianeta entrano nelle pagine in mille modi diversi. Come l'incidente che ha irrimediabilmente segnato Morfeo. Ha otto anni quando una persiana lo colpisce. Era il 24 dicembre del 1955. Poi il risveglio, la cura, gli ospedali. Il protagonista de La traccia dell'angelo di Stefano Benni (ed.Sellerio) diventa scrittore e padre. Ma solo l'incontro con Gadariel, l'Angelo ribelle, donerà a Morfeo ciò che ha sempre cercato. Anche lo scrittore londinese Mr Gwyn è alla ricerca di qualcosa: una nuova prospettiva. Smette di scrivere, così comincia un'avventura che Alessandro Baricco tinge con i colori del mistero. A scoprire le carte sarà una ragazza, l'assistente di Mr. Gwyn (ed.Feltrinelli). Al contrario, va a ritroso il racconto di Erri De Luca nell' intimo pellegrinaggio attraverso i luoghi del passato e dell'anima. I pesci non chiudono gli occhi (ed.Feltrinelli) è il ricordo di una vacanza lontana nel tempo ma non nella memoria. Un uomo torna sulla spiaggia di Ischia cinquant'anni dopo, tra i flashback di quando aveva dieci anni, i giorni in cui l'amore cambia lo spirito ma non ancora il corpo, e la fretta di diventare grandi si fa prepotente. Nell'arco di cinquant'anni si sviluppa anche la storia di Elena e Lila, due bambine nate nella periferia napoletana. La loro amicizia, nutrita da buoni e cattivi sentimenti, svelerà la natura complessa del loro legame, indagato fino in fondo ne L'amica geniale (ed. e/o). La storia resta volutamente incompiuta... Elena Ferrante racconterà il seguito nei prossimi romanzi. Ma l'esplorazione dei sentimenti si arricchisce di un ulteriore, geniale strumento in Ultime notizie dal Sud di Louis Sepulveda (ed. Guanda). Le immagini di Daniel Mordinski, infatti, cristallizzano crudeltà e tenerezza, verità e leggenda: i sentimenti opposti raccolti nel libro sul Sud del mondo che due amici, uno scrittore e un fotografo appunto, hanno progettato a Parigi. I sentimenti di Elisabetta Bucciarelli giocano, invece, sul piano simbolico. Corpi di scarto (ed. Verdenero) è ambientato in una discarica dove, però, tutto è una risorsa. Lo sa bene Jacopo, detto Jac, che vive tra la casa della mamma e i rifiuti: laggiù hanno deciso di vivere alcune esistenze abbandonate in fuga dal "male" che in città sta prendendo il sopravvento. L'autrice, però, ricorda continuamente al lettore e ai suoi personaggi che ce la faranno. Attraverso la rabbia e la speranza. Gli stessi sentimenti che permetterano alla giovane insegnante Emma di farcela ne L'iguana non vuole di Giusy Marchetta (ed. Rizzoli). Ha lasciato Napoli per insegnare latino a Torino, ma dovrà assistere un allievo autistico. Proprio da quel ragazzo imparerà ad opporsi ai ricatti di questo Paese e del mondo della scuola. Non è meno critica l'analisi che fa Giancarlo De Cataldo di trent' anni di storia d'Italia vissuta nei tribunali dove c'è chi lotta e si difende, chi ha sbagliato e viene condannato. In giustizia (ed. Rizzoli) è un volume che racconta come l'equità e il diritto siano una conquista quotidiana. Per la prima volta in italiano finalmente Le anime forti di Jean Giono (Ed.Neri Pozza): la storia di Thérèse che lascia la campagna per trasferisi in città con il fidanzato Firmin. Scoprirà il potere che riesce a esercitare sugli altri grazie al fascino e alla sua "anima forte". La lotta per l'ascesa sociale nelle Francia di fine Ottocento sarà assolutamente meno distruttiva per Thérèse rispetto a quella ingaggiata contro se stesso e le sue frustrazioni dal protagonista di Signorina cuorinfranti di Nathanael West (ed. Minimum Fax). La novella a episodi del classico della letteratura statunitense (1933) svela la vicenda umana e di grande sofferenza di un uomo che si nasconde dietro la firma "Signorina cuorinfranti", seguitissima rubrica di consigli ai lettori di un quotidiano newyorkese. Tutte le risposte e i consigli nei manuali di salute e benessere Cosmetici killer? Eccoli Altre insidie nella scuola Approda in libreria un genere che tiene Così ti recupero il bistrattato “romance” Il sogno di una donna americana in una Parigi magica PA G IN A Speciale LibriNovitàGiovedì 1 dicembre 201118
Quando il gatto non c'è, dice il proverbio, i topi ballano. Ma nella Germania nazista davvero in pochi hanno danzato, e di gatti lì, purtroppo, ce n'erano veramente tanti. Maus (ed. Einaudi) è la storia di una famiglia ebraica, di un padre scampato all'olocausto e del figlio, fumettista, che per riavvicinarsi al genitore decide di "disegnare" l'orrore di Aushwitz. Tramandare ciò che è stato alle generazioni future servendosi di un fumetto, questo l'intento di Art Spiegelman. Ma nelle sue vignette gatti e topi non sono proprio come Tom e Jerry, bensì qualcosa di molto diverso: ebrei e nazisti. E poi francesi come rane, americani trasformati in cani e polacchi in maiali. Tra le pagine del fumetto, valso all'autore il Premio Pulitzer, ritroviamo tutta la drammaticità della più immane tragedia del Novecento rappresentata in minuscoli disegni in stile "pupazzesco", personaggi fantastici che riescono perfettamente a dare corpo e vigore agli avvenimenti, senza intaccare neanche per un istante la tragicità della storia. Forse un chiaro invito da parte del lettore ad abbandonare qualsiasi tipo di pregiudizio? Ma passando per Disney e Collodi, senza dimenticare Birba di Gargamella e lo Stregatto, che sia fiaba o fumetto, il vizio di "umanizzare" il gatto diventa ricorrente in poeti e scrittori. Dunque poche fusa e artigli limati, il felino parla, indossa il panciotto e soprattutto ama. Gianni Rodari in Gli affari del signor gatto (ed. Einaudi Ragazzi) giura di aver "conosciuto" un micio distinto con la spiccata vocazione per il commercio. E di essersi imbattuto nel giornale dei gatti con tanto di annunci e pubblicità: "Cercasi casa comoda con poltrone fuori moda: non si accettano bambini perchè tirano la coda". E se la comunicazione con la piccola tigre domestica diventa difficile niente paura, ci pensa il Dizionario bilingue italiano-gatto e gatto-italiano ideato dal dottor Jean Cuvelier, medico veterinario, in collaborazione con il vignettista Gilles Bonotaux (edizioni Larousse), un glossario prezioso, ricco di spunti e consigli, da tirare fuori nei momenti di "incomprensione" casalinga. Ma è nelle questioni di cuore che il micio diventa imbattibile. Sulla scia dell' Orlando Furioso e meglio di qualsiasi poema epico, Lope de Vega narra nella Gattomachia (Piccola Biblioteca Adelphi) delle gesta del micio Marramachiz che a cavallo di una scimmia volle conquistare la leggiadra gatta Zapachilda (intenta a cantare una "solfa gattesca" sopra le tegole di un tetto). Ma ci si mette Micifuf, anch' esso perso per Zapachilda, a guastare l'idillio. La gelosia a questo punto fa da padrona e spinge l'orgoglio "gattesco" dei due cavalieri a inganni, vigorosi duelli e sanguinosi agguati. In barba, anzi, in baffo al migliore dei principi azzurri moderni. La letteratura lo sa da un pezzo e la politica lo conferma: gatto è amicizia e potere I politici non disdegnano l'utilizzo degli animali per comunicare Fedeli sì, ma a modo loro. Chi ha detto che è il cane il miglior amico dell'uomo? O almeno non l'unico. La letteratura lo sa da un pezzo e la politica lo conferma: gatto è amicizia e potere. Nel nuovo libro di Carola Vai, In politica se vuoi un amico comprati un cane (Daniela Piazza Editore), la giornalista dà voce a vari personaggi politici, italiani e stranieri, che vivono con un animale. Mescola vicende storiche e affetto dei potenti verso cani, gatti, cavalli tratteggiando alcune differenze tra i vari leader. All'estero spesso i politici non disdegnano l'utilizzo degli animali per comunicare con le popolazioni. Atteggiamento diverso invece in Italia dove la classe politica presta attenzione ai quattro zampe, ma per vari motivi li sfoggia poco. Nel libro si tenta di cogliere le ragioni di tali diversità. Ma è proprio all'interno della famiglia che il micio sfodera le sue migliori doti di compagno fedele. Allora il gatto è amore. Quello incondizionato e possessivo, che unisce e che volte separa pure. Sabrina Zollo racconta in Con gli occhi di Amalia (ed. Effequ), di una vecchia gatta alle prese con una bimba sfortunata e un papà che non riesce ad arrendersi alle diagnosi dei medici. Il silenzio e lo sguardo magnetico della gatta, unico affetto della ragazzina, riuscirà a guidare il genitore verso la vera essenza dell'esistenza. Ma se Amalia ce la mette proprio tutta nello sciorinare pillole di felina saggezza, Saha invece, La Gatta di Gabrielle Colette (ed.Sellerio), proprio non ce la fa a separarsi dal suo Alain. Può una micia competere con la nuova moglie del padrone? Assolutamente sì, vincendo a mani basse. Alain per amore di Saha lascerà l'amata Camille. E allora è qui che il gatto si trasforma in demonio. Plutone diventa "l'orrenda bestia" di Edgar Allan Poe ne Il gatto nero (ed. Newton Compton), capace con la sua astuzia di condurre il padrone alla follia omicida. Un gatto corvino dalle doti mefistofeliche "la cui astuzia mi aveva portato al delitto e la cui voce rivelatrice mi aveva consegnato al boia". Tutto nero, come l'anima di Cagliostro, il gatto magico di 2 al servizio della bellissima strega Kim, o come Behemoth che nel romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov (edito da Feltrinelli) diventa il grosso, logorroico, gatto parlante assistente di satana. Non è malvagità se non corre dietro a una pallina e non fa le feste, e solo sacrosanta indipedenza. "Cammina solo e sa quello che vuole" cantava Pablo Neruda nella sua Ode al gatto (ed. Passigli Poesia) - "diffidando di ogni cosa terrestre, perché tutto è immondo per l'immacolato piede del gatto". Ed è forse questo a darci realmente sui nervi, il non riuscire a domarlo. Questa è la storia di Moujiroum, il gatto" parlante, filosofo e bugiardo" protagonista del libro-fumetto di Johann Sfar Il gatto del rabbino (ed. da Rizzoli), e del suo padrone che frustrato pretende di possederlo. Ma se Moujiroum, sa essere assennato, silenzioso e comprensivo in ogni momento, allora perché addomesticarlo? In fondo basta poco: un tortino di alici gratinate in salsa di gamberetti preso da 101 ricette da preparare al tuo gatto almeno una volta nella vita di L a u r a Rangoni (ed. Newton C o m p ton) e la pace è fatta. MONDO GATTO Da Saha a Plutone i mici più amati dai lettori La via dello spirito felino riscatta i pregiudizi Ramona Premoto NON SOLO COCCOLE Sui tetti delle città con orgoglio e artigli limati PA G IN A Speciale Libri Animali Giovedì 1 dicembre 2011 27
Moltissimi i testi della narrativa mondiale dedicati a questi quindici giorni di festività. Titoli che comunque vanno gustati in tutto il periodo dell'anno come dei piatti prelibati John Updike ha scritto un libro sul Natale ("I dodici incubi del Natale" con Gorey Edward). Dopo questa rivelazione - tale solo per chi non ne era al corrente - siamo tutti autorizzati a pensare che se l'ha scritto lui, iconoclasta autore di "Coppie" e "Corri, coniglio", allora un testo sul Natale può averlo scritto chiunque. E infatti è così. Tralasciando Dickens, che alla festività più celebrata del mondo ha dedicato ben cinque romanzi, tutti bellissimi, "I libri di Natale" appunto (tra i quali il più famoso è "Il Canto di Natale"), si scopre con un certo stupore che già Tolstoj aveva scritto una novella a tema, "Il Natale di Martin" in cui il protagonista, proprio nel giorno di Natale incontra Gesù nelle sembianze di persone diverse, senza saperlo, e ritrova la speranza e la fede che aveva perso a causa di dolori e lutti. Anche Dostoevskij si è cimentato col Natale, ben tre volte almeno, con i racconti "Il bambino e l'albero di Natale di Gesù" e "L'albero di Natale e lo sposalizio" (pubblicati tempo fa da Mursia in un unico volume), e poi in un testo della raccolta "Memorie da una casa morta", intitolato "Le feste di Natale" struggente - ove lo scrittore, che aveva provato il trauma di una condanna a morte e la reclusione a 28 anni per aver aderito a un circolo di intellettuali socialisti, narra l'impatto delle festività nella vita quotidiana in un carcere russo quando "i giorni delle feste si appiccicano alla memoria dei detenuti come indelebile ricordo". "Il bambino e l'albero di Natale di Gesù" si trova anche in una raccolta Einaudi dell' anno scorso - ogni anno l'editore propone un'antologia di testi a tema natalizio, selezionate in base al genere d'appartenenza, allo spirito della festa, o a un particolare aspetto narrato - "Notte di Natale. Quindici storie sotto l'albero, quindici racconti classici", narrazioni diverse per epoca e stile: ci sono dei classici veri, come "Le avventure della notte di san Silvestro" di E.T.A. Hoffmann, "L'abete" di Hans Christian Andersen, "La notte prima di Natale" di Nikolaj Gogol', oltre al già citato Dickens; altri testi risultano meno tipici e godono di minor fama, come "La sorte di Frank M'Kenna" di William Butler Yeats. Parlando di racconti natalizi atipici, nel 2005 sempre Einaudi ha pubblicato la raccolta "Racconti di Natale", raccogliendo testi di genere vario, dal rosa al giallo, all'umoristico e mettendo insieme il "Vangelo secondo Luca" e il "Vangelo dello Pseudo-Matteo", "Il dono dei magi" di O. Henry e "I re magi" di Giovanni da Hildesheim, "Un lieto Natale" di Louise May Alcott e "La pasqua di Natale" di Collodi. E poi ancora: Nabokov, Dylan Thomas, Ray Bradbury, Emilio De Marchi, Buzzati, Guy de Maupassant, David Sedaris. Anche Marcos y Marcos qualche anno fa ha raccolto 14 racconti a tema natalizio nell'antologia: "Il quarto Re Magio". Tra i diversi testi - di Cristiano Cavina, Pasolini, Tondelli, Arthur C. Clarke spicca "Tutti i giorni Natale" di Heinrich Böll, in origine contenuto nella raccolta "Racconti umoristici e satirici". E' un racconto sul dramma che irrompe in una famiglia al momento di mettere via il Natale fino al successivo dicembre: la zia Milla comincia a urlare, un grido a cui nessuno riesce a porre fine, finché allo zio Franz, suo marito, non viene un lampo di genio e con gran fatica trova un abete da addobbare. E allora ricomincia il Natale: tutte le sere per non farla urlare, la famiglia e il prete si riuniscono e fingono che sia la Vigilia di Natale. Passano i mesi, gli anni: uno a uno gli ospiti cominciano a defilarsi, pagano persino degli attori perché recitino la loro parte alla festa, arrivano a farsi sostituire da statue di cera. E la zia vive felice nel suo perenne Natale, mentre intorno a lei la famiglia si disgrega e molte cose cambiano. Il Natale era la cosa che più amava, la guerra gliel'aveva tolto insieme al resto per molto tempo, e una volta tornata alla vita di tutti i giorni non voleva rinunciarci ancora. Come darle torto? Se però non amate questa festa come la zia Milla, e non sapete che farvene della poesia di "Per amore solo per amore" di Pasquale Festa Campanile, dell'azione concitata de "Le avventure di John Nicholson. Una storia di Natale" di Robert L. Stevenson, della tenerezza de "Il segreto di Natale" di Pearl S Buck e dell'umorismo della più classica delle storie di Natale, "Una storia di Natale non finita" di O. Henry, e se non vi interessa un Natale in giallo con "Il Natale di Poirot", di Agata Christie o il "Natale all'87mo distretto" di Ed McBain, prima di defilarvi nella "Fuga dal Natale" di John Grisham, ricordatevi che un libro sul tema l'ha scritto persino John Updike: quindi c'è davvero un Natale per tutti. Parlando di racconti natalizi atipici, nel 2005 sempre Einaudi ha pubblicato la raccolta "Racconti di Natale", raccogliendo testi di genere vario, dal rosa al giallo, all'umoristico "Un sogno di Natale e come si avverò", racconto della Alcott Dai grandi autori russi alla bibliografia a stelle e strisce e quella tutta europea C'è solo l'imbarazzo della scelta "Il Natale dei Magi" (AA.VV., Einaudi, a cura di L. Scarlini) raccoglie testi, leggende, dati storici che attestano l'origine e l'esistenza dei Magi Che Natale sarebbe senza i Magi? Non solo introducono un elemento materialista in una festa tutta spirituale - portando doni al Bambino - ma soprattutto sono tra le figure più affascinanti di tutta la storia antica, e anche tra le poche comuni a tutto il mondo cristiano d'occidente e d'oriente. Il volume "Il Natale dei Magi" (AA.VV., Einaudi, a cura di L. Scarlini) raccoglie testi, leggende, dati storici che attestano l'origine e l'esistenza dei Magi. Non solo: analizza l'iconografia che li riguarda dal Zoroastrismo al Novecento, passando dai Vangeli apocrifi alle poesie e ai racconti di autori famosi, tra cui Jacopone da Todi, Goethe, Gabriele D'Annunzio, Anatole France, William Butler Yeats, Edzard Schaper, Arthur C. Clarke. Misterioso e generoso quanto un Magio è l'anonimo benefattore che ne "Il dono. Storia dimenticata di un miracolo americano" di Ted Gup (Ed.Il saggiatore, trad. it. C. Liuzzi; D. Parisi) offre alle famiglie bisognose di Canton, nell'Ohio, dieci dollari in cambio di una lettera in cui raccontino le loro sventure. Il giorno è il 7 dicembre del 1933, l'America è schiacciata dalla Grande Depressione, cosicché la posta viene presa d'assalto e tutti ricevono i loro dollari riuscendo a sopravvivere e a riprendere a sperare nel futuro. Il benefattore resterà anonimo per settantacinque anni finché suo nipote non scopre tutto rovistando in vecchi bauli e ricostruisce la vicenda per poi raccontarla in un libro, "Il dono" appunto, che, narrando una commovente saga familiare, restituisce il sapore di un'epoca. Per chi non ama il Natale in bianco, diverse offerte consentono di tingere le festività con altri colori: giallo e nero su tutti. Quest'anno il delitto è servito da Marcos y Marcos con "Commesse di Treviso" di Fulvio Ervas, già pubblicato nel 2006 e ora ristampato in paperback. In una Treviso illuminata a festa, l'investigatore Stucky si trova implicato in un caso di molestie a delle commesse, che si tramuta presto in un'indagine per omicidio, tutto nei giorni dell'Avvento. Il libro, che vola via veloce, si inserisce nel nuovo filone degli eco-noir, libri di genere legati ai crimini ambientali, perché in parallelo alla storia delle commesse si dipana anche quella di Max Pierini, gestore della discarica provinciale, monologante nel corso delle proprie sedute di psicanalisi - e in apparenza privo di connessioni col delitto. Ma alla fine salterà fuori, come da tradizione poliziesca, il legame tra il fattaccio e questo re senza corona di un territorio devastato e sommerso dai rifiuti. Ma c'è anche "Natale in giallo" di Sellerio, raccolta di sette racconti - scritti da giallisti del calibro di Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Ben Pastor, Francesco Recami - ciascuno impegnato a immaginare cosa succede a Natale agli investigatori protagonisti delle loro storie: perché il Natale, quando arriva, arriva per tutti. Però, che Natale sarebbe senza il dolce? A pensarci sono gli Oscar Mondatori che ripubblicano "Il caso del dolce di Natale e altre storie" di Agata Christie , una raccolta di sei racconti polizieschi con protagonisti l'ineffabile Poirot e l'arzilla Miss Murple, che l'autrice ha pensato come sei pietanze di un pranzo luculliano e molto movimentato. Mavaldi, Ervas, Pastor tra suspense e mistero. E si ripropone Agatha Christie, la regina Quando White Christmas si tinge di giallo Dal Zoroastrismo al Novecento, passando dai Vangeli apocrifi alle poesie e ai racconti di autori famosi E poi arrivano i regali dei Re Magi I Classici sotto l'albero “Natale non è Natale senza regali", si lamenta Jo all'inizio di "Piccole donne", e qualche anno dopo, dalle pagine di "Un sogno di Natale e come si avverò" - racconto a tema natalizio di Louise May Alcott - le fa eco la piccola Effie: "Sono così stufa del Natale che vorrei non esistesse più!". Mai tradotte in Italia - e con un inedito assoluto ritrovato poco tempo fa - le storie di Natale di Alcott escono per Mattioli1885 (trad. it. Nicola Manuppelli, Postfazione di Elizatbeth McKenzie). Il volume prende il titolo dal primo dei racconti, quello dedicato ad Effie e narra coma avviene che ella torni ad amare la festa più attesa dai bambini. Tre novelle deliziose, piene di bei sentimenti, calore, affetto, incentrate sul recupero di valori condivisi: il Natale è la festa di chi si ama e tutto può essere superato con una dose d'amore e una tazza di tè caldo. Ancora un inedito per il nostro Paese è la raccolta "Natale tutti i giorni" (Mattioli1885, trad. it. Franca Brea) di William Dean Howells, fondatore del realismo americano. Immaginando un papà che inventa storie natalizie per i figli (le quali iniziano sempre da un maialino che però nessuno dei bimbi vuole per protagonista) l'autore scrive racconti pieni di fantasia e spesso surreali ("Tacchini che invertono i ruoli"), talora poco ortodossi: si legga "Il trenino e il Pacific Express" in cui l'unico legame col Natale è che il trenino parte e arriva il 25 dicembre. Certo, a volte la morale risulta un po' puritana: come in "Natale tutti i giorni", dove una bambina desidera che sia Natale tutto l'anno, con conseguenze disastrose. IN USA Celebre autore di “Colazione da Tiffany” Capote lo racconta così Per la prima volta in Italia con le bellissime illustrazioni di Beth Peck, esce per Donzelli "Ricordo di Natale" (trad. it. Maurizio Bartocci, pp.59, € 14) di Truman Capote, bellissimo racconto autobiografico sull'amicizia che non ha confini tra il piccolo Buddy, abbandonato dai genitori, e Sook, un'anziana cugina, e la vita e la morte che invece di limiti ne impongono parecchi. Un Natale pieno di fantasia quello del piccolo Carlo, protagonista de "I nasi di Natale", bellissimo libro illustrato (Aisara Edizioni, Daniele Serra, Sebastiano Ruiz Mignone, pp. 32, 14 €), pieno di dolci, feste proibite e ombre che diventano nasi e consolano del panettone mancato. RosariaMalta I narratori dellanottemagica La cover di “Commesse di Treviso” di Ervas & Ervas Curiosità William Dean Howells e Louise May Alcott Gli inediti da sogno PA G IN A Speciale LibriClassiciGiovedì 1 dicembre 20116
Nella borsa ho il dvd di un film. E' "Marinai perduti", tratto da un romanzo di Jean Claude Izzo, pellicola mai arrivata in Italia. Izzo era un suo amico e di un amico è giusto avere tutto ciò che in qualche modo lo racconta. Mi attende nel suo studio. Sulla poltrona di velluto accende la sigaretta di rito. Maestro Camilleri curiosando nel suo passato leggo che da giovanissimo fece una breve esperienza in un collegio vescovile dal quale fu espulso perché lanciò delle uova contro un crocifisso. E' bello essere disobbedienti? "Quello fu un gesto che feci per farmi cacciare da quel collegio, cosa che non mi riusciva dice sorridendo -. Quindi non restava che un atto estremo. Avevo due uova fresche che dovevo farmi cuocere. Me le aveva mandate la mia famiglia perché il vitto era scarso. Normalmente le consegnavo al capo cuoco, invece le indirizzai altrove. La reazione terribile fu da parte dei miei compagni che quasi mi linciarono. Invece i preti, poveracci, mi difesero. Però riuscii a farmi cacciare. Ogni tanto ribellarsi è necessario". Nel 1944 aderì al Pci. Nello stesso periodo iniziò a scrivere racconti e poesie. Poi fece un primo concorso alla Rai dove non venne assunto proprio per questa sua posizione politica. Qual'era all'epoca il rapporto tra gli intellettuali e il partito comunista? "E' una scelta di cui non mi sono mai pentito. Sulla faccenda della Rai: il presidente della commissione, che era Mario Apollonio, storico e docente universitario di estrazione cattolica, mi strinse la mano dicendo che ci saremmo rivisti a Milano per continuare il discorso. Però non mi chiamarono. Poi a Milano ci andai e attraverso un comune amico incontrai il direttore del corso che si teneva per quelli che erano stati prescelti. Si chiamava Pier Emilio Gennarini, un alto dirigente che mi disse abbiamo chiesto informazioni … Io non ho fatto la vittima. Era il gioco delle parti. All' epoca presidente Rai era Filiberto Guala che da lì a poco si sarebbe fatto frate trappista. Però le cose cambiarono rapidamente perché solo tre anni dopo venni chiamato come collaboratore da Cesare Lupo al terzo programma Rai. Naturalmente gli dissi che c'era questo precedente. Lui rispose che non gli importava. Era cambiato il direttore generale ed erano cambiate anche le cose. Io non sono mai stato legato ad un'idea di partito ad un' idea che ormai non si riscontra più in natura. D'altra parte non credo di essere blasfemo se dico che anche un autentico liberale rimane legato ad un'idea che non trova più facilmente in natura. Il rapporto tra gli intellettuali e il Pci era molto forte. L'episodio rimasto famoso è quando Vittorini dovette chiudere la splendida rivista "Il Politecnico" perché prima Mario Alicata, poi Togliatti, dissero che era un po' fuori dalla linea del partito. Quindi Vittorini non ebbe più l'appoggio della casa editrice e dovette chiudere. Poi c'erano quelli più autonomi. Prendiamo il gruppo dei pittori Forma Uno, che Togliatti non riusciva a capire. Loro riuscirono a resistere sulle posizioni del dissenso. All'interno del partito c'era una linea molto criptata ed un dissenso rispetto a Togliatti. Prendiamo il caso di Pietro Ingrao, mosso sempre dal dubbio sistematico e creativo rispetto alle ferree certezze. Quindi questo tipo di dialettica interna a me andava benissimo. Si potevano esprimere delle idee. La situazione non era così granitica. Nelle sezioni si discuteva". Oggi che l'essere comunisti è una definizione da gags berlusconiane, cosa le viene da pensare rispetto a quella sua scelta? "Ma lui, Berlusconi, non sa neanche cosa siano stati veramente i comunisti, altrimenti non sarebbe esistito. La sua presenza è la negazione di ciò che dice … ". Lei in Rai ha portato il tenente Sheridan con Ubaldo Lay e le inchieste del commissario Maigret, interpretate dal grande Cervi, che ebbero un grande successo. Già nutriva un interesse per il genere? "Ho sempre avuto interesse per il giallo. E' ereditario. Lo scoprii appena incominciai a leggere. Iniziai con i libri di mio padre, che non era un intellettuale, ma aveva il fiuto per le buone letture. E aveva anche il gusto per il giallo. Aveva tutti i gialli Mondadori che all' epoca costavano 3 lire e 50 ed anche quelli più raffinati che costavano 5 lire. Poi seguendo Diego Fabbri che sceneggiava Maigreto ho imparato un mestiere, però non lo sapevo. L'ho messo da parte. E l'ho tirato fuori al momento opportuno. Diego destrutturava materialmente il romanzo di Simenon. Interrompeva un episodio aper tornare a quello precedente, poi mescolava e scriveva le scene di un racconto. Attraverso questo esercizio ho capito qual'era la struttura di un giallo europeo. Che poi è la struttura di Montalbano". Il suo protagonista è un eroe televisivo, oltre che letterario. Secondo lei dove va e che ne pensa della fiction che viene proposta dalla televisione? Perché non vengono utilizzati di più gli scrittori? "Questo è un errore. Se alla base di ogni fiction ci fosse uno scrittore ci sarebbe maggiore autenticità e maggiore possibilità di successo. E' la lezione, in piccolo, della grande industria cinematografica americana che negli studio avevano da Faulkner a Kevin , scrittori di grandissimo livello, che utilizzava come sceneggiatori. Si capiva l'importanza della sceneggiatura e del punto di partenza, poi lavoravano i registi ma su una solidissima sceneggiatura. Tant'è vero che in America il montaggio veniva affidato ad altri. Mentre in Italia sarebbe quasi impossibile. Gli scrittori ci sono ma non vengono sfruttati". Ne "Il gioco degli specchi" troviamo un Montalbano più maturo, più saggi,o che inizia a guardare a ritroso. Presto in tv lo vedremo da giovane. A Zingaretti subentrerà Michele Riondino. Che succede? "La nuova serie è con altri personaggi ed un altro regista. E' il Montalbano giovane quello del mio libro di racconti, "La prima indagine di Montalbano", che parla di quando non era ancora commissario. Si svolge in un paese dell'entroterra siciliano un paese di montagna, e nella fiction ha come interprete questo giovane attore. La cosa bella non sarà ora ma in futuro. Una volta in onda Montalbano giovane tornerà l'altro Montalbano? Sarà bello il confronto. Ecco perché è importante partire dal romanzo. C'è sempre, anche nella diversità il tratto che unisce". Chi è nel suo universo di scrittore il commissario Vincenzo (Cecè) Collura accompagnato dal suo fido collaboratore il triestino Scipio Premuda? "Quello è un personaggio che ha ballato una sola estate. Lo feci per un libro distribuito da La Stampa. Mi inventai un commissario di bordo protagonista di sei storie. Ma non ha la durata e il respiro di Montalbano". "Giudici", il libro che ha realizzato con Lucarelli e De Cataldo ha riscosso un notevole successo. Non è la prima volta che si impegna in un'impresa collettiva. Le piace? "Si, però non è stato un lavoro di equipe. Avevamo un tema comune proposto da De Cataldo e ognuno ha svolto il compito a casa. Con Lucarelli l'ho fatto. Mi interessava confrontarmi con una persona che ha meno della metà dei miei anni …". Dove va il noir? E' ancora un "genere" ? "Non più un genere da tempo. Almeno in Italia la storia è vecchia, basti pensare a Gadda o a Il giorno della civetta di Sciascia: non ci si permette di assolvere il giallo. Questi sono i gialli che noi definiamo anomali. Anomalia che poi è diventato il marchio di fabbrica del noir. Attraverso il noir si contrabbanda il romanzo adatto alla società di oggi. Quando io dicevo che Izzo era meglio che studiare cento saggi sulla composizione multietnica di Marsiglia, dicevo una cosa ovvia. Il giallo di una volta era solo l'episodio enigmatico. Ora non lo è più". La realtà ha superato la fiction? "Il noir non deve raccontare qualcosa che superi la realtà. La realtà non ti racconta tutto il contesto e il noir indaga nel contesto che ha lo stesso valore del testo". I suoi autori noir preferiti in passato e tra le nuove promesse? "Io non leggo più tanto, però abbiamo un tale schiera di consolidati come Vichi, Fois, Lucarelli, De Cataldo, Malvaldi, Carofiglio di un certo periodo. In Italia siamo fantasiosi e c'è una tale varietà di scrittori!". Per Natale che libro regalerebbe a un suo nipotino tredicenne? "Non saprei … io a quell'età leggevo i romanzi che leggevano gli adulti non facevo differenza. Gli farei leggere il primo romanzo che ho letto io: Conrad La follia di Almayer che è un bellissimo romanzo. E poi Conrad è sempre importante". La volta che tirò due uova a un crocefisso, la Rai e l'esperienza di Maigret, il rapporto con l'allora Pci. I nuovi progetti del "padre" di Montalbano che si racconta Camilleri, il maestro del noir “A un nipotino di 13 anni regalerei un libro di Conrad” Ho sempre avuto interesse per il giallo. Lo scoprii appena incominciai a leggere Nelle foto: Andrea Camilleri ieri ed oggi, con Michele Riondino che interpreterà Montalbano da giovane, l'eroe della fiction resa famosa da Luca Zingaretti e comunemente riconosciuta tra le storie poliziesche più seguite in tv Inervista di Stefania Nardini PA G IN A Speciale LibriIncontroGiovedì 1 dicembre 20114
Protagonisti di racconti che a volte sfiorano il capolavoro la figura del cane ha una sua continuità nel mondo della letteratura. Eroi a quattro zambe in alcuni casi divenuti più popolari attraverso la televisione come Lessie o il commissario Rex. Ma ci sono storie che, al di là dei mass media, hanno lasciato il segno e che sono un vero e proprio omaggio a Fido. Vediamone alcune. Sàndor Marai Truciolo (ed.Adelphi). Truciolo, peloso e arruffato com'è ("gli manca solo il manico per sembrare uno scopino per il cesso"), entra in scena alla vigilia di Natale, come regalo senza pretese, che il "signore" fa alla "signora". Non soggiacerà all'ammaestramento e perciò sarà cacciato e sostituito. Ciononostante, il "signore" si ritroverà a chiedersi perché mai, quando gli torna in mente Truciolo, senta un leggero colpo al cuore. Paul Auster, Timbuctù (Einaudi, 2006). Mr Bones sta a Sancho Panza come l'eccentrico Willy G. Christmas sta a Don Chisciotte. Quando il destino li separa, il cane, che per Willy era una persona, deve scegliere se adattarsi o raggiungere il suo amico a Timbuctù, luogo misterioso che incomincia "laggiù dove termina la carta geografica di questo mondo". Daniel Pennac, Abbaiare stanca (Salani, 2006; Petrini, 2009). Il Cane, che ben conosce la Paura Vera, riuscirà - grazie all'incontro con Muso Nero, il Lanoso, lo Ienoso e altri generosi amici - ad addestrare Mela, la sua capricciosa padroncina. E, una volta addestrato, un padrone non sarà più tale, bensì un amico. John Fante, Il mio cane Stupido. In A ovest di Roma (Einaudi, 2008). Stupido è un cane venuto da lontano e si rivela un disadattato. Proprio come il suo padrone, Henry Molise (in cui è facile riconoscere lo stesso Fante), sceneggiatore e scrittore disoccupato che non dimentica le umili origini abruzzesi e che desidera sopra ogni cosa tornare a Roma. A differenza, però, del padrone-alter ego, Stupido combatte e vince. Un racconto di pirandelliano umorismo che si chiude su una casa ormai svuotata degli affetti familiari. Virginia Wolf, Flush (La Tartaruga, 2010). Flush è il cocker spaniel della poetessa inglese Elizabeth Barrett (1806-1861). È il fedele compagno sia nel chiuso del salotto di un'esistenza da reclusa sia nella fuga in Italia, verso la felicità. Lucy Dillon, "Il rifugio dei cuori solitari" (Garzanti, 2011). Chi voglia tuffarsi in cinquecento pagine di romanticismo, può farlo con la storia di Rachel che, inesperta di cani, riceve in eredità anche Gem, grazie al quale si scoprirà capace di trovare i padroni più adatti a trovatelli a quattro zampe. L'ispirazione per questo best seller è venuta all'Autrice proprio dopo aver adottato un cane, Violet… anzi, dopo essere stata adottata da lei. Uno dei romanzi in cui il protagonista è il mitico amico degli umani Quattro libri per gli animali più fedeli Storie che hanno lasciato il segno e che sono un vero e proprio omaggio a Fido "Vidi comparire sulla piazza un cane: aveva l'aria sperduta, ma appena mi vide corse verso il camion. Allora, pensando di far bene, lo chiamai", scriveva Carla Capponi nel suo "Con cuore di donna" (ed. Net), ed è curioso pensare a come non un uomo, ma un animale, un bastardino sconosciuto, sia capace di entrare in un libro che racconta una storia vera e dura, e farne un momento di grazia e speranza: il cane arriva e Carla, catturata dai tedeschi nel tentativo di raggiungere il fronte in avanzata da Cassino, vede in lui che corre dietro alla camionetta "il senso di un rapporto umano". Viene de chiedersi perché il rapporto con gli animali sia tanto più semplice che quello con gli altri uomini: è perché si può comunicare con loro solo con le carezze, senza il peso delle parole che inchiodano e si ricordano, proprio come si fa coi bambini? O è perché non abbiamo l'obbligo di renderci comprensibili ai loro occhi, di ottenere la loro approvazione, stima, affetto? Tutto è lineare tra uomini e cani, lineare e regolato da impulsi base, fondamenti di fame e calore e tenerezza; il bisogno fisico di una carezza o di una passeggiata è un impegno che ci prendiamo con la loro venuta, a loro non imputeremo mai d'averci estorto amore ed è solo perché non li riteniamo in grado di deluderci. E' curioso pensare anche a come la figura di un bastardino venga paragonata a quella di Dorina, ne "La donna di scorta" (ed. Einaudi), romanzo di Diego De Silva. Nella racconto del protagonista, questa ragazza che non chiede nulla perché non sa come farlo, è tanto simile al cane abbandonato per strada anni prima, perché come lui, ottuso, aspetta nel luogo in cui lo si è lasciati, perché non gli venga imputata anche la colpa d'esser andato via da una speranza. E' forse questo ciò che difetta nei rapporti tra uomini e animali: ci vuole una ferma idea di fede per poggiare a terra scodelle e capire guaiti, e scrivere poi di loro. r.f. Sono davvero tanti i libri che parlano di cani e del loro rapporto con l'uomo. Eppure non si ripetono mai. Ogni storia è nuova, perché ogni creatura a quattro zampe è irripetibile. E irripetibili sono le relazioni fra un uomo e il proprio cane. Qui desideriamo proporvi alcune storie appena pubblicate. Beatrice Masini, "Solo con un cane" (ed.Fanucci). Un assurdo editto costringe Miro e il suo cane Tito alla fuga per la salvezza, metafora del viaggio "verso le nostre paure, contro i nostri limiti, per mettere alla prova le nostre capacità". Nessuno dei due potrebbe desiderare di meglio e di più dell' amiciza e della vicinanza dell'altro. L'Autrice, che fu tra i finalisti dello Strega con "Bambini nel bosco", dissemina il testo di brevi dialoghi interni del cane: un linguaggio scarno e poetico che evita la così frequente "umanizzazione". Non soltanto per ragazzi. Kerstin Ekman, "Il piccolo cane" (ed.Cairo). La grande foresta, la pioggia e la neve. E gli animali di un ambiente selvaggio, dove l'uomo compare di rado. È qui che la scrittrice svedese ambienta la storia di Grigio, cucciolo smarrito, dilaniato fra vigilanza e aspettativa, che si trasformerà in un cane capace di destreggiarsi nella foresta, fino all'incontro - da sempre atteso - con l'uomo. Un racconto di formazione, dove il tempo dell' azione si dilata. Franco Gàbici, "Un prete e un cane in Paradiso" (ed.Marsilio). È la storia, che si dipana dal dopoguerra ai nostri giorni, passando per il Concilio e il Sessantotto, di don Francesco Fuschini, grande scrittore cattolico romagnolo, di cui è noto il grande amore per il fedelissimo Pirro, "il fratello Pirro", che era il suo io a quattro zampe e diceva le cose del cuore con la coda. Andrea Scanzi, "I cani lo sanno" (ed.Feltrinelli). Lo sguardo rasoterra è tanta parte del rapporto fra l'uomo e il cane. "Un cane sono i tuoi occhi intatti, mai contaminati dal calcolo personale. Sono occhi di chi non si stanca di guardare... Di chi vive di piccole cose." Scrivendo delle sue labrador - Tavira, che lecca via il dolore e soffre per osmosi, e Zara, la cui condanna è mettere allegria "a prescindere" - l'Autore racconta questo rapporto simbiotico, ben destreggiandosi fra allegria, humour e nostalgia. Abbaiano, scodinzolano, soffrono, ci amano e sono davvero amici per l'uomo Qua la zampa: Tito, Grigio, Zara Sono proprio loro i nuovi eroi È il trionfo dell'innocenza in un rapporto regolato da impulsi basati sulla tenerezza Un paio d'occhi che esprimono solo il bisogno di una carezza Camillo Valerio Non c'è soltanto il Rex beniamino della televisione Per Daniel Pennac e Paul Auster cani in primo piano Anche John Fante ha tra i suoi personaggi un cane PA G IN A Speciale LibriAnimaliGiovedì 1 dicembre 201126
E' opinione comune che oggi la narrativa contemporanea non sia ancora morta, ma si sia spostata verso nuovi e differenti media, quali la serialità televisiva, in cui la creatività individuale si mescola al progetto industriale, l'invenzione alla ripetizione. La convergenza non è solo un progetto tecnologico, ma anche antropologico; un'attitudine mentale e culturale verso la scoperta di nuovi territori, nuovi contenitori dove immergersi e contaminarsi. Una chiave di lettura che possa ribaltare le prospettive è possibile solo considerando fermamente la cultura come una fonte di sviluppo, di innovazione per il futuro, e perseguendo la via della collaborazione strategica tra cultura stessa e mondo del lavoro e del business. Eppure il futuro è in biblioteca. Un punto di partenza e di arrivo da scaffale. Come spiega Stefano Parise, il presidente dell'Aib associazione dei bibliotecari italiani, occorre considerare l'investimento nelle biblioteche come uno di quelli essenziali in un paese civile, perché "non è sufficiente digitalizzare, dare accesso a internet o mettere a disposizione gli e-book, la biblioteca può diventare uno strumento di alfabetizzazione alla modernità". Un crimine colto e mozzafiato che muove pagine e polvere di libri rari e antichi è quello narrato in Il detective che ama i libri di John Dunning (ed. Rusconi), riconosciuto con il Premio Nero Wolfe e il Premio Dilys per il miglior giallo. Un arguto minuetto d'amore si dichiara in L'amante di Roberto Piumini (ed. Barbera), ex scrittore di narrativa per ragazzi, in cui nulla è come appare. Un gioco mortale di un uomo tra vicoli, canali, signorili palazzi di tre città dal perfetto sapore letterario Venezia, Vienna, Parigi. A Parigi vive anche Valérie Nolo, protagonista del romanzo Coco Dias Tango di Brina Svit (ed. Nikita- Gruppo Editoriale Barès) e scrittrice sola che per mantenersi si fa interprete. Ha una passione incurabile, il tango e senza le sue scarpe da ballo non esce mai di casa. Un grande maestro, un vero tanghero argentino, Coco Dias, le propone uno scambio bizzarro: "se scrivi un libro su di me, io ti insegnerò a ballare il tango". Non resta che accettare. Di Varsavia è invece Jacques Kohn, il protagonista del libro Un amico di Kafka di Isaac B. Singer (ed. Garzanti), un ex attore del teatro yiddish vanesio e disoccupato che si atteggia a dongiovanni e si compiace, nelle sue conversazioni, di aver conosciuto il famoso scrittore praghese. Le pieghe più riposte dell' animo umano si confrontano e si osservano con meraviglia nello specchio della vita, nella ricerca assillante di una via di scampo, offerta forse dalla libera girandola della fantasia. Li racconta abilmente Stefano Lorenzetto in Visti da lontano (ed. Fandango), accogliendo una profilassi che lo conduce sulla via del distacco, della distanza, da una società in cui per esistere bisogna apparire nei palazzi del potere, nei salotti, in tv o, per i meno fortunati, almeno su Facebook. Un personaggio famoso, del calcio, è senza dubbio Zdenek Zeman, l'allenatore che rappresentò il modello alternativo al calcio degli investimenti miliardari e del doping. Nel reportage scritto e visivo, libro e dvd, Il ritorno di Zeman di Giuseppe Sansonna (ed. Minimum fax) con il tono affabulatorio e lo stile immaginifico del grande giornalismo sportivo italiano, sono ripercorse le gesta del vecchio e del nuovo Foggia zemaniano, restituendoci le emozioni e le atmosfere di un calcio pulito, estroso, autentico. L'autenticità dell'amore di una madre e per una madre è indimenticabile. Emanuele Tonon ce lo consegna sulla pagina in Luce prima (ed. Isbn) in un lamento d'amore senza confini, in un urlo disperato alla vita contro l'assurdità del tempo e delle illusioni. Opera perfettamente bilanciata e conclusa come la vita di una donna umile, silenziosa che con la propria morte assurge a simbolo universale di amore. L'amore è cuore che pulsa, e che se si "stanca", deve essere trapiantato. Come quello di Palude, operaio rosso e comunista che quando "era ancora in forze ti alzava con una mano sola, se non stavi zitto". Palude di Antonio Pennacchi (ed. Dalai), echeggia quelle paludi pontine che sono terra di città nuove, trionfali e desolate, tra cui Latina che riscatta un primato tra le peggiori città del Paese con i trapianti di cuore, un alveare di contadini, gente che parlava in romanesco e ricorda in veneto, spediti lì dal Duce a bonificare stagni e pantani. A Cortona invece è ambientato il nuovo libro di Remo Bassini Vicolo del precipizio (ed. Perdisa), un viaggio nella memoria, racconti toscani, amori finiti male, preti donnaioli, storie contadine, leggende, episodi partigiani, vicende famigliari più vicine. Un "libro nel libro" che come un ragno tesse le fila da un lato del personaggio dell'editor, in conflitto tra la libertà di scrittura e il guadagno economico legato ad essa, dall'altro dell'autore stesso, in perenne riflessione sul senso ultimo della narrazione. Un atto d'accusa al mercato editoriale di oggi perché scrivere e leggere è un mestiere che non fa sconti, anzi si vendica con dolcezza. GUIDE ALTERNATIVE Anche il viaggio diventa politicamente corretto Stefano Parise, il presidente dell'Aib: “Bisogna ripartire dalla cultura“ La ricchezza abita negli scaffali Tra parole, memoria e personaggi Pensiero e azione possono darsi la mano in un camminar a passo dolce. Il suo ritmo, dato dai piedi, genera note musicali, fantasie e conoscenza. In occasione del centocinquantesimo anno dell'Unità nazionale, lo scrittore Enrico Brizzi ha ideato e compiuto un lungo viaggio a piedi, dall' Alto Adige alla Sicilia. Pensato come a un'indagine sul campo per rispondere alla domanda "chi sono oggi gli italiani?" e vissuto come un' esperienza completa, l'itinerario di 2191 chilometri ha consumato luoghi comuni oltre che tre paia di scarpe. Il resoconto del viaggio di Brizzi, del fotografo Francesco Monti e di molti amici dell'associazione Francigena XXI è divenuto parola scritta in Italica 150 (ed. Pendragon). Tappa dopo tappa, chilometro dopo chilometro appaiono lungo la via i molti incontri, le chiacchierate, le interviste a personaggi rilevanti, le immagini immortalate in uno scatto, la storia e la cultura delle località attraversate, le problematiche e i conflitti con cui ci si può scontrare. Il tutto seguendo il motto ispiratore del viaggio: "Voglio vedere dove comincia l'Italia, dove finisce, e tutto quello che c'è in mezzo". Viaggiare è anche resistere. Un invito a "salire in montagna", come fecero migliaia di giovani, all'indomani della firma dell'armistizio, l'8 settembre del 1943. Le montagne dei Partigiani di Gabriele Ronchetti (ed. Mattioli 1885) è un libro dove il passato si fa futuro. Sulle orme dei ribelli, nei luoghi dove essi combatterono resistendo a tedeschi e fascisti, toccando anche le memorie delle prime esperienze di vita democratica delle libere Repubbliche Partigiane e i segni drammatici delle stragi di civili. Una guida storico-turistica non solo per lettori appassionati di storia, ma anche per semplici turisti occasionali, con indirizzi utili per il pernottamento e la ristorazione. La vocazione alla ribellione appartiene anche alla più grande città d'Europa senza essere capitale di uno Stato, Barcellona. Dall'età della pietra fino alla fine del franchismo Guida alla Barcellona ribelle di Guillem Martinez (ed. Voland) esibisce una città inedita: la Barcellona che si nasconde nei suoi vicoli e nei suoi quartieri, "senza costume e occhiali da sole". Una guida storica che porta alla luce la figlia stravagante e ribelle della Spagna, un'eccezione europea che rimane, nonostante le sue idiosincrasie, una "vera" città spagnola. Ogni fiore parla un linguaggio segreto, che trova le sue antiche "radici" nell' epoca vittoriana. Adesso come allora ciò che non riusciamo ad esprimere a parole, in un mondo di codici twitterati e spot veloci, può essere manifestato, semplicemente, con un fiore. Ogni fiore non è solo un fiore. Ogni petalo, ogni foglia, ogni bocciolo comunicano un'emozione diversa e parlano di noi, ci parlano, ci scoprono, come messaggi variopinti e profumati. I messaggi segreti dei fiori di Kirby Mandy (ed. Garzanti) sbocciano in un dizionario dettagliato di fiori scelti per il loro significato storico e letterario, in un dizionario di sensazioni che li racchiudono nel loro germogliare e nel loro appassire, dalla rabbia della peonia alla fiducia della primula, dall'amicizia della fresia ad una dichiarazione d'amore del tulipano. Molte idee, decori e spunti creativi sono ricordati per creare il bouquet più originale e appropriato ad ogni occasione. Perché ogni occasione è un vaso trasparente in cui immergere fiori, ogni volta diversi, da curare, da ammirare come in un romantico messaggio d'amore. Sapientemente illustrato e ispirato al romanzo Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh (ed. Garzanti) - fenomeno letterario dell'anno, venduto in ventisette paesi con dieci edizioni in pochi mesi - in cui, il potente seme dell' amore, autentico, imperfetto e senza "radici", attraverso Victoria, uno dei personaggi più straordinari mai creati, ci dona una storia di coraggio e di speranza, di abbandono e di incredibile sete di vita, come la ciclicità della natura insegna, per sentirci finalmente "a casa". C'è sempre un buon motivo che vale il viaggio. Davide Malesi lo ha fatto su due ruote. Perché "viaggiare su due ruote non è solo una passione, ma uno stile di vita. L'Italia, con le strade delle sue valli, le litoranee, i percorsi tra i boschi e le vie cittadine, è una pista ideale per gli appassionati di motociclismo". In 101 Itinerari da fare in motocicletta almeno una volta nella vita di Davide Malesi (ed. Newton & Compton) la pagina scritta incalza veloce attraverso itinerari noti e insoliti, ma sempre sorprendenti, con un casco come unico schermo tra il motociclista e il vivere in sella al viaggio. Storia, arte, cultura, curiosità e natura si accoppiano perfettamente con curve, tornanti, discese e salite. Indugia l'occhio libero su panorami d' Italia e paesaggi da cartolina. Il tutto arricchito da consigli su dove fermarsi per riposare, per scattare qualche bella foto e degustare le specialità tipiche della zona. Una guida di "qualità accessibile" delle strutture d'accoglienza e di ristorazione, dagli indirizzi classici alle nuove tendenze, è offerta da Alberghi e Ristoranti d'Italia 2012 di Touring Editore, curata da Luigi Cremona e da Teresa Cremona. A raccontare l'offerta nazionale sono 6.813 strutture tra alberghi, locande, B&B, residenze di campagna, ristoranti, trattorie ed enoteche; ben 604 le new entry tra alberghi e ristoranti, a indicare un lavoro capillare, attento ai cambiamenti, svolto come sempre in modo indipendente. L' Italia è anche Vino, ne è un esempio la nona edizione della guida, per molti aspetti unica, ViniBuoni d'Italia Touring Editore, curata da Mario Busso e Luigi Cremona. Dedicata ai vini da vitigni autoctoni, attraverso un processo di selezione eccezionale per impegno e trasparenza ne ha recensiti in guida 4.500. Un'importante novità è fornita dalla nuova sezione dedicata alle migliori aziende spumantistiche italiane che producono con metodo classico e sono selezionate da una commissione appositamente istituita dall'Onav. Una tradizione enologica italiana che valorizza le radici locali, il territorio e la tipicità di una bottiglia di vino. Soddisfare la curiosità arricchisce. La collana Le città più belle d'Italia, realizzata interamente da Gaffi editore, ne è un esempio. Siena Roma Firenze di Rodolgo Gibilterra (ed Gaffi) sono un nuovo format di guide che, attente non solo ai monumenti celebri di un centro urbano, ma anche e soprattutto al patrimonio artistico che vi dimora, completano, con fotografie a colori e carte topografiche, un viaggio virtuale senza muoversi da casa. ITINERARI Roberto Piumini ci porta aParigi con una grande storia diamore sotto la torre Eiffel “Palude” di Pennacchi hacome protagonista unoperaio comunista dell'Agro Pontino Alla scoperta dei toccasana per lo spirito e per il gusto Ditelo con i fiori: un messaggio, una lingua, una filosofia L'inno alla bellezza inizia proprio da una margherita Un viaggio nella memoria racconti toscani, amori finiti male, preti donnaioli... Un crimine colto e mozzafiato che muove pagine e polvere di libri rari e antichi Claudia Caramaschi Stefano Lorenzetto affronta come cambiano i rapporti di potere ai tempi di internet PA G IN A Speciale Libri Novità Giovedì 1 dicembre 2011 11
Tra i vari rami della saggistica, la critica letteraria è da sempre considerata "di nicchia", riservata agli addetti ai lavori. Eppure "I libri sui libri" sono spesso interessanti e avvincenti quanto i libri su qualsiasi altro argomento. Uno che riesce a sfornare best sellers scrivendo di libri è Harold Bloom - una vera rockstar della critica letteraria -, appena arrivato nelle librerie italiane con Anatomia dell'influenza. La letteratura come stile di vita(Rizzoli), in cui a quarant'anni dal famigerato L'angoscia dell'influenza, attraverso una chiave autobiografica ripercorre le sue passioni letterarie e i temi cardine della sua carriera, tornando a confrontarsi con l'idea di una letteratura come esercizio di mimesi, emulazione, tradimento, che si nutre di echi e rimandi, e non è mai priva di passato o futuro. Riprende il tema della critica letteraria come unica forma accettabile di autobiografia, secondo quanto già affermato da Walter Pater, Andrea Caterini, giovane e valente critico - non ancora autorevole come Bloom, ma intenzionato a diventarlo - in procinto di uscire per Gaffi Editore con Il principe è morto cantando. Una autobiografia letteraria attraverso l'analisi critica del personaggio, libro dedicato a grandi autori dell'Ottocento e del Novecento, divisi in coppie secondo logiche più o meno esplicite, e ai loro protagonisti. Forse un libro così personale avrebbe dovuto essere pubblicato un po' più avanti nella carriera, ma indubbiamente traccia un percorso godibile tra bellissime pagine di letteratura, colte da un acuto spirito critico. Per David Lodge in La coscienza e il romanzo, (Bompiani) è la letteratura invece che offre una chiave per comprendere le umane cose; mentre Zadie Smith in Perché scrivere (minimum fax) afferma che la scrittura, senza filtri e senza le sovrastrutture editoriali, diventa un modo rivoluzionario per vedere la realtà al di là di ogni mistificazione. Sopra da sinistra “I ministri dal cielo” e Piero Calamandrei C'è voglia di futuro e di nuove energie Sono i libri che più o meno direttamente inneggiano a un rinnovamento morale, stigmatizzano i poteri e i privilegi della "casta" o ancora raccontano pezzi di Storia del nostro paese, i più venduti del 2011, e figurano numerosi anche tra le proposte per i prossimi mesi. Così accanto al volume di Massimo Onofri L'epopea infranta - Retorica e antiretorica per Garibaldi (ed. Medusa), dedicato alla figura di Garibaldi e a come è stato costruito nel corso degli anni il suo mito, icona che incarna il bene e il male dell'Italia, si pone Giù al sud. Perché i terroni salveranno l'Italia di Pino Aprile (Ed. Piemme), in cui si propongono esempi concreti di come nel meridione si stia risvegliando una coscienza civica e una voglia di riscatto. Un occhio critico sui nostri usi e costumi degli ultimi vent'anni, viene da Il Sessantotto realizzato da Mediaset. Un dialogo agli inferi di Valerio Magrelli (Einaudi), in cui il poeta immagina un dialogo tra Macchiavelli e il Tenerissimo e individua nel "berlusconismo" la più tragica attuazione dell' immaginazione al potere, privata però di ogni spirito critico. Quasi consolatoria oltre che ispiratrice, arriva allora la parola di Piero Calamandrei, padre costituente e giurista, con i suoi scritti dal 1946 al 1956, ripresi perlopiù dalla rivista Il ponte e raccolti da Chiarelettere nell'istant book Lo Stato siamo noi, in cui si profila un appello per tutti all'agire politico in modo chiaro e pulito, con una libertà che è prima di tutto consapevolezza sociale e civile. Una storia di grande mobilitazione popolare e di grande impegno civico viene invece dalla nuova edizione de I ministri dal cielo. I contadini raccontano di Lorenzo Barbera (duepunti Edizioni). Barbera, raccogliendo le vicende della popolazione del Belice, prima, durante e dopo il terremoto del 1968, che infierì su una terra già provata da anni di pessima amministrazione pubblica, scrive di uomini e le donne mai arresi, protagonisti di anni di lotte e rivendicazioni, che si mobilitano anche per la ricostruzione. Quella del Belice è la storia di un tentativo di partecipazione collettiva alla "cosa pubblica", di impegno e resistenza civile, che comincia con Danilo Dolci e la Marcia per la costruzione di una diga su un fiume, continua con lo sciopero del "non lavoro", con la "salita" a Roma, in massa, per chiedere che lo Stato mantenga le promesse dei ministri "scesi dal cielo" e poi spariti tra le chiacchiere vane, e si chiude su una distesa di baracche, dodici anni dopo. La lezione di Calamandrei , la vicenda del Belice, gli eroi, i "terroni" Ricomincia dal Mezzogiorno la vera rinascita del Bel Paese Seia Montanelli “Libri sui libri” attraenti come le fiction televisive Ma chi l'ha detto che la critica è di nicchia? PA G IN A Speciale LibriSaggisticaGiovedì 1 dicembre 201114
Direttore Responsabile: Duccio Rugani - Editore: EDITRICE GRAFIC COOP. S.C.P.A. di giornalisti - Iscritta Albo Società Cooperative n. A131424 - Sez. Mutualità Prevalente. Sede legale: Via dei Termini, 20 - 53100 Siena - mail: info@graficoop.it - Sede amministrativa: Via P. Soriano, 63 - 06132 Perugia - Tel. 075.5272310 - Fax 075.5279097 - Concessionaria di pubblicità: PUBLIKOMPASS S.p.A. - Via Pievaiola, 166F - 06132 Perugia - Tel. 075.5288741-2-3 - Stampa: Galeati Industrie Grafiche s.r.l. - Via Selice - Imola Giovedì1Dicembre2011SUPPLEMENTOAL NUMEROODIERNODE“ILCITTADINO OGGI -CORRIERENAZIONALE” Danza Libri per NataleSpeciale
Guru della rete, giornalista, saggista e un punto fermo: la battaglia per i diritti delle donne. Ecco Loredana Lipperini Guru della rete. Esperta di letteratura di genere. Agitatrice culturale. Attivista per i diritti delle donne. E' Loredana Lipperini, romana, giornalista, scrittrice, blogger della prima ora. Dopo aver collaborato negli anni, a riviste e quotidiani da "Sipario", a "Il Giornale della Musica", da "L'Unità" al "Il Secolo XIX", dal 1990 scrive sulle pagine culturali de "La Repubblica" e dell' inserto "Il venerdì", ed è fra i conduttori della trasmissione "Fahrenheit" di Radio Tre. Ha scritto programmi per la tv e ne ha persino condotto qualcuno. Grande appassionata di musica classica ha dedicato diversi libri a Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart. Il suo nome è legato soprattutto al mondo della letteratura di genere (dal 2007 è giurata del Premio Scerbanenco) e a quanto accade nel web - cura "Lipperatura", seguitissimo blog in cui parla di letteratura e di società, oltre che delle infinite possibilità che offre la rete - ma soprattutto alle battaglie per il superamento della discriminazione nei confronti delle donne. Di grande rilievo sono infatti i suoi libri sulla condizione femminile: "Ancora dalla parte delle bambine" (Feltrinelli 2007) e "Non è un paese per vecchie" (Feltrinelli 2010), che con un terzo volume in cantiere, costituiscono una trilogia ideale, scandita dalle età delle donna - bambina, vecchia, mamma - in cui con grande attenzione a dati e statistiche, si evidenzia come le donne siano penalizzate da una società maschilista ed edonista, in cui le pari opportunità non solo non sono garantite, ma non costituiscono nemmeno un problema da risolvere. Quando e perché hai deciso di occuparti delle questioni di genere? "Ho cominciato a rendermi conto di come stavano veramente le cose, quando i miei figli hanno cominciato ad andare all'asilo, e abbiamo cominciato a uscire dalla cerchia di amici e parenti tutti con lo stesso modo di vedere le cose. Alle porte dell'asilo vedendo bambine ricoperte di rosa e bambini azzurri, divisi nei giochi rigorosamente da maschi e femmine, mi sono sentita come Siddharta che va incontro al mondo e mi sono accorta che c'era molto da fare. L'episodio scatenante che poi ha portato alle ricerche sui condizionamenti di genere, e quindi ad "Ancora dalla parte delle bambine"(che riprende idealmente il discorso da dove l'aveva lasciato Elena Giannini Belotti, autrice nel 1973 di "Dalla parte delle bambine", ndr), è stata la visione di un minuscolo tanga al mercato in un paese delle Marche, un tanga da bambina!". Cosa significava quel tanga? "Ci riportava indietro di trent'anni. Dimostrava come l'immaginario collettivo fosse ormai corrotto dalla pubblicità che condiziona i modelli di riferimento. A partire dagli anni Novanta è in atto una re-genderization, ossia un'assurda divisione tra i generi con un'esplosione di modelli iper-maschili e iper-femminili. Alle ragazze si insegna fin dall' infanzia, e qui veniamo al tanga, che la bellezza è un'arma". In realtà tu hai iniziato la tua carriera occupandoti proprio delle donne… "Si, facevo parte della segreteria del partito radicale (per anni ha diretto l'agenzia di stampa "Notizie Radicali" ed è stata fra i primi conduttori di Radio Radicale, ndr), ho partecipato ai collettivi femministi, alle lotte, le marce. Il problema è che di quell'esperienza sono passati solo gli aspetti più esasperati. Il femminismo è stato un tabù, un' esperienza da rifiutare in toto". In effetti quello che si mostra di solito sono video e foto di donne arrabbiate, urlanti, scarmigliate e non di rado bruttine, e l'idea che permane è che non se la passassero poi tanto bene… "Ridurre il femminismo a caricatura è stata una mossa formidabile per denigrarlo e screditarlo. Certo, non di rado le stesse femministe storiche hanno contribuito a creare di se stesse un'immagine claustrale e isolata dal mondo. L'errore è stato quello di non passare il testimone alle nuove generazioni. Si era convinti di aver raggiunto definitivamente la parità e si è abbassata la guardia, oppure, come hanno fatto molte intellettuali, ci si è chiusi nelle accademie, lontano dai problemi reali. E alla lunga invece del femminismo dell'uguaglianza, quello di cui parlava Simon de Beauvoir, è rimasto solo il femminismo della diversità, con gli uomini come nemici da combattere. E' stato centrale il problema del corpo, ma nessuno ha pensato all'immaginario, ai modelli che passavano attraverso la pubblicità, i libri di testo a scuola, le riviste, la televisione, che hanno imposto un'iperfemminilità seducente come mezzo per raggiungere una parità anche professionale. E' sempre un problema di educazione, di cultura, di immaginario e di linguaggio". Non è che in Italia il gender gap è più ampio rispetto ad altri Paesi perché da noi la televisione negli ultimi vent'anni è stata anche uno strumento politico? In pratica il berlusconismo, non ha peggiorato le cose? "Io penso che l'era di Berlusconi si sia innestata in un terreno fertile e abbia prosperato, imponendo alla realtà l'immaginario televisivo dove tutti sono magri belli ricchi giovani e quindi vincenti, ed evitando qualsiasi intervento normativo utile a risolvere questi problemi. Ma pensiamo anche all'Inghilterra di Margaret Thatcher, convinta che " la società non esiste, ci sono uomini e donne e famiglie", in quel Paese solo ora si è acceso il dibattito sulle piccole Lolita. E' l'individualismo il male peggiore di questi anni, il berlusconismo ne è un'esasperazione, ha portato alla difficoltà di riconoscere che esistono altre strade rispetto a quella propria e della propria cerchia, altri modi di concepire la femminilità, di vestirsi, di pensare, di essere seduttive o di non esserlo. Tutti i paesi devono fare i conti oggi con queste questioni, ad eccezione di quelli del Nord Europa. C'è da dire che negli ultimi tre anni in Italia qualcosa si sta muovendo, e penso al 13 febbraio scorso con il movimento "Se non ora, quando". Parlarne è già un grosso passo avanti". A proposito di politica e dell' esperienza radicale citata prima, perché secondo te, alcuni dei personaggi più reazionari della scena politica e civile italiana, come Giuliano Ferrara, Eugenia Roccella o Gaetano Quagliariello, vengono proprio dal partito radicale e da quello comunista? "Non credo sia un problema ideologico ma solo di opportunismo politico: la tendenza a essere voltagabbana fa parte di un certo tipo di individui". Torniamo ai libri. Come vedi la situazione editoriale italiana al momento? "Mi sembra che ci troviamo in una situazione di stagnazione e di crisi. Non sono molto ottimista sullo stato delle cose, il sistema sta implodendo, si sono affermate scelte editoriali sbagliate dettate non dalla qualità e dalla ricerca della bibliodiversità, ma dall'appiattimento sul mercato". Ci consigli un libro per Natale? "Posso sceglierne due? Il primo è il "Secondo sesso" di Simone de Beauvoir, un libro fondamentale per chiunque voglia affrontare la questione femminile, oltre che fare una bella lettura. Il secondo è un saggio appena pubblicato da Corbaccio: "Mamme cattivissime. La madre perfetta non esiste", o "Le conflit" in lingua originale, di Elisabeth Badinter". "Metterei sotto l'albero: "Secondo sesso" di Simone de Beauvoir, "Le conflit" in lingua originale, di Elisabeth Badinter" Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice, blogger della prima ora Intervista di Seia Montanelli Siamo al merkato della diversità PAGIN A PAGIN A Speciale LibriIntervistaGiovedì 1 dicembre 201116 Intervista 17
Valeria Parrella e il suo nuovo romanzo. Protagonista la direttrice di un teatro sempre in bilico tra scegliere le persone o privilegiare la cultura Valeria Parrella, dopo il successo di due raccolte di racconti e del romanzo "Lo spazio bianco" (Einaudi 2008) - da cui è stato tratto il film di Cristina Comencini, con Margherita Buy protagonista - torna in libreria. Un ritorno molto atteso dalla critica quanto dal pubblico, che vede l'autrice alle prese con una protagonista assai distante da Maria, la giovane insegnante di scuola serale de "Lo spazio bianco", quanto da buona parte delle voci femminili che animano i suoi racconti. Clelia, che è la voce narrante di questo "Lettera di dimissioni", non somiglia nè alla Guappetella del racconto "Dritto dritto negli occhi", con la sua smania di arrampicatrice sociale, né a Maria. Il personaggio che le è più vicino è forse Marina, la gallerista d'arte de "L'amico immaginato", terzo racconto della raccolta "Per Grazia ricevuta" (minimum fax 2005): sono entrambe donne "in carriera", con tutti gli equilibrismi che ciò comporta per far tornare i conti tra lavoro e affetti. Ma diversamente da Marina, Clelia non è madre né si lascia troppo prendere la mano dalle passioni. Non che esse siano assenti dalla sua vita: ella incontra almeno due uomini con cui avrà storie importanti, Gianni e Stefano - il primo compagno degli anni giovanili, l'altro suo mentore nel mondo del teatro, laddove Clelia si farà strada dapprima come regista, poi come direttrice. E, più che gli innamoramenti e le amicizie, il teatro sarà - e resterà - al centro della sua vita. Clelia vive e respira per allestire spettacoli, per produrre arte e bellezza; qualora ciò si trovi in contrasto con il resto della sua esistenza, finanche con gli affetti, la scelta di Clelia tenderà sempre a privilegiarlo su di essi. Lo vediamo concretamente, nel libro, quando lei sceglie di far scadere i contratti di collaborazione di persone alle quali è affezionata, per risparmiare sui costi e produrre nuovi allestimenti teatrali. Eppure Clelia non è mai fino in fondo una donna di potere, e quando si trova a fare scelte che danneggiano altri prova inquietudine, passa notti in bianco, la sua coscienza non ha pace. A Napoli si dice: "E' meglio cumannà che fottere". Eppure la tua protagonista non sembra mai cedere fino in fondo alle sirene del potere: le piace decidere, fare gli spettacoli, godere di prestigio e ammirazione - tutte cose molto umane. Ma il potere per il potere - la tentazione ultima - quello no. Cosa è che la salva, la preserva da questo decadimento integrale? Lei viene da quei genitori, da quel passato, suo padre non fece neppure il concorso a dirigente per architetto nel comune di Pompei tanto non gli importavano le forme piuttosto i contenuti, avere interessi, studiare, passeggiare. Lei si trova invece a poter/dover scegliere della vita di altre persone. Tipo nel licenziamento che poi non è vero e proprio licenziamento ma solo "lasciare fare al tempo", aspettare che dei co.co. co. scadano: è il sistema stesso che le permette di fare cosa in maniera legale che agli occhi della ragione sono crudeli e ingiuste. Questo doppio aspetto è quello in cui si muove Clelia per tutto il romanzo. A Roma, ai tempi del Teatro Centocelle, si pensava che un teatro potesse diventare luogo di identificazione per una comunità, di acculturamento, di testimonianza - Dacia Maraini fece "Centocelle: gli anni del fascismo", c'era il Canzoniere del Lazio che era un laboratorio importante. Insomma: il teatro come avamposto nella barbarie dei tempi. Oggi c'è l'esperienza del Teatro Valle occupato. Queste cose possono essere seme? O si riducono a postazioni fortificate per condurre battaglie di retroguardia? No, no. Servono. servono per non farsi uccidere, oppure per morire lo stesso ma con il volto verso l'assassino. Ovviamente questo ventennio di liberismo sfrenato, e conflitto d'interessi ha reso, rispetto a quando ne parlava Maraini, il tessuto sociale molto più molle e permeabile, per cui oggi già fare per bene il proprio lavoro, o quello che si sa fare meglio, così come recita la nostra Costituzione, già è molto, moltissimo. Non so come dire: io e te occupiamo con i libri, gli attori con il corpo. Ma certo è che la cultura per i governanti oggi si divide nettamente tra essere la foglia di fico delle cattive amministrazioni e la fetta improduttiva del Paese da annientare (al pari della scuola pubblica e del servizio sanitario) A proposito del colloquio tra Clelia e il presidente del TRC, verso la fine del libro, ma anche del momento in cui decide di ridurre da dodici a nove mesi l'anno le collaborazioni di persone che le hanno offerto simpatia e amicizia, si ha la sensazione che sia impossibile conciliare umanità e responsabilità manageriali, e che a mischiare mercato e cultura si finisca per forza male. Credi che sia così davvero? Mercato e cultura. Bello, io sono meridionale, vivo nella Magna Grecia. Quando i coloni arrivavano la prima cosa che facevano era il teatro, e poi facevano il foro, che sarebbe il mercato. Come dire: la civiltà che siamo sta qua e la rappresentiamo con il teatro, ciò che ci farà sopravvivere fisicamente sta qua nel foro. Discorsi separati. Però poi nei periodi di decadenza, romani, per esempio, imperiali, per esempio, c'è un Nerone dittatore - imperatore - che nei teatri pubblici fa le sue opere e sono pure brutte, tanto che Seneca ne è disgustato pur essendo di contro il suo consigliere. Secondo me i manager non dovrebbero esistere. Secondo me un buon laureato in economia che vince un concorso pubblico può occuparsi dell' amministrazione di un teatro come di una soprintendenza e lasciare fare all'artista di teatro o all'archeologo il suo lavoro di dirigenza artistica in piena autonomia e senza intromettersi mai. Certo quell'artista poi dovrebbe avere il buon gusto di non mettere in scena cose sue, e lo Stato dovrebbe garantirgli di vivere anche se gli sbigliettamenti non vanno bene. Siamo nella fantascienza. Vira al grottesco, però è molto bella, la storia del teatro dove ogni giorno le banche vogliono sequestrare questo o quello per rifarsi del credito, e alla fine bisogna impedire che si portino via le poltrone. Quanto c'è di vero? Quanto è esagerazione, drammaturgia, e quanto emergenza culturale? Mi dispiace che viri al grottesco, se grottesco significa ridacchiare della situazione, il mio è un romanzo, come tale ogni avvenimento è trasposto e "formalizzato" però i pignoramenti nei piccoli teatri che non si nutrono di finanziamenti pubblici esistono per davvero. A Napoli per esempio che è una delle città più "drammaturgiche" d'Italia, molti teatri stanno chiudendo, o si tengono aperti con programmazioni quasi volontaristiche e sostentati dagli sbigliettamenti senza poter produrre nulla. Lo storico teatro Trianon che fu diretto da Nino D'Angelo in questo momento è chiuso. "E' il sistema stesso che permette di fare in maniera legale cose che agli occhi della ragione sono crudeli e ingiuste" Intervista di Davide Malesi Quando alle dimissioni ci pensa il tempo Valeria Parrella autrice di “Lo Spazio Bianco” da cui è stato tratto il film di Cristina Comencini Torna in libreria con “Lettera di dimissioni” L'autrice napoletana ispira gran parte della sua opera alla città dove vive Le donne sempre protagoniste nei testi che scrive PA G IN A Speciale LibriIntervistaGiovedì 1 dicembre 20118
Quando mi hanno chiesto di parlare dei libri di terra che ho amato negli ultimi tempi, ho pensato che avrei dovuto spiegare almeno a me stesso cosa intendevo per libri di terra e di mare. L'avevo chiaro, certamente, ma non sarei riuscito a dirlo, o sì, forse bastava dire ancora una volta che era solo una questione di orizzontalità e verticalità. Il primo libro di cui parlerò, malgrado il titolo - non perché non sia un buon titolo, anzi - dà un' idea di verticalità totale. E' un libro che racconta ogni Liguria del Far West: un oggetto narrativo capace di muoversi a ogni quota. Dal mare di Giuseppe Conte, alla Bordighera di Guido Seborga, e poi su per gli affasciati di Elio Lanteri, e per quelli di Francesco Biamonti e attraverso la Pigna di Italo Calvino e i torrenti popolati da anguille gigantesche di Nico Orengo, fino a profumarsi nella lavanda di Riccardo Giordano. Il mare in salita, (Contromano, Laterza 2011, ) l'ha scritto Rosella Postorino. E non poteva che essere costruito così, scientificamente, come una foresta di multipiani, che l'autrice prova a scalare senza perdere di vista l'orizzonte del contraltare luminoso che è il mare. Il secondo è un saggio. Romanzo mondo (il Mulino, 2011). L'autore è Vittorio Coletti e affronta aspetti molto interessanti della de-nazionalizzazione del romanzo. Ossia quella specie di sfascio del recinto, dovuto naturalmente alla globalizzazione, che ci offre il romanzo mondo come un prodotto di consumo mondiale, ma non per questo come letteratura di consumo. Un romanzo epico e che sa di terra è Se la fortuna è nostra, (Rizzoli, 2011 ) di Aurelio Picca. E' un testo che racconta una regione che guarda il Tirreno e i monti Lepini, un mondo dove essere proprietari significa prima di tutto essere uomini liberi. Ma non solo, Se la fortuna è nostra è un romanzo che racconta l'onore e le promesse, il sangue e la scoperta del tempio della memoria. Torniamo poi ai saggi. La cambiale dei Mille, (Interlinea 2011) l'ha scritto Massimo Novelli. Finalmente un libro che racconta il Risorgimento di chi ha fatto l'Italia ma l'ha perduta. Novelli narra le grandi figure sconosciute, o dimenticate, sepolte nel loro esilio, gli abbandonati dalla Storia in un mare di libri che ultimamente fanno solo a gara a mostrarci i vincitori. Lascio per ultima una geniale antologia di immagini e scrittura. Un libro di grande raffinatezza, che si legge come un viaggio. In Racconti con figure (Sellerio 2011) di Antonio Tabucchi, si va dalle Fiamme di Davide Benati, al Lontano di Pizzi Cannella, tanto per citare due dei grandi nomi di artisti, visti attraverso l'emozionante filo spinato della scrittura di uno dei maggiori scrittori europei. "Ma la gente di mare non è una gente facile alle trabocchevoli gioie, anche se a volte il mare con la sua salsedine inebrii come un mostro. Nel mare vi è per loro sempre celato il senso della morte e dell'incomprensibile infinito a dare malinconia". Così Giovanni Comisso in Il porto dell'amore (ed.Longanesi), un volume apparso nel 1924 col titolo "Al vento dell'Adriatico": fu il suo primo libro in prosa nato direttamente dall'esperienza inebriante di Fiume, dove i Legionari di Gabriele d'Annunzio avevano tentato di edificare un nuovo mondo sbriciolatosi sotto i colpi dei cannoni regii e di una polvere "ravvivante" altrettanto micidiale. Il mare del Carso, trasparente e ghiacciato, avrebbe accolto i bagni rigeneranti di Comisso e del suo nuovo fratello Guido Keller ,che spesso ci si tuffava nudo. Sempre per immergersi dentro un mare letterario è provvidenziale il Da Parigi a Gerusalemme (ed Vallecchi), scritto dal giornalista Stelio Solinas che decide di ripercorrere a bordo di uno sloop chiamato Atala l'itinerario già "coperto" da Renè de Chateaubriand e raccontato nell'Itineraire de Paris a Jerusalem nel 1811. Chateaubriand aveva allora quarantatre anni ed era già una specie di esule in patria, stramaledetto dai suoi contemporanei ma genio titanico della letteratura imprigionato dentro un'altezza limitata come quella di Napoleone. Il viaggio di Solinas è forse uno dei più bei libri di mare dell'anno, scritto ed ascoltato da chi - oggi - si rifiuta di usare la posta elettronica. Virando secco, arriviamo a qualcosa di più disinvolto. Amiche in alto mare di Ambra Gaudenzi (ed. Sperling & Kupfer), è la storia di una vacanza in barca di alcune amiche che - ogni anno - per ripulirsi da tutte le fatiche dell'anno (compresi of course i mariti, figli, l'ufficio e quanto altro fa della nostra vita quotidiana una lotta per la sopravvivenza), si regalano un viaggio fatto di mare, sole e vela. Leggero come spuma e divertente. Un libro da leggere per saperne di più sulla vela è invece L'equipaggio invisibile di Andrea Cappai (ed. Nutrimenti), agile volume sulla creazione della vela moderna. Il suo creatore è il progettista inglese Robert Clark, che dal 1935 in poi disegna le barche più belle e veloci della vela da diporto: il Favona vincitore della Fastnet 1953, il Gipsy Moth III di Francis Chichester, il British Steel con cui Chay Blyth compirà "un viaggio impossibile" intorno al mondo. Chiudiamo con un libro che viene lambito dal mare in modo struggente, quasi un canto antico. Il lupo e la luna (ed. Bompiani), ultima fatica di Pierangelo Buttafuoco . Narra di Scipione Cicalazadè, messinese, che diventerà il comandante degli eserciti Ottomani, un predone di ferocia e ricordo. Da leggere per comprendere chi è lo straniero. I consigli di uno scrittore per avventurarsi in un mondo ricco di fascino Rocce, torrenti, foreste e rovi E' qui che sboccia il racconto Da Giovanni Comisso a Pierangelo Buttafuoco una scelta di titoli per approdare Un tuffo nel blu, e nascono pensieri Così narrare diventa dolce navigare E' una ristampa ripubblicata a dodici anni dalla prima edizione. La settima onda (ed.Mursia), scritta da Donatello Bellomo, giornalista professionista con il tarlo del mare, delle vele e delle storie. Per lui, è la storia che trova l' uomo. Sir Wiliam Phips (1651 - 1695), figlio di un armaiolo di Bristol, si trasferisce nelle colonie inglesi del Maine, e riesce ad ottenere la fiducia di due sovrani inglesi, Carlo II Stuart e Giacomo II Stuart che gli concedono di salpare alla ricerca del tesoro rimasto a bordo di un galeone spagnolo sprofondato al largo di Santo Domingo. Si chiamava Nuestra Senora de la Pura y Limpia Concepcion e Phips la troverà. Diventerà ricco e Governatore del Massachussets. Bellomo si imbatte in William Phips nel 1995 in un libro di Claude Riffaud, La grande aventure des hommes sous la mer, edito da Albin. Riffaud lo citava semplicemente come pioniere nell' utilizzo della campana pneumatica nel recupero di tesori sommersi. C'era molto di più, oltre la storia ufficiale. Il recupero di quel relitto prigioniero di una crosta di corallo che"rendeva indistinguibile lo scafo dagli scogli, due navi, un ammutinamento, la prigionia nella Torre di Londra, la liberazione, la collaborazione con l'astronomo Halley,due donne innamorate e decisive in ogni giorno della vita del protagonista". Tutto finisce una mattina di febbraio del 1998 quando Bellomo si ritrova inginocchiato davanti "alla tomba del nostro eroe in un cimitero della periferia londinese. L'avevo trovato, o meglio, lui si era fatto trovare". IL MARE Vincenzo Pardini è autore di parecchi libri, romanzi e raccolte di racconti ambientati nella Garfagnana. E' quello delle vallate nell'entroterra lucchese, il luogo collinare e montano, fatto di prati da sfalcio e paesi e ulivi che Pardini conosce di più. Il rischio è quello di esaurire la miniera: ogni autore che si confronta sempre con lo stesso posto prima o poi corre il pericolo di ripetersi. Non è il caso di Pardini, che quasi fin dall'inizio, come se di questo pericolo ne fosse ben cosciente, ha scelto di raccontare il territorio da un punto di vista animale. Egli ha infatti proposto al lettore una specie di zoo inesauribile, e attraverso le sue bestie - muli, asini, e ogni genere di animale da soma, e volatile: falchi, condor delle Apuane, gufi, pappagalli, piccioni viaggiatori, e animale selvaggio: lupi, orsi, e rettili e pantere scappate dalla gabbia ha raccontato il passaggio dell'uomo attraverso le sue vallate, etruschi e poi romani e poi contadini obbedienti ai signori del Ducato, fino al presente, contadini spinti ad abbandonare le terre e bracconieri sopravissuti alla storia. Questo succede anche nella sua ultima raccolta di racconti, Il viaggio dell'orsa ( Fandango, 2011 ), e ha ragione Carlo Galanti Mazza, che segue da tempo il viaggio dell'Arca di Noè pardiniana, a dire che in un' epoca di narrazioni tese a sbatterci davanti posti esotici e stupefacenti, qualcuno, pazientemente, costruisce la sua rete di condotti sotterranei e a mezz'aria, capace di incollarci al territorio nostrano col vischio delle parole. LA TERRA DaTabucchi aPicca ecco i suggerimenti per approfondire l'argomento sulla terra e le sue caratteristiche LaTerra nella narrativa si associa spesso alla“roba” edè intesa comesenso della proprietà individuale Marino Magliani “Il porto dell'amore” primo libro inprosa nato direttamente dall'esperienza inebriantediFiume “L'equipaggio invisibile” Un espertoci parla intermini semplici della storia della velamoderna e della suaevoluzione Alberto Pezzini “La settima onda” Riprende il largo Vincenzo Pardini e l'Arca di Noé PA G IN A Speciale LibriPianetaGiovedì 1 dicembre 201124
Favole e fiabe uniscono le generazioni. Non a caso vengono proposte da giornali e riviste specializzate. E' la fantasia al potere Anche per i più piccoli i temi sono quelli della salvaguardia dell'ambiente e del rispetto della fauna e dei vegetali che ci circondano Il messaggio universale della "fiaba" la conduce in volo, oltre le gabbia del tempo e dello spazio. Comprendere cosa ci sia dietro il classico "C'era una volta" aiuta a crescere e per crescere occorre tempo. Un tempo che è in noi. Una fiaba con la sua potenza unisce generazioni. Passate e future. Forse per questo la fiaba viene portata oggi sui giornali anche più eclettici, non è da poco l'inserto Kids apparso sul numero di settembre di Rolling Stones. C'è un bisogno di raccontare e raccontarsi, c'è un bisogno inaudito di riprendere spazio e respiro attraverso la parola scritta, attraverso una morale che educa. Simboli, metafore, immagini che vivono e colgono l'immediatezza della vita stessa. Come due mani che giocano a rincorrersi, ne La Brouille dei francesi del Theatres des TaRaBaTeS, presentato a metà novembre a Mantova a "Segni d'infanzia", il Festival Internazionale d'arte e di teatro. La bussola per ogni artista piccolo o grande che sia potrebbe essere il raccontare senza reticenze, senza maschere un mondo che sembra vivere in maschera. I bambini quando vanno in bicicletta non dovrebbero fermarsi agli incroci, ma tirare dritto, come accade nel comune di Reggio Emilia, grazie ai volontari del servizio "BiciBus". La loro immaginazione dovrebbe farli camminare e pedalare, senza freni, senza frontiere, senza polveri sottili. Ne hanno tutto il diritto, a patto che qualcuno gli dia ascolto. E gli editori, grandi e piccoli, accolgono questo "grido" d'infanzia. Come una Magica Amicizia di Andrea Bouchard (ed. Salani), maestro elementare a Roma, musicista e scrittore di spettacoli per bambini. Uno dei suoi racconti nel 2002 venne scelto dal Comune di Roma e da Amnesty International per promuovere la Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo nelle scuole della capitale. Dall' infanzia all'adolescenza un libro è un "accompagnatore magico" che improvvisamente ti ha cambiato la vita, che ha colmato un vuoto, che ti ha insegnato che davanti alle piatte regole della realtà sono sempre da preferire il sogno e la fantasia, l'avventura del viaggio. A viaggiatori "piccoli" e "innocenti" è dedicato il libricino-guida Alla scoperta di… La via Francigena in terra di Siena di Paola Paluzzi e Marta Santopolo (ed. Betti). Note brevi, immediate, arricchite da simpatiche illustrazioni per avvicinare i bambini alla storia e alla conoscenza di uno dei luoghi più affascinanti della storia medioevale, uno storico itinerario che collegava Canterbury a Roma passando per le Terre di Siena. Per mare, molto spesso il grande sconosciuto, vivono i pirati, sparvieri dallo spirito libero e avventuroso, e irrompono come fantasmi nelle pagine del libro illustrato Storia generale dei Pirati di Capitano Johnson (ed. Cavallo di Ferro). Tra le nuvole, un Re distratto, ma amorevole può perderci la testa e le sue corone. Accade nella fiaba quasi classica Il re con la testa fra le nuvole di Eva Rasano (ed. Aisara). "I nostri tesori, le cose più preziose che ci siano, sono di tutti, ma nessuno le possiede". Come Madre Natura, la meta più importante del viaggio dei piccoli lettori a cui è rivolto il libro Le meraviglie del pianeta terra di Fulco Pratesi, che Touring Junior Editore fa giungere in libreria. "Il nostro Pianeta - come espone Pratesi - è come uno sterminato museo naturalistico, le cui sale potrebbero essere i Continenti, le piante e gli animali che in essi vivono potrebbero considerarsi come le opere d'arte che nelle stanze sono contenute. E tutti noi siamo chiamati a difenderlo". Anche un cortile, una terrazza, un balcone sono un immenso museo all'aria aperta ci insegna Josep M. Valles Casanova in Ortobimbo (ed. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri), una guida pratica, illustrata per coltivare verdure in un orto urbano biologico ed assaporarne i "dettagli" su pagine bianche. E da una pagina, bianca, può sbocciare sempre Il più grande fiore del mondo di Josè Saramango (ed. Feltrinelli). Storia poetica che respira e risale con musicalità un tempo eterno. L'eternità della lentezza, del tempo che riesce a far durare il piacere della lettura di un libro. Proprio a un libro assomiglia Il libraio di Regis de Sa Moreira (ed. Aisara), protagonista eroe che è solito leggere tutti i volumi prima di riporli sugli scaffali della sua libreria, prima di consigliarli e venderli ai suoi clienti, quasi come se "degustasse" ciascuno di loro, come una tazza di poetica tisana. Un libro valigetta, un mondo in valigetta e un cagnolino per mentore: Joe Canino. "L'atlante Touring per i più piccoli" di John Betti (ed. Touring Junior), a Natale in libreria, racchiude tutta la sensibilità, la competenza e i contenuti del Touring in un catalogo per i più piccoli (dai 4 ai 14 anni) imperniato sul viaggio e la scoperta. Un metodo colorato e dilettevole per imparare la geografia. Racconta l'universo ai ragazzi (di tutte le età) anche il volume "Tutto comincia dalle stelle. Viaggio alla velocità della luce tra pianeti, astri e galassie" (ed. Sperling & Kupfer) scritto da Margherita Hack e Gianluca Ranzini e illustrato a colori da Allegra Agliardi. Per la prima volta, Margherita Hack si trasforma in un personaggio da fumetto, si mette alla guida di un'astronave e guida i lettori alla scoperta di tutti i segreti del cielo. TEMPI MODERNI E il Pinocchio del toscano Collodi diventa tridimensionale "Pinocchio 3D" (ed. Avagliano), l'applicazione per iPad, unica sul mercato, attraverso illustrazioni suggestive, musiche create appositamente, tredici scene animate e ricche di dettagli, sorprendenti personaggi e ambientazioni, mantiene le caratteristiche originali della fiaba più narrata al mondo, nata dall'immaginazione di Collodi. Interagiscono perfettamente tradizione e innovazione in questo coinvolgente metodo di lettura, che dall'infanzia sino all'età adulta sa regalare emozioni senza tempo. Il testo integrale del romanzo è consultabile sia in italiano che in inglese, l'indice delle scene e dei capitoli è visualizzabile in ogni momento, come l'interattività delle illustrazioni originali, delle scene, delle figure, dei personaggi e degli oggetti. Un "read to me" che da opzione diventa scoperta interattiva, senza rinunciare a giocherellare con le parole. SI PARTE! Ecco le meraviglie del nostro mondo TORNANO GLI ANGELI "L'ultima porta" Il fantasy italiano della saga Unika Mille racconti dal fantastico incanto Arriva in libreria, dopo il clamoroso successo de La Fiamma della Vita, il secondo capitolo della saga di UNIKA L'Ultima Porta, firmata dal misterioso autore senza fissa dimora E.J. Allibis, che mantiene l'anonimato, anche con il suo editore. Un romanzo young adults che vanta 40.000 copie vendute, 15.000 fan su Facebook, una community che attraverso il sito interagisce costantemente con l'autore. Un successo notevole per il primo fantasy, sui generis, made in Italy che a un anno dall'esordio vanta già 13 edizioni straniere, pubblicate o in corso di pubblicazione. Nell'eterna battaglia tra il Bene e il Male, il mondo fantastico di Unika è popolato di personaggi carismatici e positivi. Un mondo dove le emozioni, ciò che abbiamo di più prezioso, scorrono come linfa vitale, dove la magia è "emozione". I protagonisti della saga sono Angeli, ma Angeli "umani", creature soprannaturali che sbagliano, tradiscono, si pentono, patiscono, gioiscono, amano, proprio come i giovani lettori che vi si possono immedesimare. Amicizia, lealtà, amore, passione, coraggio, rispetto, sacrificio, fiducia sono i valori fondamentali che i protagonisti vogliono trasmettere agli adolescenti di oggi, combattuti tra il desiderio di evadere e fuggire dal mondo reale e il bisogno di principi sani, stabili e profondi. A pagina 405 del primo volume la chiave per entrare nel secondo: un simbolo che attraverso il meccanismo della realtà aumentata permette di catapultarsi nella trama. Dal proprio pc, telefonino o tablet è possibile infatti collegarsi a Unikaonline e, mostrando il simbolo alla webcam, assaporare colori, luci e atmosfere che avvolgono questa nuova avventura. La fine di un sogno irraggiungibile sconvolse Sefira e il mondo degli uomini 12.500 anni fa. Solo quattro creature erano a conoscenza di quel segreto. Una di loro fu investita dalla catastrofe. Altre due lasciarono che il rancore le dividesse per sempre. L'ultima si sacrificò per salvare il futuro ed evitare che l'odio travolgesse ogni cosa. Dopo millenni, uno di quegli spiriti decide di ripercorrere il passato per dare un corso diverso alla storia. Con estrema scaltrezza e desiderio di vendetta riporta alla luce tre passaggi segreti, le Porte che collegavano Sefira alla Terra. Il piano è perfetto, ma un imprevisto innesca un sistema di distruzione irreversibile che catapulta tutti allo stesso pericolo di millenni prima. Per bloccare il meccanismo è necessario recuperare tre chiavi nascoste in luoghi lontanissimi e impervi. Uniko è costretto a partire per le viscere del monte Kailash in Tibet, per la piramide di Giza in Egitto, sino agli abissi che circondano l'Isola di Pasqua, alla disperata ricerca delle tre chiavi. È una corsa contro il tempo, in un crescendo di colpi di scena. Sino all'ultimo gradino della scala, sino alla Porta della verità. La ricchezza di riferimenti, la trama movimentata, le illustrazioni realizzate ancora da Victor Togliani, eclettico future e Fantasy artist, sculture e scenografo, rapiscono il lettore in un mondo dove il confine tra fantasia e realtà perde piacevolmente di significato. Un territorio fantastico in cui ogni parola comunica emozione, perché questo siamo: emozioni nient'altro che emozioni. "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto". Così Leopardi rammentava nello Zibaldone la sua nostalgia per l'infanzia. E così nell'antologia di fiabe "C'era (quasi) una volta" (ed. Senzapatria) nata da un'idea di Marino Magliani ventisei autori italiani narrano ventisei fiabe ambientate nelle città italiane, da Roma a Napoli, da Bologna a Lucca. Il libro si avvale delle illustrazioni di Marco D'Aponte. Tutti i profitti derivanti dalla vendita del volume saranno devoluti a NutriAid, un'associazione umanitaria indipendente che opera in Randa, Senegal, Madagascar, Repubblica Democratica del Congo per la tutela dei diritti dell'infanzia. C'era quasi una volta per i bimbi africani PA G IN A Speciale LibriRagazziGiovedì 1 dicembre 201122
EDICOLA - LIBRERIA Quinti Tiziana Piazza del Commercio, 25 - Orvieto Scalo - Tel. 0763.300328 Nella borsa ho il dvd di un film. E' "Marinai perduti", tratto da un romanzo di Jean Claude Izzo, pellicola mai arrivata in Italia. Izzo era un suo amico e di un amico è giusto avere tutto ciò che in qualche modo lo racconta. Mi attende nel suo studio. Sulla poltrona di velluto accende la sigaretta di rito. Maestro Camilleri curiosando nel suo passato leggo che da giovanissimo fece una breve esperienza in un collegio vescovile dal quale fu espulso perché lanciò delle uova contro un crocifisso. E' bello essere disobbedienti? "Quello fu un gesto che feci per farmi cacciare da quel collegio, cosa che non mi riusciva dice sorridendo -. Quindi non restava che un atto estremo. Avevo due uova fresche che dovevo farmi cuocere. Me le aveva mandate la mia famiglia perché il vitto era scarso. Normalmente le consegnavo al capo cuoco, invece le indirizzai altrove. La reazione terribile fu da parte dei miei compagni che quasi mi linciarono. Invece i preti, poveracci, mi difesero. Però riuscii a farmi cacciare. Ogni tanto ribellarsi è necessario". Nel 1944 aderì al Pci. Nello stesso periodo iniziò a scrivere racconti e poesie. Poi fece un primo concorso alla Rai dove non venne assunto proprio per questa sua posizione politica. Qual'era all'epoca il rapporto tra gli intellettuali e il partito comunista? "E' una scelta di cui non mi sono mai pentito. Sulla faccenda della Rai: il presidente della commissione, che era Mario Apollonio, storico e docente universitario di estrazione cattolica, mi strinse la mano dicendo che ci saremmo rivisti a Milano per continuare il discorso. Però non mi chiamarono. Poi a Milano ci andai e attraverso un comune amico incontrai il direttore del corso che si teneva per quelli che erano stati prescelti. Si chiamava Pier Emilio Gennarini, un alto dirigente che mi disse abbiamo chiesto informazioni … Io non ho fatto la vittima. Era il gioco delle parti. All' epoca presidente Rai era Filiberto Guala che da lì a poco si sarebbe fatto frate trappista. Però le cose cambiarono rapidamente perché solo tre anni dopo venni chiamato come collaboratore da Cesare Lupo al terzo programma Rai. Naturalmente gli dissi che c'era questo precedente. Lui rispose che non gli importava. Era cambiato il direttore generale ed erano cambiate anche le cose. Io non sono mai stato legato ad un'idea di partito ad un' idea che ormai non si riscontra più in natura. D'altra parte non credo di essere blasfemo se dico che anche un autentico liberale rimane legato ad un'idea che non trova più facilmente in natura. Il rapporto tra gli intellettuali e il Pci era molto forte. L'episodio rimasto famoso è quando Vittorini dovette chiudere la splendida rivista "Il Politecnico" perché prima Mario Alicata, poi Togliatti, dissero che era un po' fuori dalla linea del partito. Quindi Vittorini non ebbe più l'appoggio della casa editrice e dovette chiudere. Poi c'erano quelli più autonomi. Prendiamo il gruppo dei pittori Forma Uno, che Togliatti non riusciva a capire. Loro riuscirono a resistere sulle posizioni del dissenso. All'interno del partito c'era una linea molto criptata ed un dissenso rispetto a Togliatti. Prendiamo il caso di Pietro Ingrao, mosso sempre dal dubbio sistematico e creativo rispetto alle ferree certezze. Quindi questo tipo di dialettica interna a me andava benissimo. Si potevano esprimere delle idee. La situazione non era così granitica. Nelle sezioni si discuteva". Oggi che l'essere comunisti è una definizione da gags berlusconiane, cosa le viene da pensare rispetto a quella sua scelta? "Ma lui, Berlusconi, non sa neanche cosa siano stati veramente i comunisti, altrimenti non sarebbe esistito. La sua presenza è la negazione di ciò che dice … ". Lei in Rai ha portato il tenente Sheridan con Ubaldo Lay e le inchieste del commissario Maigret, interpretate dal grande Cervi, che ebbero un grande successo. Già nutriva un interesse per il genere? "Ho sempre avuto interesse per il giallo. E' ereditario. Lo scoprii appena incominciai a leggere. Iniziai con i libri di mio padre, che non era un intellettuale, ma aveva il fiuto per le buone letture. E aveva anche il gusto per il giallo. Aveva tutti i gialli Mondadori che all' epoca costavano 3 lire e 50 ed anche quelli più raffinati che costavano 5 lire. Poi seguendo Diego Fabbri che sceneggiava Maigreto ho imparato un mestiere, però non lo sapevo. L'ho messo da parte. E l'ho tirato fuori al momento opportuno. Diego destrutturava materialmente il romanzo di Simenon. Interrompeva un episodio aper tornare a quello precedente, poi mescolava e scriveva le scene di un racconto. Attraverso questo esercizio ho capito qual'era la struttura di un giallo europeo. Che poi è la struttura di Montalbano". Il suo protagonista è un eroe televisivo, oltre che letterario. Secondo lei dove va e che ne pensa della fiction che viene proposta dalla televisione? Perché non vengono utilizzati di più gli scrittori? "Questo è un errore. Se alla base di ogni fiction ci fosse uno scrittore ci sarebbe maggiore autenticità e maggiore possibilità di successo. E' la lezione, in piccolo, della grande industria cinematografica americana che negli studio avevano da Faulkner a Kevin , scrittori di grandissimo livello, che utilizzava come sceneggiatori. Si capiva l'importanza della sceneggiatura e del punto di partenza, poi lavoravano i registi ma su una solidissima sceneggiatura. Tant'è vero che in America il montaggio veniva affidato ad altri. Mentre in Italia sarebbe quasi impossibile. Gli scrittori ci sono ma non vengono sfruttati". Ne "Il gioco degli specchi" troviamo un Montalbano più maturo, più saggi,o che inizia a guardare a ritroso. Presto in tv lo vedremo da giovane. A Zingaretti subentrerà Michele Riondino. Che succede? "La nuova serie è con altri personaggi ed un altro regista. E' il Montalbano giovane quello del mio libro di racconti, "La prima indagine di Montalbano", che parla di quando non era ancora commissario. Si svolge in un paese dell'entroterra siciliano un paese di montagna, e nella fiction ha come interprete questo giovane attore. La cosa bella non sarà ora ma in futuro. Una volta in onda Montalbano giovane tornerà l'altro Montalbano? Sarà bello il confronto. Ecco perché è importante partire dal romanzo. C'è sempre, anche nella diversità il tratto che unisce". Chi è nel suo universo di scrittore il commissario Vincenzo (Cecè) Collura accompagnato dal suo fido collaboratore il triestino Scipio Premuda? "Quello è un personaggio che ha ballato una sola estate. Lo feci per un libro distribuito da La Stampa. Mi inventai un commissario di bordo protagonista di sei storie. Ma non ha la durata e il respiro di Montalbano". "Giudici", il libro che ha realizzato con Lucarelli e De Cataldo ha riscosso un notevole successo. Non è la prima volta che si impegna in un'impresa collettiva. Le piace? "Si, però non è stato un lavoro di equipe. Avevamo un tema comune proposto da De Cataldo e ognuno ha svolto il compito a casa. Con Lucarelli l'ho fatto. Mi interessava confrontarmi con una persona che ha meno della metà dei miei anni …". Dove va il noir? E' ancora un "genere" ? "Non più un genere da tempo. Almeno in Italia la storia è vecchia, basti pensare a Gadda o a Il giorno della civetta di Sciascia: non ci si permette di assolvere il giallo. Questi sono i gialli che noi definiamo anomali. Anomalia che poi è diventato il marchio di fabbrica del noir. Attraverso il noir si contrabbanda il romanzo adatto alla società di oggi. Quando io dicevo che Izzo era meglio che studiare cento saggi sulla composizione multietnica di Marsiglia, dicevo una cosa ovvia. Il giallo di una volta era solo l'episodio enigmatico. Ora non lo è più". La realtà ha superato la fiction? "Il noir non deve raccontare qualcosa che superi la realtà. La realtà non ti racconta tutto il contesto e il noir indaga nel contesto che ha lo stesso valore del testo". I suoi autori noir preferiti in passato e tra le nuove promesse? "Io non leggo più tanto, però abbiamo un tale schiera di consolidati come Vichi, Fois, Lucarelli, De Cataldo, Malvaldi, Carofiglio di un certo periodo. In Italia siamo fantasiosi e c'è una tale varietà di scrittori!". Per Natale che libro regalerebbe a un suo nipotino tredicenne? "Non saprei … io a quell'età leggevo i romanzi che leggevano gli adulti non facevo differenza. Gli farei leggere il primo romanzo che ho letto io: Conrad La follia di Almayer che è un bellissimo romanzo. E poi Conrad è sempre importante". La volta che tirò due uova a un crocefisso, la Rai e l'esperienza di Maigret, il rapporto con l'allora Pci. I nuovi progetti del "padre" di Montalbano che si racconta Camilleri, il maestro del noir “A un nipotino di 13 anni regalerei un libro di Conrad” Ho sempre avuto interesse per il giallo. Lo scoprii appena incominciai a leggere Nelle foto: Andrea Camilleri ieri ed oggi, con Michele Riondino che interpreterà Montalbano da giovane, l'eroe della fiction resa famosa da Luca Zingaretti e comunemente riconosciuta tra le storie poliziesche più seguite in tv Inervista di Stefania Nardini PA G IN A Speciale Libri Incontro Giovedì 1 dicembre 2011 5
L'inverno 2011 promette storie, girano tutte nella serratura di mesi freddi come una chiave nella porta, sanno riscaldarci e aprire la strada al nuovo anno. A cominciare da Rosamund Lupton, sceneggiatrice inglese al suo esordio letterario con Sorella (ed. Giano) che ci racconta di un legame strettissimo che oltrepassa il sangue comune in un romanzo presentato dal Daily Mail come frutto di un "nuovo, autentico talento". E talentuoso è anche Walter Lazzarin, padovano solo stando all'anagrafe, perché in realtà sente d'esser venuto al mondo dopo un viaggio in Europa. A volte un bacio è il suo primo romanzo (ed. Il Foglio), di mezzo ci sono parole, il bacio del titolo, e il mare in burrasca che tutti dobbiamo affrontare prima di raggiungere l'agognato porto della felicità. Sarà poi sicuro? La salvezza della propria anima è un tema che affascina anche Roberto Costantini, in Tu sei il male (ed. Marsilio). Sospeso tra due partite mondiali, 11 luglio 1982, sera della vittoria azzurra al Mundial spagnolo e 6 luglio 2006, ItaliaFrancia ai Mondiali di Germania, questo romanzo minaccioso è un pallone entrato in porta. Ma arrivati quasi a Natale, se non siamo tutti più buoni, sicuramente c'è qualcuno che lo è anche per noi, ricordandosi la giustezza delle azioni: è il commissario Ricciardi, ancora protagonista del nuovo romanzo di Maurizio De Giovanni, Per mano mia (ed. Einaudi Stile libero). In una Napoli gelata dal freddo e dall'attesa della Natività, si trova a dover fare i conti con le bugie e gli alibi di un'intera città, la sua, stesa davanti a lui "come un immenso Presepe". E la città nera è protagonista anche del nuovo lavoro di Peppe Lanzetta, notissimo autore partenopeo. In Infernapoli (ed. Garzanti) è spensierata e dolorosamente consapevole assieme, è abitata da personaggi che portano il nome di opere liriche: Figaro, Rigoletto, Parsifal. Il boss, invece, si chiama Profumo, e il suo rocambolesco incedere fa della strada una giostra impazzita tra soldi facili, cocaina e cozze. Spostandoci poi in Sardegna, salpiamo per la Francia: la casa editrice Aìsara ci restituisce un Hexagone fermo agli anni 50, in cui Maxence sta per salire alla ghigliottina per ricevere il fatale colpo, Il bacio della vedova che dà il titolo al romanzo di André Héléna. Parigi è notturna e fredda, criminali e sangue la percorrono in un luogo della Senna e trascinano come corrente il lettore in un noir esistenzialista sul destino e sulla speranza. È necessario allontanarsi tanto per affrontare questi temi o basta guardare a casa propria, caldi di un'ironia per le cose cui abbiamo preso abitudine? La Casa del Sollievo Mentale (ed. Nutrimenti) è un vademecum della provincia italiana o quasi, scritto da Francesco Permunian, bibliotecario a Desenzano sul lago di Garda: nostalgia e grottesco per dirci, con crudeltà chi siamo e cosa siamo diventati. E le donne? Marcela Serrano, la scrittrice cilena che sa toccare il cuore con le parole, è tornata e con le sue Dieci donne (ed. Feltrinelli) promette: di raccontare la "croce" che fa ombra e pesa sulla nostra vita; di dare una risposta che non è risolutiva ma che segue e non lascia spazio alle esitazioni. Forse la storia che ci portiamo dentro, per quanto distante da quella degli altri, ha una radice comune. Due sono le possibili chiusure di cerchio: la prima è il passato. Può un classico della letteratura essere nuovo? Sì, se parliamo de L'amante di Lady Chatterley - seconda versione" di D.H. Lawrence (ed. Donzelli): qui amante e il marito di Constance diventano i simboli dicotomici di una civiltà giunta a un binario morto. E quando non bastano le parole a rispondere al quesito ricorrente, chi - o cosa sono?, ecco allora le immagini a far leva sulla nostra memoria: I.(ed.Nottetempo) è una raccolta di tavole di Francesco D'Isa, artista fiorentino, fondatore del collettivo internazionale di artisti Pornsaints. org. Riflettori sulla Cina in “Cambiamenti” di Mo Yan, la Sardegna a rischio ambientale di Porcedda e Brunetti Interpretare il reale attraverso il reportage Leggere Lanzetta e De Giovanni, passando per la Serrano scoprendo l'esordiente Costantini La chiave della serratura per conquistare l'anima BIANCO & NERO La poesia di Fabio Pusterla e il "viaggio" di Maugeri Poche ore per conoscere gli eventi più significativi di un passato da rivisitare Fabio Pusterla, intervistato da Wuz.it, ha detto: "La poesia è, appunto, 'fuori mercato': e forse proprio qui sta, paradossalmente, il suo possibile punto di forza, o almeno di resistenza". Perché non provare, allora, e leggere il suo Pietra sangue (ed. Marcos y Marcos) che in un'edizione curata nel dettaglio sembra offrire ai lettori un segnale di fiducia non solo nella poesia, non nella forza delle parole, ma nel nero su bianco del libro? Un autore classico come Giorgio Scerbanenco, padre della "Milano nera" riprende allora quota con i Tre casi per l'investigatore Jelling (ed. Sellerio) e ci propone la prospettiva nuova di Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston, timido e oscuro risolutore di enigmi. Ma se avete voglia di sperimentare assieme generi e toni, allora il Viaggio all'alba del millennio (ed. Perdisa Pop) di Massimo Maugeri fa al caso vostro: un insieme enciclopedico di voci, l'una chiama l'altra e dà il via alla narrazione ironica e piena assieme. Il registro ironico e leggero mutuato dai social e dai cellulari la fa invece da padrone in Sublime passione, nuovo libro di Tjuna Notarbartolo (ed. Pizzo Nero - Rusconi Libri). La giornalista racconta con tono intrigate una storia d'amore attraverso gli sms che i due protagonisti si inviano. Short stories che decidono il nostro futuro, viene da pensare a Bret Easton Ellis e cercarvi rifugio: ne Le regole dell'attrazione (ed. Einaudi), la storia è frammentaria, scomposta in più voci e registri, ma la vicenda prosegue e va avanti tanto che lo scrittore può permettersi di fermare la narrazione come acqua da un rubinetto: lo si gira, e stop. Il capitalismo spudorato: ne parla Gianni Dragoni mettendo a fuoco la questione Alitalia Tutto il Novecento in centosessanta pagine. O meglio, tutto il Novecento in un'ora e mezzo, perché tanto ci vuole a leggere "Europeana. Breve storia del XX secolo" (:duepunti edizioni 2005-2011, trad. it,. Elena Paul, 20 €) di Patrick Ourednik: una volta iniziato non si può più smettere, tutto il nostro passato ci viene sciorinato sotto gli occhi nei suoi dettagli più insignificanti e negli eventi mondiali: guerre, genocidi, bombe atomiche, sono raccontati con la stessa monocorde vivacità con cui si parla dell' invenzione del reggiseno e della Barbie; abolita la punteggiatura e il senso cronologico degli eventi, il flusso di coscienza vorticoso e incessante che viene fuori, insieme a uno sguardo apparentemente acritico e quasi ingenuo, nel suo essere del tutto obiettivo, rende ogni cosa straniante ed estranea, quasi una nuova prospettiva sulla Storia, o forse un modo altro di raccontarla per prenderne le distanze e considerare tutto nella sua tragica banalità. E ci sono milioni di uomini e donne nella storia del novecento raccontata dallo scrittore praghese ma parigino di adozione, uomini e donne senza nome, nessun personaggio, solo persone e tanti dati, cifre, statistiche. La data d'inizio del secolo è quella dell'attentato che scatena la prima Guerra mondiale, 28 giugno 1914, con l'uccisione a Sarajevo dell'erede al trono d'Austria-Ungheria, mentre una fine non c'è, potrebbe essere il crollo del muro di Berlino, ma non ci sono indicazioni in questo senso e il libro si chiude senza finale, con la sorprendente ammissione che, nonostante sia stata presa in giro per tutto il libro, la Storia continua a essere fatta dagli uomini, senza nemmeno tenere in considerazione le teorie sulla sua fine, per cui la tecnica e la scienza avrebbero consentito un comfort tale per le abitudini degli uomini, da garantire per sempre la democrazia e la stabilità. Ma la Storia se ne infischia delle teorie e poiché ripete se stessa, il Ventunesimo secolo non appare migliore del precedente. E così non ci resta che aspettare un altro capolavoro di sintesi da Patrick Ourednik. Una donna che scrive troppo sente, diceva Anne Sexton. Ma cos'è questo troppo e chi lo racconta oggi districandosi tra le molteplicità di conflitti, nero su bianco, riflessioni e desideri? All'inizio c'è Susanna Tamaro, amatissima autrice di Va' dove ti porta il cuore, 15 milioni di copie in tutto il mondo. Torna in libreria con una raccolta di saggi brevi, puntuti: quelli inediti stupiscono per lucidità; gli altri, pubblicati sulla stampa nazionale nel corso degli ultimi anni sorprendono per la profetica attualità. Si parte dalla famiglia, dalla vita quotidiana, ne L'isola che c'è (ed. Lindau), ma si arriva a riflettere del nostro tempo, del nostro paese, dei nostri figli. Vi è una traccia di serena passione che infiamma discorsi di vita e di morte, di etica e bioetica, di mass-media e di potere dei media, di gogna mediatica e di scandali sessuali, di istruzione, di Chiesa, per tornare, infine, a casa, all'amore. E di casa e di amore, nel senso più concreto di due termini ideali che abbracciano una vita intera, scrive anche Concita De Gregorio in Così è la vita, (ed. Einaudi Stile Libero): "I bambini fanno domande (...) E gli adulti sono costretti a trovare delle risposte. È un esercizio tra la filosofia e il candore, che ci obbliga a rivedere ogni volta il nostro rassicurante sistema di valori. Perché non possiamo deluderli. Né ingannarli. Siamo stati come loro non troppo tempo fa". L'ex direttrice de l'Unità, storica firma de la Repubblica, De Gregorio segue lo script: sentirsi inadeguati a stare al mondo, invecchiare, soffrire, morire, ma lo fa con ironia inusitata, gioiosa voglia di ridere: i funerali sono allora momenti per riaprire l'album delle fotografie, staccare figurine del passato, considerare sé e gli altri, oltre l'estetica che ci vuole eternamente giovani, eternamente felici. E di felicità possibili, di normali contentezze quotidiane intervallate allo sforzo, al peso dell'impegno di esser fedeli alla propria natura raccontano anche altre 14 autrici, sono Margherita Oggero, Carmen Pellegrino, Elvira Seminara, Raffaella Ferré, Emilia Marasco, Patrizia Rinaldi, Barbara Garlaschelli, Cristina Sivieri Tagliabue, Viola Di Grado, Buci Sopelsa, Manuela Iatì, Francesca Barra, Cristina Zagaria, Alessandra Faiella, voci dell' antologia Non è un paese per donne (ed. Mondadori). La prefazione è di Miriam Mafai: "La "donna-corpo" occupa la cronaca politica e mondana e rischia di lasciare in ombra tutte le altre, la maggioranza". “D” COME DONNE “Europeana. Breve storia del XX secolo” di Patrick Ourednik affronta la fine del millennio Tutto il Novecento in centosettanta pagine LE CITTÀ Tante ragnatele di strade, sentimenti, colori Da Torino a Napoli passando per Amsterdam La narrativa ha un margine di distacco dalla realtà, è il suo fascino e il suo limite: storie inventate girano come chiavi nella serratura della nostra anima. Lo stesso può accadere per i mondi, quelli che non conosciamo perché lontani geograficamente da noi: succede con i reportage. E' così che capiamo che ci sono realtà distanti solo dal nostro modo di pensare; così che impariamo a conoscerle, a comprenderle. "Cambiamenti" (ed.Nottetempo) è un libro di Mo Yan e lavora proprio in questo senso: il racconto di quarant'anni di storia cinese, dal 1969 al 2009, funziona perché è capace di far delle vite dei suoi personaggi, un panopticon che riflette noi stessi. E se lo specchio d'acqua che ci separa dalla Cina ci sembra troppo ampio per guardarci con fiducia e pensare di ritrovarci, anche restare a casa può portarci lontano col pensiero. Ne "Lo sa il vento - Il male invisibile della Sardegna" (ed. EdizioniAmbiente), ci sono abbastanza elementi per fare dell'isola un posto a noi sconosciuto: Carlo Porcedda, giornalista, sceneggiatore e documentarista, assieme a Maddalena B r u n e t t i , cronista di nera e giudiziaria, racconta dello scempio militare e industriale che sta mettendo a rischio l'ambiente e la salute dei suoi abitanti: poligoni militari, polveri di guerra, raffinerie e scorie. E' un horror tour di casa nostra, lucido e spietato assieme, dal Sarrabus al Campidano, dal Sulcis-Iglesiente a Porto Torres, passando per l'arcipelago della Maddalena. I nostri compagni di viaggio sono pastori, militari, famiglie, magistrati e medici, anime come le nostre, disperse per un attimo nell'inferno della paradisiaca Sardegna. L'Italia intera, invece, spaventa ne "Capitani Coraggiosi" (ed. Chiarelettere) di Gianni Dragoni, perché punta la luce su un capitalismo quasi spudorato. La storia raccontata è quella dell'Alitalia, ed è una fotografia molto precisa dei nostri tempi. E parlando di immagini, viene da pensare alla raccolta "Più reale della realtà" (ed.Contrasto Due) che riporta a noi il meglio del fotografo che ha rivoluzionato il concetto di reportage, W. Eugene Smith. A curare questo prezioso volume di scatti pubblicati sulla rivista Life tra il 1948 e il 1956 sono Britt Salvesen ed Enrica Vigano, a loro il merito di continuare a dirci senza il peso della grammatica. Le città sono ragnatele di strade e sentimenti, ti ricordi di loro per la gente che ci vive e le sue storie. E' questa la verità su cui convergono tre libri diversi ma con la voglia comune di raccontare il genius loci, corpo e anima di posti lontani che altrimenti non ci sarebbe dato di conoscere e di luoghi a noi vicini che visti con gli occhi dell'abitudine hanno smesso di parlarci. Osvaldo Guerrieri, giornalista, scrittore e critico teatrale de La Stampa ne I torinesi (ed. Neripozza), fa i conti con l'immagine sabauda tutta muso e lavoro: e se la gente che abita questa città squadrata fosse infine livellata sullo stesso piano geometrico? Sanno i figli della montagna essere allegri? Accesi dalle luci di santi di caratura più sociale e politica che mistica, sono riusciti a farsi carico di invettiva mentre la città passava da capitale a posto di caserma e ministero a luogo di scienza, di fabbrica prima e di cinema poi. Anche Francesco Durante, scrittore, giornalista e critico letterario, ne I napoletani, (ed. Neripozza), non racconta da sè: fa il miracolo di far parlare una città viva che s'agita nella lingua, nelle canzoni, nei proverbi, e che pigra e opportunista assieme, ride e accarezza, tra teoria e pratica dei suoi cittadini che sperano nel futuro ma si portano il passato alla bocca come un fazzoletto. Espatriando, ci aspetta, invece, Marino Magliani scrittore e traduttore, con Amsterdam è una farfalla, (ed. Ediciclo). Ci aspetta in bicicletta e ci accompagna, vivido e veloce raccontandoci due cose principalmente: come ritrovare se stessi altrove rispetto al posto in cui si è nati, e chi si può incontrare lungo il cammino. Guardano il nostro tempo, lo esplorano e deducono La saggezza abita qui Raffaella Ferrè Il volume edito da Duepunti tradotto da Elena Paul PA G IN A Speciale Libri Novità Giovedì 1 dicembre 2011 29
Favole e fiabe uniscono le generazioni. Non a caso vengono proposte da giornali e riviste specializzate. E' la fantasia al potere Anche per i più piccoli i temi sono quelli della salvaguardia dell'ambiente e del rispetto della fauna e dei vegetali che ci circondano Il messaggio universale della "fiaba" la conduce in volo, oltre le gabbia del tempo e dello spazio. Comprendere cosa ci sia dietro il classico "C'era una volta" aiuta a crescere e per crescere occorre tempo. Un tempo che è in noi. Una fiaba con la sua potenza unisce generazioni. Passate e future. Forse per questo la fiaba viene portata oggi sui giornali anche più eclettici, non è da poco l'inserto Kids apparso sul numero di settembre di Rolling Stones. C'è un bisogno di raccontare e raccontarsi, c'è un bisogno inaudito di riprendere spazio e respiro attraverso la parola scritta, attraverso una morale che educa. Simboli, metafore, immagini che vivono e colgono l'immediatezza della vita stessa. Come due mani che giocano a rincorrersi, ne La Brouille dei francesi del Theatres des TaRaBaTeS, presentato a metà novembre a Mantova a "Segni d'infanzia", il Festival Internazionale d'arte e di teatro. La bussola per ogni artista piccolo o grande che sia potrebbe essere il raccontare senza reticenze, senza maschere un mondo che sembra vivere in maschera. I bambini quando vanno in bicicletta non dovrebbero fermarsi agli incroci, ma tirare dritto, come accade nel comune di Reggio Emilia, grazie ai volontari del servizio "BiciBus". La loro immaginazione dovrebbe farli camminare e pedalare, senza freni, senza frontiere, senza polveri sottili. Ne hanno tutto il diritto, a patto che qualcuno gli dia ascolto. E gli editori, grandi e piccoli, accolgono questo "grido" d'infanzia. Come una Magica Amicizia di Andrea Bouchard (ed. Salani), maestro elementare a Roma, musicista e scrittore di spettacoli per bambini. Uno dei suoi racconti nel 2002 venne scelto dal Comune di Roma e da Amnesty International per promuovere la Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo nelle scuole della capitale. Dall' infanzia all'adolescenza un libro è un "accompagnatore magico" che improvvisamente ti ha cambiato la vita, che ha colmato un vuoto, che ti ha insegnato che davanti alle piatte regole della realtà sono sempre da preferire il sogno e la fantasia, l'avventura del viaggio. A viaggiatori "piccoli" e "innocenti" è dedicato il libricino-guida Alla scoperta di… La via Francigena in terra di Siena di Paola Paluzzi e Marta Santopolo (ed. Betti). Note brevi, immediate, arricchite da simpatiche illustrazioni per avvicinare i bambini alla storia e alla conoscenza di uno dei luoghi più affascinanti della storia medioevale, uno storico itinerario che collegava Canterbury a Roma passando per le Terre di Siena. Per mare, molto spesso il grande sconosciuto, vivono i pirati, sparvieri dallo spirito libero e avventuroso, e irrompono come fantasmi nelle pagine del libro illustrato Storia generale dei Pirati di Capitano Johnson (ed. Cavallo di Ferro). Tra le nuvole, un Re distratto, ma amorevole può perderci la testa e le sue corone. Accade nella fiaba quasi classica Il re con la testa fra le nuvole di Eva Rasano (ed. Aisara). "I nostri tesori, le cose più preziose che ci siano, sono di tutti, ma nessuno le possiede". Come Madre Natura, la meta più importante del viaggio dei piccoli lettori a cui è rivolto il libro Le meraviglie del pianeta terra di Fulco Pratesi, che Touring Junior Editore fa giungere in libreria. "Il nostro Pianeta - come espone Pratesi - è come uno sterminato museo naturalistico, le cui sale potrebbero essere i Continenti, le piante e gli animali che in essi vivono potrebbero considerarsi come le opere d'arte che nelle stanze sono contenute. E tutti noi siamo chiamati a difenderlo". Anche un cortile, una terrazza, un balcone sono un immenso museo all'aria aperta ci insegna Josep M. Valles Casanova in Ortobimbo (ed. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri), una guida pratica, illustrata per coltivare verdure in un orto urbano biologico ed assaporarne i "dettagli" su pagine bianche. E da una pagina, bianca, può sbocciare sempre Il più grande fiore del mondo di Josè Saramango (ed. Feltrinelli). Storia poetica che respira e risale con musicalità un tempo eterno. L'eternità della lentezza, del tempo che riesce a far durare il piacere della lettura di un libro. Proprio a un libro assomiglia Il libraio di Regis de Sa Moreira (ed. Aisara), protagonista eroe che è solito leggere tutti i volumi prima di riporli sugli scaffali della sua libreria, prima di consigliarli e venderli ai suoi clienti, quasi come se "degustasse" ciascuno di loro, come una tazza di poetica tisana. Un libro valigetta, un mondo in valigetta e un cagnolino per mentore: Joe Canino. "L'atlante Touring per i più piccoli" di John Betti (ed. Touring Junior), a Natale in libreria, racchiude tutta la sensibilità, la competenza e i contenuti del Touring in un catalogo per i più piccoli (dai 4 ai 14 anni) imperniato sul viaggio e la scoperta. Un metodo colorato e dilettevole per imparare la geografia. Racconta l'universo ai ragazzi (di tutte le età) anche il volume "Tutto comincia dalle stelle. Viaggio alla velocità della luce tra pianeti, astri e galassie" (ed. Sperling & Kupfer) scritto da Margherita Hack e Gianluca Ranzini e illustrato a colori da Allegra Agliardi. Per la prima volta, Margherita Hack si trasforma in un personaggio da fumetto, si mette alla guida di un'astronave e guida i lettori alla scoperta di tutti i segreti del cielo. TEMPI MODERNI E il Pinocchio del toscano Collodi diventa tridimensionale "Pinocchio 3D" (ed. Avagliano), l'applicazione per iPad, unica sul mercato, attraverso illustrazioni suggestive, musiche create appositamente, tredici scene animate e ricche di dettagli, sorprendenti personaggi e ambientazioni, mantiene le caratteristiche originali della fiaba più narrata al mondo, nata dall'immaginazione di Collodi. Interagiscono perfettamente tradizione e innovazione in questo coinvolgente metodo di lettura, che dall'infanzia sino all'età adulta sa regalare emozioni senza tempo. Il testo integrale del romanzo è consultabile sia in italiano che in inglese, l'indice delle scene e dei capitoli è visualizzabile in ogni momento, come l'interattività delle illustrazioni originali, delle scene, delle figure, dei personaggi e degli oggetti. Un "read to me" che da opzione diventa scoperta interattiva, senza rinunciare a giocherellare con le parole. SI PARTE! Ecco le meraviglie del nostro mondo TORNANO GLI ANGELI "L'ultima porta" Il fantasy italiano della saga Unika Mille racconti dal fantastico incanto Arriva in libreria, dopo il clamoroso successo de La Fiamma della Vita, il secondo capitolo della saga di UNIKA L'Ultima Porta, firmata dal misterioso autore senza fissa dimora E.J. Allibis, che mantiene l'anonimato, anche con il suo editore. Un romanzo young adults che vanta 40.000 copie vendute, 15.000 fan su Facebook, una community che attraverso il sito interagisce costantemente con l'autore. Un successo notevole per il primo fantasy, sui generis, made in Italy che a un anno dall'esordio vanta già 13 edizioni straniere, pubblicate o in corso di pubblicazione. Nell'eterna battaglia tra il Bene e il Male, il mondo fantastico di Unika è popolato di personaggi carismatici e positivi. Un mondo dove le emozioni, ciò che abbiamo di più prezioso, scorrono come linfa vitale, dove la magia è "emozione". I protagonisti della saga sono Angeli, ma Angeli "umani", creature soprannaturali che sbagliano, tradiscono, si pentono, patiscono, gioiscono, amano, proprio come i giovani lettori che vi si possono immedesimare. Amicizia, lealtà, amore, passione, coraggio, rispetto, sacrificio, fiducia sono i valori fondamentali che i protagonisti vogliono trasmettere agli adolescenti di oggi, combattuti tra il desiderio di evadere e fuggire dal mondo reale e il bisogno di principi sani, stabili e profondi. A pagina 405 del primo volume la chiave per entrare nel secondo: un simbolo che attraverso il meccanismo della realtà aumentata permette di catapultarsi nella trama. Dal proprio pc, telefonino o tablet è possibile infatti collegarsi a Unikaonline e, mostrando il simbolo alla webcam, assaporare colori, luci e atmosfere che avvolgono questa nuova avventura. La fine di un sogno irraggiungibile sconvolse Sefira e il mondo degli uomini 12.500 anni fa. Solo quattro creature erano a conoscenza di quel segreto. Una di loro fu investita dalla catastrofe. Altre due lasciarono che il rancore le dividesse per sempre. L'ultima si sacrificò per salvare il futuro ed evitare che l'odio travolgesse ogni cosa. Dopo millenni, uno di quegli spiriti decide di ripercorrere il passato per dare un corso diverso alla storia. Con estrema scaltrezza e desiderio di vendetta riporta alla luce tre passaggi segreti, le Porte che collegavano Sefira alla Terra. Il piano è perfetto, ma un imprevisto innesca un sistema di distruzione irreversibile che catapulta tutti allo stesso pericolo di millenni prima. Per bloccare il meccanismo è necessario recuperare tre chiavi nascoste in luoghi lontanissimi e impervi. Uniko è costretto a partire per le viscere del monte Kailash in Tibet, per la piramide di Giza in Egitto, sino agli abissi che circondano l'Isola di Pasqua, alla disperata ricerca delle tre chiavi. È una corsa contro il tempo, in un crescendo di colpi di scena. Sino all'ultimo gradino della scala, sino alla Porta della verità. La ricchezza di riferimenti, la trama movimentata, le illustrazioni realizzate ancora da Victor Togliani, eclettico future e Fantasy artist, sculture e scenografo, rapiscono il lettore in un mondo dove il confine tra fantasia e realtà perde piacevolmente di significato. Un territorio fantastico in cui ogni parola comunica emozione, perché questo siamo: emozioni nient'altro che emozioni. "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto". Così Leopardi rammentava nello Zibaldone la sua nostalgia per l'infanzia. E così nell'antologia di fiabe "C'era (quasi) una volta" (ed. Senzapatria) nata da un'idea di Marino Magliani ventisei autori italiani narrano ventisei fiabe ambientate nelle città italiane, da Roma a Napoli, da Bologna a Lucca. Il libro si avvale delle illustrazioni di Marco D'Aponte. Tutti i profitti derivanti dalla vendita del volume saranno devoluti a NutriAid, un'associazione umanitaria indipendente che opera in Randa, Senegal, Madagascar, Repubblica Democratica del Congo per la tutela dei diritti dell'infanzia. C'era quasi una volta per i bimbi africani PA G IN A Speciale Libri Ragazzi Giovedì 1 dicembre 2011 23
L'inverno 2011 promette storie, girano tutte nella serratura di mesi freddi come una chiave nella porta, sanno riscaldarci e aprire la strada al nuovo anno. A cominciare da Rosamund Lupton, sceneggiatrice inglese al suo esordio letterario con Sorella (ed. Giano) che ci racconta di un legame strettissimo che oltrepassa il sangue comune in un romanzo presentato dal Daily Mail come frutto di un "nuovo, autentico talento". E talentuoso è anche Walter Lazzarin, padovano solo stando all'anagrafe, perché in realtà sente d'esser venuto al mondo dopo un viaggio in Europa. A volte un bacio è il suo primo romanzo (ed. Il Foglio), di mezzo ci sono parole, il bacio del titolo, e il mare in burrasca che tutti dobbiamo affrontare prima di raggiungere l'agognato porto della felicità. Sarà poi sicuro? La salvezza della propria anima è un tema che affascina anche Roberto Costantini, in Tu sei il male (ed. Marsilio). Sospeso tra due partite mondiali, 11 luglio 1982, sera della vittoria azzurra al Mundial spagnolo e 6 luglio 2006, ItaliaFrancia ai Mondiali di Germania, questo romanzo minaccioso è un pallone entrato in porta. Ma arrivati quasi a Natale, se non siamo tutti più buoni, sicuramente c'è qualcuno che lo è anche per noi, ricordandosi la giustezza delle azioni: è il commissario Ricciardi, ancora protagonista del nuovo romanzo di Maurizio De Giovanni, Per mano mia (ed. Einaudi Stile libero). In una Napoli gelata dal freddo e dall'attesa della Natività, si trova a dover fare i conti con le bugie e gli alibi di un'intera città, la sua, stesa davanti a lui "come un immenso Presepe". E la città nera è protagonista anche del nuovo lavoro di Peppe Lanzetta, notissimo autore partenopeo. In Infernapoli (ed. Garzanti) è spensierata e dolorosamente consapevole assieme, è abitata da personaggi che portano il nome di opere liriche: Figaro, Rigoletto, Parsifal. Il boss, invece, si chiama Profumo, e il suo rocambolesco incedere fa della strada una giostra impazzita tra soldi facili, cocaina e cozze. Spostandoci poi in Sardegna, salpiamo per la Francia: la casa editrice Aìsara ci restituisce un Hexagone fermo agli anni 50, in cui Maxence sta per salire alla ghigliottina per ricevere il fatale colpo, Il bacio della vedova che dà il titolo al romanzo di André Héléna. Parigi è notturna e fredda, criminali e sangue la percorrono in un luogo della Senna e trascinano come corrente il lettore in un noir esistenzialista sul destino e sulla speranza. È necessario allontanarsi tanto per affrontare questi temi o basta guardare a casa propria, caldi di un'ironia per le cose cui abbiamo preso abitudine? La Casa del Sollievo Mentale (ed. Nutrimenti) è un vademecum della provincia italiana o quasi, scritto da Francesco Permunian, bibliotecario a Desenzano sul lago di Garda: nostalgia e grottesco per dirci, con crudeltà chi siamo e cosa siamo diventati. E le donne? Marcela Serrano, la scrittrice cilena che sa toccare il cuore con le parole, è tornata e con le sue Dieci donne (ed. Feltrinelli) promette: di raccontare la "croce" che fa ombra e pesa sulla nostra vita; di dare una risposta che non è risolutiva ma che segue e non lascia spazio alle esitazioni. Forse la storia che ci portiamo dentro, per quanto distante da quella degli altri, ha una radice comune. Due sono le possibili chiusure di cerchio: la prima è il passato. Può un classico della letteratura essere nuovo? Sì, se parliamo de L'amante di Lady Chatterley - seconda versione" di D.H. Lawrence (ed. Donzelli): qui amante e il marito di Constance diventano i simboli dicotomici di una civiltà giunta a un binario morto. E quando non bastano le parole a rispondere al quesito ricorrente, chi - o cosa sono?, ecco allora le immagini a far leva sulla nostra memoria: I.(ed.Nottetempo) è una raccolta di tavole di Francesco D'Isa, artista fiorentino, fondatore del collettivo internazionale di artisti Pornsaints. org. Riflettori sulla Cina in “Cambiamenti” di Mo Yan, la Sardegna a rischio ambientale di Porcedda e Brunetti Interpretare il reale attraverso il reportage Leggere Lanzetta e De Giovanni, passando per la Serrano scoprendo l'esordiente Costantini La chiave della serratura per conquistare l'anima BIANCO & NERO La poesia di Fabio Pusterla e il "viaggio" di Maugeri Poche ore per conoscere gli eventi più significativi di un passato da rivisitare Fabio Pusterla, intervistato da Wuz.it, ha detto: "La poesia è, appunto, 'fuori mercato': e forse proprio qui sta, paradossalmente, il suo possibile punto di forza, o almeno di resistenza". Perché non provare, allora, e leggere il suo Pietra sangue (ed. Marcos y Marcos) che in un'edizione curata nel dettaglio sembra offrire ai lettori un segnale di fiducia non solo nella poesia, non nella forza delle parole, ma nel nero su bianco del libro? Un autore classico come Giorgio Scerbanenco, padre della "Milano nera" riprende allora quota con i Tre casi per l'investigatore Jelling (ed. Sellerio) e ci propone la prospettiva nuova di Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston, timido e oscuro risolutore di enigmi. Ma se avete voglia di sperimentare assieme generi e toni, allora il Viaggio all'alba del millennio (ed. Perdisa Pop) di Massimo Maugeri fa al caso vostro: un insieme enciclopedico di voci, l'una chiama l'altra e dà il via alla narrazione ironica e piena assieme. Il registro ironico e leggero mutuato dai social e dai cellulari la fa invece da padrone in Sublime passione, nuovo libro di Tjuna Notarbartolo (ed. Pizzo Nero - Rusconi Libri). La giornalista racconta con tono intrigate una storia d'amore attraverso gli sms che i due protagonisti si inviano. Short stories che decidono il nostro futuro, viene da pensare a Bret Easton Ellis e cercarvi rifugio: ne Le regole dell'attrazione (ed. Einaudi), la storia è frammentaria, scomposta in più voci e registri, ma la vicenda prosegue e va avanti tanto che lo scrittore può permettersi di fermare la narrazione come acqua da un rubinetto: lo si gira, e stop. Il capitalismo spudorato: ne parla Gianni Dragoni mettendo a fuoco la questione Alitalia Tutto il Novecento in centosessanta pagine. O meglio, tutto il Novecento in un'ora e mezzo, perché tanto ci vuole a leggere "Europeana. Breve storia del XX secolo" (:duepunti edizioni 2005-2011, trad. it,. Elena Paul, 20 €) di Patrick Ourednik: una volta iniziato non si può più smettere, tutto il nostro passato ci viene sciorinato sotto gli occhi nei suoi dettagli più insignificanti e negli eventi mondiali: guerre, genocidi, bombe atomiche, sono raccontati con la stessa monocorde vivacità con cui si parla dell' invenzione del reggiseno e della Barbie; abolita la punteggiatura e il senso cronologico degli eventi, il flusso di coscienza vorticoso e incessante che viene fuori, insieme a uno sguardo apparentemente acritico e quasi ingenuo, nel suo essere del tutto obiettivo, rende ogni cosa straniante ed estranea, quasi una nuova prospettiva sulla Storia, o forse un modo altro di raccontarla per prenderne le distanze e considerare tutto nella sua tragica banalità. E ci sono milioni di uomini e donne nella storia del novecento raccontata dallo scrittore praghese ma parigino di adozione, uomini e donne senza nome, nessun personaggio, solo persone e tanti dati, cifre, statistiche. La data d'inizio del secolo è quella dell'attentato che scatena la prima Guerra mondiale, 28 giugno 1914, con l'uccisione a Sarajevo dell'erede al trono d'Austria-Ungheria, mentre una fine non c'è, potrebbe essere il crollo del muro di Berlino, ma non ci sono indicazioni in questo senso e il libro si chiude senza finale, con la sorprendente ammissione che, nonostante sia stata presa in giro per tutto il libro, la Storia continua a essere fatta dagli uomini, senza nemmeno tenere in considerazione le teorie sulla sua fine, per cui la tecnica e la scienza avrebbero consentito un comfort tale per le abitudini degli uomini, da garantire per sempre la democrazia e la stabilità. Ma la Storia se ne infischia delle teorie e poiché ripete se stessa, il Ventunesimo secolo non appare migliore del precedente. E così non ci resta che aspettare un altro capolavoro di sintesi da Patrick Ourednik. Una donna che scrive troppo sente, diceva Anne Sexton. Ma cos'è questo troppo e chi lo racconta oggi districandosi tra le molteplicità di conflitti, nero su bianco, riflessioni e desideri? All'inizio c'è Susanna Tamaro, amatissima autrice di Va' dove ti porta il cuore, 15 milioni di copie in tutto il mondo. Torna in libreria con una raccolta di saggi brevi, puntuti: quelli inediti stupiscono per lucidità; gli altri, pubblicati sulla stampa nazionale nel corso degli ultimi anni sorprendono per la profetica attualità. Si parte dalla famiglia, dalla vita quotidiana, ne L'isola che c'è (ed. Lindau), ma si arriva a riflettere del nostro tempo, del nostro paese, dei nostri figli. Vi è una traccia di serena passione che infiamma discorsi di vita e di morte, di etica e bioetica, di mass-media e di potere dei media, di gogna mediatica e di scandali sessuali, di istruzione, di Chiesa, per tornare, infine, a casa, all'amore. E di casa e di amore, nel senso più concreto di due termini ideali che abbracciano una vita intera, scrive anche Concita De Gregorio in Così è la vita, (ed. Einaudi Stile Libero): "I bambini fanno domande (...) E gli adulti sono costretti a trovare delle risposte. È un esercizio tra la filosofia e il candore, che ci obbliga a rivedere ogni volta il nostro rassicurante sistema di valori. Perché non possiamo deluderli. Né ingannarli. Siamo stati come loro non troppo tempo fa". L'ex direttrice de l'Unità, storica firma de la Repubblica, De Gregorio segue lo script: sentirsi inadeguati a stare al mondo, invecchiare, soffrire, morire, ma lo fa con ironia inusitata, gioiosa voglia di ridere: i funerali sono allora momenti per riaprire l'album delle fotografie, staccare figurine del passato, considerare sé e gli altri, oltre l'estetica che ci vuole eternamente giovani, eternamente felici. E di felicità possibili, di normali contentezze quotidiane intervallate allo sforzo, al peso dell'impegno di esser fedeli alla propria natura raccontano anche altre 14 autrici, sono Margherita Oggero, Carmen Pellegrino, Elvira Seminara, Raffaella Ferré, Emilia Marasco, Patrizia Rinaldi, Barbara Garlaschelli, Cristina Sivieri Tagliabue, Viola Di Grado, Buci Sopelsa, Manuela Iatì, Francesca Barra, Cristina Zagaria, Alessandra Faiella, voci dell' antologia Non è un paese per donne (ed. Mondadori). La prefazione è di Miriam Mafai: "La "donna-corpo" occupa la cronaca politica e mondana e rischia di lasciare in ombra tutte le altre, la maggioranza". “D” COME DONNE “Europeana. Breve storia del XX secolo” di Patrick Ourednik affronta la fine del millennio Tutto il Novecento in centosettanta pagine LE CITTÀ Tante ragnatele di strade, sentimenti, colori Da Torino a Napoli passando per Amsterdam La narrativa ha un margine di distacco dalla realtà, è il suo fascino e il suo limite: storie inventate girano come chiavi nella serratura della nostra anima. Lo stesso può accadere per i mondi, quelli che non conosciamo perché lontani geograficamente da noi: succede con i reportage. E' così che capiamo che ci sono realtà distanti solo dal nostro modo di pensare; così che impariamo a conoscerle, a comprenderle. "Cambiamenti" (ed.Nottetempo) è un libro di Mo Yan e lavora proprio in questo senso: il racconto di quarant'anni di storia cinese, dal 1969 al 2009, funziona perché è capace di far delle vite dei suoi personaggi, un panopticon che riflette noi stessi. E se lo specchio d'acqua che ci separa dalla Cina ci sembra troppo ampio per guardarci con fiducia e pensare di ritrovarci, anche restare a casa può portarci lontano col pensiero. Ne "Lo sa il vento - Il male invisibile della Sardegna" (ed. EdizioniAmbiente), ci sono abbastanza elementi per fare dell'isola un posto a noi sconosciuto: Carlo Porcedda, giornalista, sceneggiatore e documentarista, assieme a Maddalena B r u n e t t i , cronista di nera e giudiziaria, racconta dello scempio militare e industriale che sta mettendo a rischio l'ambiente e la salute dei suoi abitanti: poligoni militari, polveri di guerra, raffinerie e scorie. E' un horror tour di casa nostra, lucido e spietato assieme, dal Sarrabus al Campidano, dal Sulcis-Iglesiente a Porto Torres, passando per l'arcipelago della Maddalena. I nostri compagni di viaggio sono pastori, militari, famiglie, magistrati e medici, anime come le nostre, disperse per un attimo nell'inferno della paradisiaca Sardegna. L'Italia intera, invece, spaventa ne "Capitani Coraggiosi" (ed. Chiarelettere) di Gianni Dragoni, perché punta la luce su un capitalismo quasi spudorato. La storia raccontata è quella dell'Alitalia, ed è una fotografia molto precisa dei nostri tempi. E parlando di immagini, viene da pensare alla raccolta "Più reale della realtà" (ed.Contrasto Due) che riporta a noi il meglio del fotografo che ha rivoluzionato il concetto di reportage, W. Eugene Smith. A curare questo prezioso volume di scatti pubblicati sulla rivista Life tra il 1948 e il 1956 sono Britt Salvesen ed Enrica Vigano, a loro il merito di continuare a dirci senza il peso della grammatica. Le città sono ragnatele di strade e sentimenti, ti ricordi di loro per la gente che ci vive e le sue storie. E' questa la verità su cui convergono tre libri diversi ma con la voglia comune di raccontare il genius loci, corpo e anima di posti lontani che altrimenti non ci sarebbe dato di conoscere e di luoghi a noi vicini che visti con gli occhi dell'abitudine hanno smesso di parlarci. Osvaldo Guerrieri, giornalista, scrittore e critico teatrale de La Stampa ne I torinesi (ed. Neripozza), fa i conti con l'immagine sabauda tutta muso e lavoro: e se la gente che abita questa città squadrata fosse infine livellata sullo stesso piano geometrico? Sanno i figli della montagna essere allegri? Accesi dalle luci di santi di caratura più sociale e politica che mistica, sono riusciti a farsi carico di invettiva mentre la città passava da capitale a posto di caserma e ministero a luogo di scienza, di fabbrica prima e di cinema poi. Anche Francesco Durante, scrittore, giornalista e critico letterario, ne I napoletani, (ed. Neripozza), non racconta da sè: fa il miracolo di far parlare una città viva che s'agita nella lingua, nelle canzoni, nei proverbi, e che pigra e opportunista assieme, ride e accarezza, tra teoria e pratica dei suoi cittadini che sperano nel futuro ma si portano il passato alla bocca come un fazzoletto. Espatriando, ci aspetta, invece, Marino Magliani scrittore e traduttore, con Amsterdam è una farfalla, (ed. Ediciclo). Ci aspetta in bicicletta e ci accompagna, vivido e veloce raccontandoci due cose principalmente: come ritrovare se stessi altrove rispetto al posto in cui si è nati, e chi si può incontrare lungo il cammino. Guardano il nostro tempo, lo esplorano e deducono La saggezza abita qui Raffaella Ferrè Il volume edito da Duepunti tradotto da Elena Paul PA G IN A Speciale LibriNovitàGiovedì 1 dicembre 201128
BADUEL Nel centro storico di Orvieto Libri antichi e rari Stampe Manoscritti Libri moderni di pregio PER I VOSTRI ACQUISTI ON-LINE: WWW.BADUEL.IT VENITE A TROVARCI! Acquistiamo libri, biblioteche, manoscritti, disegni, archivi. Perizie e valutazioni accurate (*) Orvieto (TR) - Via Ascanio Vitozzi 7/7a - Tel/fax: 0763 342046 - baduel@baduel.it (*) Il titolare Mario Tedeschini, iscritto al ruolo dei periti e degli esperti Camera Commercio di Terni, è abilitato a rilasciare perizie sull'originalità e sul valore di mercato di libri, stampe, manoscritti, disegni. LIBRERIA ANTIQUARIA La Murgia di "Viaggio in Sardegna", "Accabadora" e "Mary" si racconta e spiega perché bisogna fare i conti proprio con lei: Maria Nasce in Sardegna, a Cabras, Michela Murgia, classe '72. Lavora come venditrice di multiproprietà, come operatore fiscale, come dirigente amministrativo in una centrale termoelettrica, come portiere di notte, oltre a studiare ed approfondire la teologia, come scienza applicata alla realtà. Approda alla scrittura prima con Il mondo deve sapere (Edizioni Isbn), il diario tragicomico di un mese di lavoro degli operatori telemarketing del call center di una importante multinazionale (Kirby Company) che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Successivamente per Einaudi, nel 2008, con Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede, nel 2009 con il romanzo Accabadora, storia con abito nero di eutanasia e di adozione in una Sardegna degli anni cinquanta, vincitore del Premio Campiello 2010, e nel 2011 con Ave Mary. Un viaggio letterario il suo che non vede meta perché l'autenticità del sentiero è la sua torcia e la bellezza della sua preghiera. Perché hai dovuto fare i conti con Maria? "Non si può prescindere dal racconto di Maria nel nostro immaginario, sia come italiani che come cattolici. Maria come donna è molto efficace soprattutto per il genere femminile, ha influito molto e continua ad influire sulla storia delle Donne, anche se in un modo più velato. Maria è da secoli il modello femminile cristiano. Una sorta di "bella addormentata" nel cielo, eternamente ferma all'adolescenza. Colei che cura, la cui vita trova il suo senso solo nel servizio dell'altro, moglie e madre, ma anche consacrata a Dio. Diversa e simile a tutte le donne che conosco e riconosco. Il sì di Maria all'Angelo che gli preannunciò una maternità prodigiosa andrebbe studiato tuttavia molto attentamente perché è fuori dalla logica patriarcale. E dimostra che l'idea della Madonna come creatura mansueta, ubbidiente, asservita, muta e sempre disposta ad abnegarsi non è effettiva. Maria ha fatto una scelta, la sua". Come si fa ad andare oltre "il tratto della matita"? "Jessica Rabbit è la prosperosa e sensuale femme fatale moglie del coniglio Roger. Si difendeva dalle accuse di cattiveria proclamando "io non sono cattiva, è che mi disegnano così!". Questa è un involontario spot, manifesto di chi non ha una voce propria, come se l'unica strada che ci rendesse comprensibili agli altri fosse il modo in cui veniamo raccontati. Non si può cancellare una narrazione obbligata, occorre in realtà avere più storie disegnate. Sono necessarie tante storie per cambiare la "storia" delle donne". Credi che la donna di oggi abbia saldato il suo debito? "Le donne non possono saldarlo finché la narrazione prevede donne debitrici. L'emancipazione in Italia non ha in realtà riequilibrato i ruoli tra genere maschile e genere femminile. Anche se la donna è impegnata e indipendente non è stata sottratta dalla dimensione della "cura" dell' accudimento, poiché spende il suo stipendio per darlo ad un'altra donna che lo fa al suo posto. E' emblematico il caso dell'azienda friulana che scelse di licenziare dapprima le donne perché avrebbero dovuto curare i loro figli. La donna in Italia è ancora un decisivo ammortizzatore sociale, la figura della "badante" è diffusissima rispetto ad altri stati europei come quelli del Nord. Io sono una donna accudente. Mi piace cucinare per tutti. Ma non accetterò mai di farlo per destino e non per scelta". Come potrebbe la Chiesa assumere una posizione controcorrente nei confronti della visione distruttiva della vecchiaia, dell' idolatria della perfezione estetica? "La Chiesa può farlo combattendo le disuguaglianze al suo interno, combattendo la sua gerarchia interna. La sua non è una gerarchia al servizio ma una gerarchia piramidale, esistono al suo interno forme consolidate di potere e di sottomissione. Occorre che avvenga un passaggio totale da una forma di potere piramidale ad una circoncentrica. Per risolvere la non parità dei sessi è necessario mettere in discussione la struttura dei poteri ecclesiastici a tutti i livelli, tuttavia ad oggi non scorgo questa volontà effettiva". Cosa ti ha portato a studiare scienze teologiche? "Ho imparato il culto per la domanda. La scienza della risposta è la superstizione, non esiste una risposta ferma, assoluta. La teologia è una scienza per tutti i credenti e non solo per pochi eletti. La nostra è una visione didattica della fede, ci è stato insegnato ad avere delle risposte, ma in realtà Cristo nel Vangelo ha posto delle domande". Pensi che sia ancora fondamentale raccontare storie oralmente? “E' fondamentale. Avverto un bisogno estremo di sentire storie oltre che di raccontarle. I Festival tematici, da quello della Mente di Sarzana a quello della Letteratura di Mantova, sono i nuovi focolari dove la gente si reca perché vuole sentire ciò che non sa dire, ciò che non sa esprimere a parole, vuole esserci per ascoltare. Questa esigenza sembrava scomparsa con la Tv, in realtà non è così, e questo spiega l'enorme diffusione di Internet, dei Social Network, come lo stesso Facebook. Vige un fortissimo desiderio di narrazione. Un paese senza luoghi e possibilità di raccontarsi è un paese senza trame in balia di un pifferaio qualsiasi. Emblematico, rivelatorio come atto narrativo è il libretto "Una storia italiana", l'autobiografia illustrata di Silvio Berlusconi inviata in 20 milioni di copie a tutte le famiglie. L'autore, Berlusconi, raccontava se stesso come eccezione della storia italiana, raccontava un atto narrativo individuale convincente perché nessuno sapeva raccontare un popolo che in realtà stava perdendo la sua "storia". Il problema del racconto sociale è fondamentale perché raccontando stai determinando una realtà, la stai trasformando”. "La speranza ha due figli bellissimi: lo sdegno e il coraggio" diveca Pablo Neruda, cosa manca oggi in Italia? "Manca il coraggio, ci sono troppi indignati. Quello che viene svolto, addossato ad alcuni personaggi pubblici è quasi un peso sacerdotale, ministeriale, sembra che l'indignarsi sia un atto simbolico liberatorio, assolutorio, capro mobilitario, ma senza seguito effettivo. Si è spinti ad essere virtuosi sul simbolico, ma non nell'atto reale. Eppure la legalità è una questione di gesti piccolissimi …". Mordere o sorridere? "Chi sorride mostra i denti. L'ironia è l'arma degli arrabbiati, non dimentichiamocelo". Un libro da consigliare e da regalare… "Prediligo i saggi, ma ho appena terminato di leggere, mentre ero in viaggio verso Praga, che mi riprometto di scoprirla anche in Primavera, un romanzo toccante e intelligente : "Anatomia di una scomparsa" di Hisham Matar, edito da Einaudi. Protagonisti sono Nuri el-Alfi, e la memoria, come mezzo di recupero del passato, per un padre potente ed enigmatico che scompare per motivi politici in uno stato mediorientale in cui si riconosce l'Iraq degli anni Settanta. Un intreccio ben riuscito e ben scritto tra l'elemento politico e la microstoria di un uomo”. Il suo consiglio: l'ultimo romanzo di Hisham Matar, "Un intreccio ben riuscito tra l'elemento politico e la microstoria di un uomo" Intervista di Claudia Caramaschi Il culto della domanda per Michela Michela Murgia, la copertina del suo ultimo libro che affronta un tema teologico PA G IN A Speciale Libri AColloquio Giovedì 1 dicembre 2011 13
Enzo De Caro è noto al grande pubblico come attore. Come si possono dimenticare le sue magnifiche interpretazioni? Napoletano,uomo dai mille interessi, ed uno in particolare: la scrittura. Si perché Enzo De Caro è insegnante di scrittura creativa alla Facoltà di Scienze della Comunicazione all'Università di Salerno. Da attore a insegnante di scrittura. Come nasce questo amore? "Veramente è avvenuto l'esatto contrario. Infatti anche all'epoca della Smorfia io ero quello che avevo più degli altri la scrittura come layout. Il tutto veniva completato e reso unico dalla presenza di Lello e da quel gran fuoriclasse di Massimo. Un po' come nel calcio. La squadra crea l'occasione, ma la gloria è del goleador...." Cos'è per lei scrivere? "La scrittura creativa in realtà è un percorso. Che non è detto finisca con la scrittura. Nel mio corso, infatti ci si arriva solo verso la fine. Tutte le lezioni, sono volte a creare l'affermazione del proprio sè. Là dove c'è qualcosa di personale va scritto e sostenuto. Cerco di motivare queste persone a cercare le proprie radici, di non lasciare la propria natura. Ecco che la scrittura diviene un punto d'incontro e di arrivo". Quali sono i libri che ama? "Bisogna partire dal principio che un libro non è mai lo stesso. A volte se lo si rilegge dopo qualche anno ci si accorge di particolari che la prima volta erano sfuggiti. Questo avviene perché se è vero che ogni 7 anni tutte le nostre cellule cambiano completamente subiamo, inevitabilmente, delle metamorfosi che ci fanno percepire cose che non avevamo visto prima. Tra i libri che amo posso citare quelli che fanno parte della mia collana di audiolibri. Credo siano i capisaldi di ogni formazione." Lei è la voce di molti audiolibri, perché questa scelta? "Credo molto in questo progetto. Da ascoltatore di audiolibri quale sono, non ero pienamente soddisfatto di ciò che il mercato nel nostro paese in questo settore proponeva. Così un paio di anni fa ho partecipato ad un convegno in Toscana con l'amico Nader Butto ed è nata questa idea dall'incontro con Verdechiaro edizioni. Il nostro obiettivo è stato fin dall' inizio quello di fare degli audiolibri di un certo livello e quindi abbiamo prodotto prima Siddharta di Herman Hesse, Il Gabbiano Jonathan Livingston, poi il Profeta di Gibran ed infine: il Tao di Lao Tse. Questo settore e bacino di utenti è nato da poco ed è certamente in via di sviluppo. Decidemmo insieme all' amico musicista Riccardo Cimino, che cura la parte musicale e di regia, di prendere anche spunto dagli sceneggiati radiofonici degli anni 60 per riuscire a mettere insieme entrambi gli emisferi del cervello: racconto, parole, emozioni e musica. Un tipo di lavoro piuttosto complesso che intende far passare il testo e il suo contenuto attraverso un altro sistema. Per cui non si tratta di un'alternativa al libro che naturalmente resta tale; è soltanto un modo diverso per leggere senza leggere, solo ascoltando". Ma cosa può dare in più un audiolibro "Mi è successo più di una volta, ascoltando un audiolibro, di "non ricordare" che quella cosa o quel passo l'avevo già letto. Evidentemente quando leggiamo comunque filtriamo alcune parti, mentre attraverso l'ascolto, che è più recettivo, femminile, ciò non accade." Si risveglia così questa tradizione del racconto e della trasmissione orale. "Possiamo dire che si tratta di un modo nuovo, ma antico, di fare comunicazione e di collegarsi al vecchio e sano linguaggio orale che poi, non è un caso, è quello che ha attecchito maggiormente. Quindi ancor più di uno scritto, la trasmissione orale si tramanda di generazione in generazione anche perché non passa solo attraverso il suo contenuto ma anche attraverso la sua emotività." Perché Hesse piuttosto che Gibran? "Abbiamo fatto il primo audiolibro con Siddharta di Herman Hesse. Per due motivi: il primo perché, come sosteneva Goethe, ogni classico ha bisogno di essere adattato alla propria generazione e visto che si tratta di libri che non venivano ritradotti da almeno quarant'anni, si è voluto per così dire "adattare" la traduzione al nostro modo di parlare odierno e più semplice. Si tratta, infatti, di adattare il tutto a questo nuovo sistema, visto che il libro non deve essere solo letto ma anche passato… e quindi si è optato per un lavoro di adattamento per gli audiolibri. Al momento siamo davvero soddisfatti visto che i nostri audiolibri sono da mesi ai primi posti nella classifica di ITunes. Probabilmente nel futuro ci sarà sempre meno bisogno dei supporti e forse sempre più bisogno di contenuti." E gli autori contemporanei? "In questo periodo sta passando il concetto che "un libro non si nega a nessuno". E anche se le statistiche dicono che siamo penultimi nella classifica mondiale come fruitori di libri, le nostre librerie sono piene di volumi più o meno accattivanti. In tutto questo, però ci sono dei talenti che proprio grazie a questo fenomeno riescono ad esprimersi. In questo modo non capiterà mai più che uno Svevo o un Pavese non abbiamo la possibilità di veder pubblicate le loro opere." Un pensiero su Napoli "A mio giudizio, la situazione di Napoli non è la più grave di quella che negli anni abbiamo vista. Ma il napoletano viene fuori proprio nei momenti peggiori. Se consideriamo che il peggior delinquente custodito nelle patrie galere è un napoletano, di contro il primo cittadino è egualmente un figlio di Partenope. In Napoli quindi coesistono gli opposti delle due nature" Che libri regalerà a Natale? "Sono convinto che un libro debba contemplare due aspetti: quello di chi lo regala e quello di chi lo riceve. Ovvero deve piacere a chi lo riceve ma anche a chi lo regala Ma se devo pensare ad un testo, penso che se ci si rivolge ai testi classici non si sbaglia mai. Per mutuare la frase di prima "Un buon Seneca non si nega a nessuno". «Tra i testi che amo posso citare quelli che fanno parte della mia collana di audiolibri» Il suo regalo ideale? Un classico. Per esempio il filosofo della scuola stoica Seneca Da sinistra De Caro e Veronica Pivetti in una scena della fiction Provaci ancora Prof! In alto con Lello Arena e Massimo Troisi al tempo della “Smorfia”. Al centro con la grande Sophia Loren e sotto nella fiction “Era mio fratello” in una parte molto drammatica Intervista di Antonella de Miranda Enzo De Caro, il popolare attore napoletano, docente all'Università di Salerno Questa volta il Prof è lui Materia: scrittura creativa PA G IN A Speciale Libri SpecialeLibri Giovedì 1 dicembre 2011 31
"Maestro Giovanni, lei è ateo, non è vero?", chiese Lara mentre usciva dal ripostiglio con le braccia cariche di stoffa rossa che pendeva da un cuscino di gommapiuma. "Di famiglia", le risposi. "Un mio bisnonno andò in galera per aver tirato delle uova a un vescovo in visita a Forlì". "Un uomo piuttosto incivile, il suo bisnonno", ribattè ombrosa. Posò la stoffa e il cuscino sul tavolo e restò in piedi a guardarmi. "Non si preoccupi, col tempo siamo migliorati. La mia è la generazione amabile", dissi, ma fui l'unico a sorridere. Lara faceva la bidella nella mia piccola sezione di scuola materna. Era alta, muscolosa, e aveva un caratteraccio ispido. Lavoravamo insieme da qualche mese, e dal primo giorno si era convinta di dovermi dare una raddrizzata. Sedette a un lato del tavolo e tirò fuori un paio di forbici e dei bottoni bianchi, larghi e piatti dalla tasca del grembiule. "Sarebbe ora che avesse fede in qualcosa. Ormai ha un certa età", disse. Inforcò gli occhiali e iniziò a tagliare la stoffa con la precisione di una macchina. Non aveva preso le misure, eppure avrei scommesso che non si sarebbe sbagliata di un centimetro. "L'ovatta l'ha comprata?", domandò senza smettere di tagliare. Mi abbassai a raccogliere la sporta che avevo tra i piedi e la misi sul tavolo. "Eccola. C'è anche il cappello", risposi. "Perché, teme che di questo passo finirò all' inferno?". "Di certo non si salverà con le spiritosaggini. Ago e filo per piacere. Sono nel cassetto", disse. Lo aprii e glieli diedi. Fuori cominciava a fare buio. Gli alberi nel giardino della scuola erano ancora imbiancati per la neve caduta durante la settimana. Qualche ramo era finito sull'erba, spaccato dal peso. Era il 22 dicembre. "E' sicuro di non avere bisogno di me domattina?", disse Lara. "Ho avuto il permesso dalla direzione, ma posso ritardare la partenza e andare via nel pomeriggio". "Non ci pensi neppure. Finiamo il lavoro e poi è libera di godersi le vacanze". "Sgobberò come un mulo fino a Natale. Lo sa quanti cappelletti devo preparare per il pranzo?" "No, quanti?". "Seicento, come minimo. E una vasca di brodo", rispose. Annuii e mi sfregai le mani. "Qua dentro fa un freddo cane". "Non siamo più in orario di servizio, maestro Giovanni. I termosifoni sono spenti", disse Lara. "Ci starebbe bene un camino". Lara alzò la testa e adocchiò un angolo della stanza, come se avesse già deciso dove farlo costruire. "Se c'era, poteva calarsi da lì domani. Si immagina la sorpresa per i bambini? Ma sarà bello anche se entra dalla porta. Detto fra noi, prima avrebbe dovuto perdere qualche chilo". "Ci avrei provato con tutte le forze", dissi imitando il suo tono pedante. Terminai di incollare la montagna di ovatta e con due pezzi di scotch la attaccai a un elastico. Osservai il risultato, e mi sembrò una barba ben fatta. La indossai insieme al cappello, poi buttai gli scarti nella sporta e la rimisi sotto al tavolo. Lara cucì i bottoni, staccò con i denti l'ultimo pezzo di filo e sollevò il vestito in alto, contro il neon. "Un po' arrangiato, ma è pronto. Lo vuole provare?", chiese. Mi legai il cuscino di gommapiuma sullo stomaco, poi Lara mi aiutò a infilare il vestito. Adesso in giardino era buio pesto, si intravedevano soltanto le chiazze di neve nell'aria. "E' paonazzo. Si vergogna?" "No, è questa roba che fa sudare", risposi. Fece un passo indietro e mi guardò per un momento come se fossi un' astrusa scultura. "Be', a quanto pare almeno Babbo Natale esiste. Auguri, maestro Giovanni", disse seria. "Auguri anche a lei, credulona", risposi. Lara si tolse il grembiule, lo piegò con cura e prima di andarsene mi ricordò di collegare l'allarme. Io restai ancora qualche minuto, misi a posto le ultime cose e tirai le tende alle finestre. Abitavo a poche centinaia di metri dalla scuola, così decisi di uscire senza cambiarmi. La barba bianca, mossa dal vento, mi solleticava la faccia. Fuori la temperatura doveva essere vicina allo zero, ma vestito da Babbo Natale il freddo si sentiva meno. Il perché di un inserto speciale Regalare un libro è sempre una buona occasione Un maestro deve vestirsi da Babbo Natale per festeggiare con la scolaresca. Non è credente ma poi succede qualcosa... Puntare sulla cultura, di questi tempi, può apparire strano. Invece non lo è affatto. E non si tratta di un rifugio, ma di un modo di vedere le cose o di ricominciare a vederle. La cultura è una lente che tutti possediamo e che ci aiuta ad attivare curiosità, sensibilità, umanità. Perché la cultura è bellezza. La bellezza di essere persone in un mondo dove l'orrore, inteso come comportamento individuale, politico, relazionale, è la vera minaccia. Abbiamo tante armi per arginarlo, prima fra tutte la lettura, i libri, dove uomini e donne, grazie al dono della parola, ci raccontano storie, personaggi, con scenari che possono essere il passato o il presente. Tante cose cambiano in tempo di crisi. Ma la crisi, in alcuni casi, può anche essere l'occasione per recuperare abitudini, interessi che stavano andando perduti. Una è, appunto, la lettura che, come accade negli eventi straordinari, riesce a farci stare meglio a restituirci o ad affinare il grande dono della riflessione. Per questi, ed altri mille motivi è importante leggere e fare dell'oggetto libro un dono prezioso. Nelle pagine successive troverete grandi scrittori che si raccontano e che ci offrono anche qualche suggerimento. Troverete le novità delle case editrici per tutti i gusti: dalla narrativa alla saggistica, dal noir alla letteratura per ragazzi. Le nostre sono proposte che possono essere di aiuto nella scelta. Naturalmente sono solo alcune. In libreria troverete molto di più, l'importante è non perdere di vista la qualità. Buone feste e buona lettura! Stefania Nardini La magia della festa è una gioia per i più piccoli. Ma l'atmosfera emoziona anche gli adulti In alto Alberto Ragni autore di “Cera per le Sirene” con una storia per i nostri lettori Un autore scrive per noi… Alberto Ragni La barba d'ovatta che fa bene al cuore PA G IN A Speciale Libri laStoria Giovedì 1 dicembre 2011 3
La Murgia di "Viaggio in Sardegna", "Accabadora" e "Mary" si racconta e spiega perché bisogna fare i conti proprio con lei: Maria Nasce in Sardegna, a Cabras, Michela Murgia, classe '72. Lavora come venditrice di multiproprietà, come operatore fiscale, come dirigente amministrativo in una centrale termoelettrica, come portiere di notte, oltre a studiare ed approfondire la teologia, come scienza applicata alla realtà. Approda alla scrittura prima con Il mondo deve sapere (Edizioni Isbn), il diario tragicomico di un mese di lavoro degli operatori telemarketing del call center di una importante multinazionale (Kirby Company) che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Successivamente per Einaudi, nel 2008, con Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede, nel 2009 con il romanzo Accabadora, storia con abito nero di eutanasia e di adozione in una Sardegna degli anni cinquanta, vincitore del Premio Campiello 2010, e nel 2011 con Ave Mary. Un viaggio letterario il suo che non vede meta perché l'autenticità del sentiero è la sua torcia e la bellezza della sua preghiera. Perché hai dovuto fare i conti con Maria? "Non si può prescindere dal racconto di Maria nel nostro immaginario, sia come italiani che come cattolici. Maria come donna è molto efficace soprattutto per il genere femminile, ha influito molto e continua ad influire sulla storia delle Donne, anche se in un modo più velato. Maria è da secoli il modello femminile cristiano. Una sorta di "bella addormentata" nel cielo, eternamente ferma all'adolescenza. Colei che cura, la cui vita trova il suo senso solo nel servizio dell'altro, moglie e madre, ma anche consacrata a Dio. Diversa e simile a tutte le donne che conosco e riconosco. Il sì di Maria all'Angelo che gli preannunciò una maternità prodigiosa andrebbe studiato tuttavia molto attentamente perché è fuori dalla logica patriarcale. E dimostra che l'idea della Madonna come creatura mansueta, ubbidiente, asservita, muta e sempre disposta ad abnegarsi non è effettiva. Maria ha fatto una scelta, la sua". Come si fa ad andare oltre "il tratto della matita"? "Jessica Rabbit è la prosperosa e sensuale femme fatale moglie del coniglio Roger. Si difendeva dalle accuse di cattiveria proclamando "io non sono cattiva, è che mi disegnano così!". Questa è un involontario spot, manifesto di chi non ha una voce propria, come se l'unica strada che ci rendesse comprensibili agli altri fosse il modo in cui veniamo raccontati. Non si può cancellare una narrazione obbligata, occorre in realtà avere più storie disegnate. Sono necessarie tante storie per cambiare la "storia" delle donne". Credi che la donna di oggi abbia saldato il suo debito? "Le donne non possono saldarlo finché la narrazione prevede donne debitrici. L'emancipazione in Italia non ha in realtà riequilibrato i ruoli tra genere maschile e genere femminile. Anche se la donna è impegnata e indipendente non è stata sottratta dalla dimensione della "cura" dell' accudimento, poiché spende il suo stipendio per darlo ad un'altra donna che lo fa al suo posto. E' emblematico il caso dell'azienda friulana che scelse di licenziare dapprima le donne perché avrebbero dovuto curare i loro figli. La donna in Italia è ancora un decisivo ammortizzatore sociale, la figura della "badante" è diffusissima rispetto ad altri stati europei come quelli del Nord. Io sono una donna accudente. Mi piace cucinare per tutti. Ma non accetterò mai di farlo per destino e non per scelta". Come potrebbe la Chiesa assumere una posizione controcorrente nei confronti della visione distruttiva della vecchiaia, dell' idolatria della perfezione estetica? "La Chiesa può farlo combattendo le disuguaglianze al suo interno, combattendo la sua gerarchia interna. La sua non è una gerarchia al servizio ma una gerarchia piramidale, esistono al suo interno forme consolidate di potere e di sottomissione. Occorre che avvenga un passaggio totale da una forma di potere piramidale ad una circoncentrica. Per risolvere la non parità dei sessi è necessario mettere in discussione la struttura dei poteri ecclesiastici a tutti i livelli, tuttavia ad oggi non scorgo questa volontà effettiva". Cosa ti ha portato a studiare scienze teologiche? "Ho imparato il culto per la domanda. La scienza della risposta è la superstizione, non esiste una risposta ferma, assoluta. La teologia è una scienza per tutti i credenti e non solo per pochi eletti. La nostra è una visione didattica della fede, ci è stato insegnato ad avere delle risposte, ma in realtà Cristo nel Vangelo ha posto delle domande". Pensi che sia ancora fondamentale raccontare storie oralmente? “E' fondamentale. Avverto un bisogno estremo di sentire storie oltre che di raccontarle. I Festival tematici, da quello della Mente di Sarzana a quello della Letteratura di Mantova, sono i nuovi focolari dove la gente si reca perché vuole sentire ciò che non sa dire, ciò che non sa esprimere a parole, vuole esserci per ascoltare. Questa esigenza sembrava scomparsa con la Tv, in realtà non è così, e questo spiega l'enorme diffusione di Internet, dei Social Network, come lo stesso Facebook. Vige un fortissimo desiderio di narrazione. Un paese senza luoghi e possibilità di raccontarsi è un paese senza trame in balia di un pifferaio qualsiasi. Emblematico, rivelatorio come atto narrativo è il libretto "Una storia italiana", l'autobiografia illustrata di Silvio Berlusconi inviata in 20 milioni di copie a tutte le famiglie. L'autore, Berlusconi, raccontava se stesso come eccezione della storia italiana, raccontava un atto narrativo individuale convincente perché nessuno sapeva raccontare un popolo che in realtà stava perdendo la sua "storia". Il problema del racconto sociale è fondamentale perché raccontando stai determinando una realtà, la stai trasformando”. "La speranza ha due figli bellissimi: lo sdegno e il coraggio" diveca Pablo Neruda, cosa manca oggi in Italia? "Manca il coraggio, ci sono troppi indignati. Quello che viene svolto, addossato ad alcuni personaggi pubblici è quasi un peso sacerdotale, ministeriale, sembra che l'indignarsi sia un atto simbolico liberatorio, assolutorio, capro mobilitario, ma senza seguito effettivo. Si è spinti ad essere virtuosi sul simbolico, ma non nell'atto reale. Eppure la legalità è una questione di gesti piccolissimi …". Mordere o sorridere? "Chi sorride mostra i denti. L'ironia è l'arma degli arrabbiati, non dimentichiamocelo". Un libro da consigliare e da regalare… "Prediligo i saggi, ma ho appena terminato di leggere, mentre ero in viaggio verso Praga, che mi riprometto di scoprirla anche in Primavera, un romanzo toccante e intelligente : "Anatomia di una scomparsa" di Hisham Matar, edito da Einaudi. Protagonisti sono Nuri el-Alfi, e la memoria, come mezzo di recupero del passato, per un padre potente ed enigmatico che scompare per motivi politici in uno stato mediorientale in cui si riconosce l'Iraq degli anni Settanta. Un intreccio ben riuscito e ben scritto tra l'elemento politico e la microstoria di un uomo”. Il suo consiglio: l'ultimo romanzo di Hisham Matar, "Un intreccio ben riuscito tra l'elemento politico e la microstoria di un uomo" Intervista di Claudia Caramaschi Il culto della domanda per Michela Michela Murgia, la copertina del suo ultimo libro che affronta un tema teologico PA G IN A Speciale LibriAColloquioGiovedì 1 dicembre 201112
Guru della rete, giornalista, saggista e un punto fermo: la battaglia per i diritti delle donne. Ecco Loredana Lipperini Guru della rete. Esperta di letteratura di genere. Agitatrice culturale. Attivista per i diritti delle donne. E' Loredana Lipperini, romana, giornalista, scrittrice, blogger della prima ora. Dopo aver collaborato negli anni, a riviste e quotidiani da "Sipario", a "Il Giornale della Musica", da "L'Unità" al "Il Secolo XIX", dal 1990 scrive sulle pagine culturali de "La Repubblica" e dell' inserto "Il venerdì", ed è fra i conduttori della trasmissione "Fahrenheit" di Radio Tre. Ha scritto programmi per la tv e ne ha persino condotto qualcuno. Grande appassionata di musica classica ha dedicato diversi libri a Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart. Il suo nome è legato soprattutto al mondo della letteratura di genere (dal 2007 è giurata del Premio Scerbanenco) e a quanto accade nel web - cura "Lipperatura", seguitissimo blog in cui parla di letteratura e di società, oltre che delle infinite possibilità che offre la rete - ma soprattutto alle battaglie per il superamento della discriminazione nei confronti delle donne. Di grande rilievo sono infatti i suoi libri sulla condizione femminile: "Ancora dalla parte delle bambine" (Feltrinelli 2007) e "Non è un paese per vecchie" (Feltrinelli 2010), che con un terzo volume in cantiere, costituiscono una trilogia ideale, scandita dalle età delle donna - bambina, vecchia, mamma - in cui con grande attenzione a dati e statistiche, si evidenzia come le donne siano penalizzate da una società maschilista ed edonista, in cui le pari opportunità non solo non sono garantite, ma non costituiscono nemmeno un problema da risolvere. Quando e perché hai deciso di occuparti delle questioni di genere? "Ho cominciato a rendermi conto di come stavano veramente le cose, quando i miei figli hanno cominciato ad andare all'asilo, e abbiamo cominciato a uscire dalla cerchia di amici e parenti tutti con lo stesso modo di vedere le cose. Alle porte dell'asilo vedendo bambine ricoperte di rosa e bambini azzurri, divisi nei giochi rigorosamente da maschi e femmine, mi sono sentita come Siddharta che va incontro al mondo e mi sono accorta che c'era molto da fare. L'episodio scatenante che poi ha portato alle ricerche sui condizionamenti di genere, e quindi ad "Ancora dalla parte delle bambine"(che riprende idealmente il discorso da dove l'aveva lasciato Elena Giannini Belotti, autrice nel 1973 di "Dalla parte delle bambine", ndr), è stata la visione di un minuscolo tanga al mercato in un paese delle Marche, un tanga da bambina!". Cosa significava quel tanga? "Ci riportava indietro di trent'anni. Dimostrava come l'immaginario collettivo fosse ormai corrotto dalla pubblicità che condiziona i modelli di riferimento. A partire dagli anni Novanta è in atto una re-genderization, ossia un'assurda divisione tra i generi con un'esplosione di modelli iper-maschili e iper-femminili. Alle ragazze si insegna fin dall' infanzia, e qui veniamo al tanga, che la bellezza è un'arma". In realtà tu hai iniziato la tua carriera occupandoti proprio delle donne… "Si, facevo parte della segreteria del partito radicale (per anni ha diretto l'agenzia di stampa "Notizie Radicali" ed è stata fra i primi conduttori di Radio Radicale, ndr), ho partecipato ai collettivi femministi, alle lotte, le marce. Il problema è che di quell'esperienza sono passati solo gli aspetti più esasperati. Il femminismo è stato un tabù, un' esperienza da rifiutare in toto". In effetti quello che si mostra di solito sono video e foto di donne arrabbiate, urlanti, scarmigliate e non di rado bruttine, e l'idea che permane è che non se la passassero poi tanto bene… "Ridurre il femminismo a caricatura è stata una mossa formidabile per denigrarlo e screditarlo. Certo, non di rado le stesse femministe storiche hanno contribuito a creare di se stesse un'immagine claustrale e isolata dal mondo. L'errore è stato quello di non passare il testimone alle nuove generazioni. Si era convinti di aver raggiunto definitivamente la parità e si è abbassata la guardia, oppure, come hanno fatto molte intellettuali, ci si è chiusi nelle accademie, lontano dai problemi reali. E alla lunga invece del femminismo dell'uguaglianza, quello di cui parlava Simon de Beauvoir, è rimasto solo il femminismo della diversità, con gli uomini come nemici da combattere. E' stato centrale il problema del corpo, ma nessuno ha pensato all'immaginario, ai modelli che passavano attraverso la pubblicità, i libri di testo a scuola, le riviste, la televisione, che hanno imposto un'iperfemminilità seducente come mezzo per raggiungere una parità anche professionale. E' sempre un problema di educazione, di cultura, di immaginario e di linguaggio". Non è che in Italia il gender gap è più ampio rispetto ad altri Paesi perché da noi la televisione negli ultimi vent'anni è stata anche uno strumento politico? In pratica il berlusconismo, non ha peggiorato le cose? "Io penso che l'era di Berlusconi si sia innestata in un terreno fertile e abbia prosperato, imponendo alla realtà l'immaginario televisivo dove tutti sono magri belli ricchi giovani e quindi vincenti, ed evitando qualsiasi intervento normativo utile a risolvere questi problemi. Ma pensiamo anche all'Inghilterra di Margaret Thatcher, convinta che " la società non esiste, ci sono uomini e donne e famiglie", in quel Paese solo ora si è acceso il dibattito sulle piccole Lolita. E' l'individualismo il male peggiore di questi anni, il berlusconismo ne è un'esasperazione, ha portato alla difficoltà di riconoscere che esistono altre strade rispetto a quella propria e della propria cerchia, altri modi di concepire la femminilità, di vestirsi, di pensare, di essere seduttive o di non esserlo. Tutti i paesi devono fare i conti oggi con queste questioni, ad eccezione di quelli del Nord Europa. C'è da dire che negli ultimi tre anni in Italia qualcosa si sta muovendo, e penso al 13 febbraio scorso con il movimento "Se non ora, quando". Parlarne è già un grosso passo avanti". A proposito di politica e dell' esperienza radicale citata prima, perché secondo te, alcuni dei personaggi più reazionari della scena politica e civile italiana, come Giuliano Ferrara, Eugenia Roccella o Gaetano Quagliariello, vengono proprio dal partito radicale e da quello comunista? "Non credo sia un problema ideologico ma solo di opportunismo politico: la tendenza a essere voltagabbana fa parte di un certo tipo di individui". Torniamo ai libri. Come vedi la situazione editoriale italiana al momento? "Mi sembra che ci troviamo in una situazione di stagnazione e di crisi. Non sono molto ottimista sullo stato delle cose, il sistema sta implodendo, si sono affermate scelte editoriali sbagliate dettate non dalla qualità e dalla ricerca della bibliodiversità, ma dall'appiattimento sul mercato". Ci consigli un libro per Natale? "Posso sceglierne due? Il primo è il "Secondo sesso" di Simone de Beauvoir, un libro fondamentale per chiunque voglia affrontare la questione femminile, oltre che fare una bella lettura. Il secondo è un saggio appena pubblicato da Corbaccio: "Mamme cattivissime. La madre perfetta non esiste", o "Le conflit" in lingua originale, di Elisabeth Badinter". "Metterei sotto l'albero: "Secondo sesso" di Simone de Beauvoir, "Le conflit" in lingua originale, di Elisabeth Badinter" Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice, blogger della prima ora Intervista di Seia Montanelli Siamo al merkato della diversità PAGIN A PAGIN A Speciale LibriIntervistaGiovedì 1 dicembre 201116 Intervista 17
E' opinione comune che oggi la narrativa contemporanea non sia ancora morta, ma si sia spostata verso nuovi e differenti media, quali la serialità televisiva, in cui la creatività individuale si mescola al progetto industriale, l'invenzione alla ripetizione. La convergenza non è solo un progetto tecnologico, ma anche antropologico; un'attitudine mentale e culturale verso la scoperta di nuovi territori, nuovi contenitori dove immergersi e contaminarsi. Una chiave di lettura che possa ribaltare le prospettive è possibile solo considerando fermamente la cultura come una fonte di sviluppo, di innovazione per il futuro, e perseguendo la via della collaborazione strategica tra cultura stessa e mondo del lavoro e del business. Eppure il futuro è in biblioteca. Un punto di partenza e di arrivo da scaffale. Come spiega Stefano Parise, il presidente dell'Aib associazione dei bibliotecari italiani, occorre considerare l'investimento nelle biblioteche come uno di quelli essenziali in un paese civile, perché "non è sufficiente digitalizzare, dare accesso a internet o mettere a disposizione gli e-book, la biblioteca può diventare uno strumento di alfabetizzazione alla modernità". Un crimine colto e mozzafiato che muove pagine e polvere di libri rari e antichi è quello narrato in Il detective che ama i libri di John Dunning (ed. Rusconi), riconosciuto con il Premio Nero Wolfe e il Premio Dilys per il miglior giallo. Un arguto minuetto d'amore si dichiara in L'amante di Roberto Piumini (ed. Barbera), ex scrittore di narrativa per ragazzi, in cui nulla è come appare. Un gioco mortale di un uomo tra vicoli, canali, signorili palazzi di tre città dal perfetto sapore letterario Venezia, Vienna, Parigi. A Parigi vive anche Valérie Nolo, protagonista del romanzo Coco Dias Tango di Brina Svit (ed. Nikita- Gruppo Editoriale Barès) e scrittrice sola che per mantenersi si fa interprete. Ha una passione incurabile, il tango e senza le sue scarpe da ballo non esce mai di casa. Un grande maestro, un vero tanghero argentino, Coco Dias, le propone uno scambio bizzarro: "se scrivi un libro su di me, io ti insegnerò a ballare il tango". Non resta che accettare. Di Varsavia è invece Jacques Kohn, il protagonista del libro Un amico di Kafka di Isaac B. Singer (ed. Garzanti), un ex attore del teatro yiddish vanesio e disoccupato che si atteggia a dongiovanni e si compiace, nelle sue conversazioni, di aver conosciuto il famoso scrittore praghese. Le pieghe più riposte dell' animo umano si confrontano e si osservano con meraviglia nello specchio della vita, nella ricerca assillante di una via di scampo, offerta forse dalla libera girandola della fantasia. Li racconta abilmente Stefano Lorenzetto in Visti da lontano (ed. Fandango), accogliendo una profilassi che lo conduce sulla via del distacco, della distanza, da una società in cui per esistere bisogna apparire nei palazzi del potere, nei salotti, in tv o, per i meno fortunati, almeno su Facebook. Un personaggio famoso, del calcio, è senza dubbio Zdenek Zeman, l'allenatore che rappresentò il modello alternativo al calcio degli investimenti miliardari e del doping. Nel reportage scritto e visivo, libro e dvd, Il ritorno di Zeman di Giuseppe Sansonna (ed. Minimum fax) con il tono affabulatorio e lo stile immaginifico del grande giornalismo sportivo italiano, sono ripercorse le gesta del vecchio e del nuovo Foggia zemaniano, restituendoci le emozioni e le atmosfere di un calcio pulito, estroso, autentico. L'autenticità dell'amore di una madre e per una madre è indimenticabile. Emanuele Tonon ce lo consegna sulla pagina in Luce prima (ed. Isbn) in un lamento d'amore senza confini, in un urlo disperato alla vita contro l'assurdità del tempo e delle illusioni. Opera perfettamente bilanciata e conclusa come la vita di una donna umile, silenziosa che con la propria morte assurge a simbolo universale di amore. L'amore è cuore che pulsa, e che se si "stanca", deve essere trapiantato. Come quello di Palude, operaio rosso e comunista che quando "era ancora in forze ti alzava con una mano sola, se non stavi zitto". Palude di Antonio Pennacchi (ed. Dalai), echeggia quelle paludi pontine che sono terra di città nuove, trionfali e desolate, tra cui Latina che riscatta un primato tra le peggiori città del Paese con i trapianti di cuore, un alveare di contadini, gente che parlava in romanesco e ricorda in veneto, spediti lì dal Duce a bonificare stagni e pantani. A Cortona invece è ambientato il nuovo libro di Remo Bassini Vicolo del precipizio (ed. Perdisa), un viaggio nella memoria, racconti toscani, amori finiti male, preti donnaioli, storie contadine, leggende, episodi partigiani, vicende famigliari più vicine. Un "libro nel libro" che come un ragno tesse le fila da un lato del personaggio dell'editor, in conflitto tra la libertà di scrittura e il guadagno economico legato ad essa, dall'altro dell'autore stesso, in perenne riflessione sul senso ultimo della narrazione. Un atto d'accusa al mercato editoriale di oggi perché scrivere e leggere è un mestiere che non fa sconti, anzi si vendica con dolcezza. GUIDE ALTERNATIVE Anche il viaggio diventa politicamente corretto Stefano Parise, il presidente dell'Aib: “Bisogna ripartire dalla cultura“ La ricchezza abita negli scaffali Tra parole, memoria e personaggi Pensiero e azione possono darsi la mano in un camminar a passo dolce. Il suo ritmo, dato dai piedi, genera note musicali, fantasie e conoscenza. In occasione del centocinquantesimo anno dell'Unità nazionale, lo scrittore Enrico Brizzi ha ideato e compiuto un lungo viaggio a piedi, dall' Alto Adige alla Sicilia. Pensato come a un'indagine sul campo per rispondere alla domanda "chi sono oggi gli italiani?" e vissuto come un' esperienza completa, l'itinerario di 2191 chilometri ha consumato luoghi comuni oltre che tre paia di scarpe. Il resoconto del viaggio di Brizzi, del fotografo Francesco Monti e di molti amici dell'associazione Francigena XXI è divenuto parola scritta in Italica 150 (ed. Pendragon). Tappa dopo tappa, chilometro dopo chilometro appaiono lungo la via i molti incontri, le chiacchierate, le interviste a personaggi rilevanti, le immagini immortalate in uno scatto, la storia e la cultura delle località attraversate, le problematiche e i conflitti con cui ci si può scontrare. Il tutto seguendo il motto ispiratore del viaggio: "Voglio vedere dove comincia l'Italia, dove finisce, e tutto quello che c'è in mezzo". Viaggiare è anche resistere. Un invito a "salire in montagna", come fecero migliaia di giovani, all'indomani della firma dell'armistizio, l'8 settembre del 1943. Le montagne dei Partigiani di Gabriele Ronchetti (ed. Mattioli 1885) è un libro dove il passato si fa futuro. Sulle orme dei ribelli, nei luoghi dove essi combatterono resistendo a tedeschi e fascisti, toccando anche le memorie delle prime esperienze di vita democratica delle libere Repubbliche Partigiane e i segni drammatici delle stragi di civili. Una guida storico-turistica non solo per lettori appassionati di storia, ma anche per semplici turisti occasionali, con indirizzi utili per il pernottamento e la ristorazione. La vocazione alla ribellione appartiene anche alla più grande città d'Europa senza essere capitale di uno Stato, Barcellona. Dall'età della pietra fino alla fine del franchismo Guida alla Barcellona ribelle di Guillem Martinez (ed. Voland) esibisce una città inedita: la Barcellona che si nasconde nei suoi vicoli e nei suoi quartieri, "senza costume e occhiali da sole". Una guida storica che porta alla luce la figlia stravagante e ribelle della Spagna, un'eccezione europea che rimane, nonostante le sue idiosincrasie, una "vera" città spagnola. Ogni fiore parla un linguaggio segreto, che trova le sue antiche "radici" nell' epoca vittoriana. Adesso come allora ciò che non riusciamo ad esprimere a parole, in un mondo di codici twitterati e spot veloci, può essere manifestato, semplicemente, con un fiore. Ogni fiore non è solo un fiore. Ogni petalo, ogni foglia, ogni bocciolo comunicano un'emozione diversa e parlano di noi, ci parlano, ci scoprono, come messaggi variopinti e profumati. I messaggi segreti dei fiori di Kirby Mandy (ed. Garzanti) sbocciano in un dizionario dettagliato di fiori scelti per il loro significato storico e letterario, in un dizionario di sensazioni che li racchiudono nel loro germogliare e nel loro appassire, dalla rabbia della peonia alla fiducia della primula, dall'amicizia della fresia ad una dichiarazione d'amore del tulipano. Molte idee, decori e spunti creativi sono ricordati per creare il bouquet più originale e appropriato ad ogni occasione. Perché ogni occasione è un vaso trasparente in cui immergere fiori, ogni volta diversi, da curare, da ammirare come in un romantico messaggio d'amore. Sapientemente illustrato e ispirato al romanzo Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh (ed. Garzanti) - fenomeno letterario dell'anno, venduto in ventisette paesi con dieci edizioni in pochi mesi - in cui, il potente seme dell' amore, autentico, imperfetto e senza "radici", attraverso Victoria, uno dei personaggi più straordinari mai creati, ci dona una storia di coraggio e di speranza, di abbandono e di incredibile sete di vita, come la ciclicità della natura insegna, per sentirci finalmente "a casa". C'è sempre un buon motivo che vale il viaggio. Davide Malesi lo ha fatto su due ruote. Perché "viaggiare su due ruote non è solo una passione, ma uno stile di vita. L'Italia, con le strade delle sue valli, le litoranee, i percorsi tra i boschi e le vie cittadine, è una pista ideale per gli appassionati di motociclismo". In 101 Itinerari da fare in motocicletta almeno una volta nella vita di Davide Malesi (ed. Newton & Compton) la pagina scritta incalza veloce attraverso itinerari noti e insoliti, ma sempre sorprendenti, con un casco come unico schermo tra il motociclista e il vivere in sella al viaggio. Storia, arte, cultura, curiosità e natura si accoppiano perfettamente con curve, tornanti, discese e salite. Indugia l'occhio libero su panorami d' Italia e paesaggi da cartolina. Il tutto arricchito da consigli su dove fermarsi per riposare, per scattare qualche bella foto e degustare le specialità tipiche della zona. Una guida di "qualità accessibile" delle strutture d'accoglienza e di ristorazione, dagli indirizzi classici alle nuove tendenze, è offerta da Alberghi e Ristoranti d'Italia 2012 di Touring Editore, curata da Luigi Cremona e da Teresa Cremona. A raccontare l'offerta nazionale sono 6.813 strutture tra alberghi, locande, B&B, residenze di campagna, ristoranti, trattorie ed enoteche; ben 604 le new entry tra alberghi e ristoranti, a indicare un lavoro capillare, attento ai cambiamenti, svolto come sempre in modo indipendente. L' Italia è anche Vino, ne è un esempio la nona edizione della guida, per molti aspetti unica, ViniBuoni d'Italia Touring Editore, curata da Mario Busso e Luigi Cremona. Dedicata ai vini da vitigni autoctoni, attraverso un processo di selezione eccezionale per impegno e trasparenza ne ha recensiti in guida 4.500. Un'importante novità è fornita dalla nuova sezione dedicata alle migliori aziende spumantistiche italiane che producono con metodo classico e sono selezionate da una commissione appositamente istituita dall'Onav. Una tradizione enologica italiana che valorizza le radici locali, il territorio e la tipicità di una bottiglia di vino. Soddisfare la curiosità arricchisce. La collana Le città più belle d'Italia, realizzata interamente da Gaffi editore, ne è un esempio. Siena Roma Firenze di Rodolgo Gibilterra (ed Gaffi) sono un nuovo format di guide che, attente non solo ai monumenti celebri di un centro urbano, ma anche e soprattutto al patrimonio artistico che vi dimora, completano, con fotografie a colori e carte topografiche, un viaggio virtuale senza muoversi da casa. ITINERARI Roberto Piumini ci porta aParigi con una grande storia diamore sotto la torre Eiffel “Palude” di Pennacchi hacome protagonista unoperaio comunista dell'Agro Pontino Alla scoperta dei toccasana per lo spirito e per il gusto Ditelo con i fiori: un messaggio, una lingua, una filosofia L'inno alla bellezza inizia proprio da una margherita Un viaggio nella memoria racconti toscani, amori finiti male, preti donnaioli... Un crimine colto e mozzafiato che muove pagine e polvere di libri rari e antichi Claudia Caramaschi Stefano Lorenzetto affronta come cambiano i rapporti di potere ai tempi di internet PA G IN A Speciale LibriNovitàGiovedì 1 dicembre 201110

Dal 7 all'11 Dicembre torna l'appuntamentocon il MERCATINO NATALIZIO in uno dei borghi più belli d'Italia. Un'occasione per riscoprire una delle perle dell'Umbria e il suo territorio ricco di arte, storia e paesaggi incontaminati (TGC) Perugia, 20 Novembre 2011 – Dal 7 all'11 di Dicembre torna il tradizionale “MERCATINO NATALIZIO” a Massa Martana (Perugia), uno dei borghi più belli d'Italia collocato nella parte centro-meridionale dell'Umbria e adagiato ai piedi dei Monti Martani. Dalle 10 alle 20 il centro storico del paese ospiterà le tipiche casette in legno con espositori che proporranno un'ampia varietà di strenne e di idee regalo, fra cui prodotti di artigianato artistico in ceramica e legno d'olivo, hobbistica (ricamo, uncinetto, decoupage, decori), maglieria e bigiotteria fatte a mano, opere dei pittori e degli scultori locali e giocattoli in legno. Non mancheranno i prodotti tipici enogastronomici dell'Umbria: dal vino, all'olio, ai prosciutti e agli insaccati, all'immancabile Nociata, il dolce tipico massetano, una sorta di torrone bianco, morbido e dolce abilmente confezionato fra foglie di alloro. Si presenta ancora più ricco quest'anno il programma degli eventi con iniziative per grandi e piccini per l'intera durata della manifestazione. I bambini non possono perdere l'appuntamento alla casa di Babbo Natale con regali, leccornie e sorprese e poi, musica itinerante a tema natalizio per le vie del centro con street band e marching band, spettacoli di clowneria, trampolieri, giocolieri e zampognari e, domenica, gran finale con il concerto del Coro dell'Università degli Studi di Perugia. Tutti elementi in grado di far diventare ancora più tangibile la magia del Natale fra colori, luci, suoni e profumi in una delle perle dell'Umbria. Un'occasione dunque per riscoprire Massa Martana completamente restaurata dopo il terremoto del 1997. Il centro storico, arricchito da costruzioni architettoniche del XVI e XVIII secolo, è situato all'interno delle mura castellane. Ben conservata è la porta d'ingresso, decorata da pietre scolpite e dallo stemma della città. Notevoli la Chiesa di San Felice, dedicata al patrono del paese, la Chiesa di San Sebastiano, con una preziosa tela del 1595 raffigurante una “Madonna con Bambino coronata di angeli tra S. Felice e San Sebastiano”, ed il Palazzo Comunale del ‘500. Poco fuori del centro si incontrano la Chiesa di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa di Santa Maria della Pace con l'esterno completamente rivestito in travertino. Nei dintorni sono presenti numerose chiese che rappresentano un patrimonio unico fra cui la Chiesa di Santa Maria in Pantano, uno degli edifici religiosi più antichi ed interessanti dell'Umbria e l'Abbazia di San Faustino, costruita sulle macerie di una villa romana e realizzata sulla tomba del santo dai monaci benedettini nell'VIII secolo. La presenza romana è testimoniata dal Ponte Fonnaia, realizzato nel 220 a.C. lungo il tracciato della Via Flaminia: in prossimità del Ponte si trova la Catacomba Cristiana, unica in Umbria, al cui interno sono stati individuati oltre 300 loculi. Per ammirare le risorse ambientali del territorio si possono percorrere i sentieri del Martani Trekking, itinerari naturalistici attrezzati che si sviluppano nell'area dei Monti Martani. MERCOLEDÌ 7 DICEMBRE Ore 10:00 Inaugurazione del mercatino con i ragazzi dell'Istituto Comprensivo A. Ciuffelli di Massa Martana Dalle 16:00 Casetta di Babbo Natale e sculture di palloncini GIOVEDÌ 8 DICEMBRE Dalle 16:00 Casetta di Babbo Natale e sculture di palloncini Musica itinerante per le vie del centro con la “Takaband Street Band” Ore 18,00 Teatro “A. Ciuffelli” presentazione del libro “...sulle penne dei cardellini” di Remo Rossi VENERDÌ 9 DICEMBRE Dalle 16:00 “Circus Parade” spettacoli di trampolieri e giocolieri SABATO 10 DICEMBRE Dalle 16:00 “Magie nel carrello..” animazione e sorprese per tutti i bambini Musica itinerante per le vie del centro con “Gli Sbandati Marching Band” DOMENICA 11 DICEMBRE Dalle 16:00 “Circus Parade” spettacoli di trampolieri e giocolieri Musica itinerante: le zampogne di Sonidumbra Ore 17:30 Teatro “A. Ciuffelli” “Chi per la patria muor...!” Concerto per la celebrazione del 150° dell'Unità d'Italia a cura del Coro dell' Università degli Studi di Perugia TUTTI I POMERIGGI I BAMBINI POTRANNO CONSEGNARE LE LETTERINE A BABBO NATALE!! APERTURA DELLE CASETTE IN LEGNO TUTTI I GIORNI DALLE 10,00 ALLE 20,00 i . i i tt li i t li i i li i i i I I www.comune.massamartana.pg.it PROGRAMMA
.

Devi aggiornare Flash Player
Per sfogliare Virtual Newspaper hai bisogno di Adobe Flash Player versione 8 o successive.
Clicca sotto per scaricare la versione aggiornata:
Get Flash
Edizione del
01/12/11
Tutte
le pagine

Sfoglia Del

Seleziona la data  
Login
help

Recupero Password


Inserisci la mail specificata al momento della registrazione,
i dati d'accesso ti verranno inviati al più presto al medesimo indirizzo: